Recensione: Innate Passage

Di Matteo Pedretti - 23 Dicembre 2022 - 18:53
Innate Passage
Band: Elder
Etichetta: Stickman Records
Genere: Stoner 
Anno: 2022
Nazione:
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76

A ormai oltre 15 anni dal loro esordio, gli Elder vantano un catalogo degno di nota, pur essendosi sempre presi – tra un’uscita e l’altra – il tempo necessario ad assicurare alle loro pubblicazioni un elevato standard qualitativo. Difficile dire se sia per effetto dell’aria di quella Berlino – città da sempre artisticamente all’avanguardia – nella quale si sono trasferiti, oppure delle nuove direzioni musicali sperimentate nel passato più recente, ma sta di fatto che negli ultimi anni la produttività dell’(ormai) quartetto originario del Massachussets è aumentata in modo sorprendente.

Lo testimonia il filotto di release dell’ultimo triennio: l’EP “The Gold & Silver Sessions”, l’LP “Omens” (qui la recensione), la collaboration con i retro rocker teutonici Kadavar Eldovar: A Story of Darkness & Light(qui la recensione) e, in questa fine 2022, il full lenght “Innate Passage” su cui si concentrano queste righe. Si accennava alle nuove soluzioni artistiche abbracciate dalla band perché con “Lore” (2015) ha avuto inizio una metamorfosi destinata a trasformare gli Elder da gruppo Stoner/Doom a entità dedita a una particolare forma di Stoner Metal/Rock psichedelico e progressivo.

Gradualmente, ma inesorabilmente, i Nostri hanno infatti incorporato nel proprio sound dosi sempre più massicce di elementi mutuati dalla Psichedelia e dal Prog Rock a scapito della componente più ruvida e immediata della loro musica. L’ascolto di “Innate Passage”, uscito a fine novembre per l’etichetta tedesca Stickman Records, conferma come questo processo sembra essere se non del tutto completo, quantomeno giunto a uno stadio di maturazione molto avanzato.

L’album è costituito da 5 lunghi brani dalla durata compresa tra gli 8 e i 14 minuti circa, per un totale di 54 minuti. Se la opener “Catastasis” riprende il discorso intrapreso con il precedente “Omens”, rivelando un perfetto equilibrio nel fondere in modo organico i trasognanti fraseggi Prog con l’abrasività dello Stoner, la successiva “Endless Return” è decisamente più solare e melodica, capace di appesantirsi leggermente solo nel finale, quando Nick DiSalvo si lancia in un lungo assolo psichedelico sostenuto da una robusta sezione ritmica. Dopo una intro arpeggiata, “Coalescence” assume un’andatura piuttosto diretta, puntando dritto al cuore dei fan dei primi Elder, ma non ci vuole molto perché prenda di nuovo il sopravvento un Prog che, per l’occasione, concede aperture a un dilatato Desert Rock.

La lunga “Merged in Dreams – Ne Plus Ultra” è, insieme al brano di apertura, il passaggio più riuscito del disco. Muovendo da arie oniriche e delicate, a cui farà ritorno più volte nel corso dei suoi 14 minuti abbondanti, passa a uno Stoner sì raffinato e complesso, ma in grado di esibire il lato più tagliente degli Elder. La traccia sfuma su un tema che fa da incipit alla successiva “The Purpose”, l’episodio finale che conferma l’abilità del combo di saltellare senza soluzione di continuità tra un Prog ricercato e soluzioni Rock più immediate.

Album ottimamente composto e suonato e dalla produzione eccellente, sobria e moderna, a parere di chi scrive, ma è solo una questione di gusti personali, “Innate Passage” convince leggermente meno dei suoi predecessori più recenti solo perché un po’ troppo edulcorato. Un po’ di sana pesantezza in più, come quella esibita da “Catastasis” e “Merged in Dreams – Ne Plus Ultra” non avrebbe guastato nell’economica generale del platter. Ciò detto, non rimane che prendere atto della straordinaria maturazione artistica degli Elder, una band che ha sicuramente ancora molto da dire …

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