Recensione: Karmalion

Di Alex Casiddu - 19 Luglio 2013 - 0:01
Karmalion
Band: Indicco
Etichetta:
Genere: AOR 
Anno:2013
Nazione:
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80

Gli spagnoli Indicco giungono – dopo una gestazione durata ben tre anni – al debutto discografico con “Karmalion”.

I fondatori – Indigo Balboa (voce) e Paco Cerezo (chitarra) – se la sono presa comoda: ma quando il risultato è un prodotto ben curato, come evidente già dalla copertina semplice ma elegante e suonato egregiamente, tutto viene concesso.
Ad accompagnarli in questa avventura sono i connazionali Antonio Muñoz (Basso), Lean Martinez (batteria) – ex membri dei 91 Suite proprio come Paco – e Angel Valdegrama (tastiere).
Se non bastasse, a dar man forte al combo iberico, troviamo in veste di illustri special guests: Jimi Jamison (Survivor), Mark Spiro (Bad English, Giant, Mr. Big) e Tim Pierce (Rick Springfield, Eric Martin); coi quali Balboa ha avuto modo di collaborare durante la sua permanenza in America.
A differenza di quanto visto fare recentemente da altre band, stavolta gli ospiti danno veramente una bella spinta alle canzoni – già di per se bellissime – rendendo davvero “speciale” la collaborazione.

In troppe uscite discografiche assistiamo a lunghe liste di ospiti che, a conti fatti, si rivelano essere solamente uno specchietto per le allodole per vendere qualche copia in più; attirando l’acquirente più distratto, invogliato all’acquisto dal nome altisonante presente in copertina.
Fortunatamente non è il caso degli Indicco, e l’iniziale “Crying” ne è la riprova: in quattro minuti e mezzo c’è il biglietto da visita di questa band – Hard Rock melodico avvolto da un candido velo Aor – formula tanto semplice quanto efficace.

Già al terzo brano – “All About You” – ci troviamo di fronte, a detta di chi scrive, alla punta di diamante di questo lavoro: un mid-tempo che ha, come punto di forza, un ritornello che vi farà innamorare all’istante di questo gruppo.
Essendo nella stagione più calda dell’anno, il pezzo ha tutte le carte in regola per diventare la colonna sonora della vostra vacanza, entrando fisso in heavy rotation nel vostro stereo: sugli scudi la voce di Balboa.
La successiva “Wrong” è affidata alla timbrica romantica di Spiro, perfetta nel far sua questa ballad dai toni malinconici, che si adatta perfettamente allo stile dell’interprete statunitense.

Jimi Jamison non vuole essere da meno nel trasmettere emozioni, e approfitta di “Feel So Good” e “Ride The Wave” per sprigionare tutta la classe che negli anni lo ha portato ad essere considerato uno dei migliori singer quando si parla di rock melodico.
Aldilà di tutto, come già detto, c’è soprattutto da segnalare l’eccellente prova del titolare Indigo Balboa: possiamo affermare – senza timore di smentita – che la presenza di altri cantanti poteva essere superflua, viste le sue enormi capacità.
“Leaving me” vede impegnati in prima linea Mark Spiro e Tim Pierce, in un episodio da annoverare, anch’esso, tra i migliori del lotto: una ballata drammaticamente romantica, che si insinua nell’anima di chi ascolta per non uscirne più.
“Karmalion” scorre via piacevolemente fino alla chiusura di “Feel No Shame”, con brani che, bisogna ammettere, non inventano nulla di nuovo, ma in ogni caso sono stati pensati, composti e suonati in maniera fresca e soprattutto “personale”.

Da mostri sacri quali Bad English, Giant e Survivor hanno preso spunto quanto basta per non essere identificati come semplici cloni.
Sicuramente va premiato lo sforzo di questi musicisti nel cercare il ritornello, piuttosto che il riff di chitarra, in grado di attirare l’attenzione dell’ascoltatore, cosa al giorno d’oggi tutt’altro che facile, con centinaia di band sul mercato che si rivelano solamente “brutte” copie di altre, protagoniste di lavori infarciti di cliché, temi scontati e brani che sanno di già sentito.
Dopo questa ottima prova, siamo sicuri che il futuro non potrà che sorridere e portare nuovi stimoli agli Indicco: le fondamenta gettate, a quanto pare, sono ben solide e promettono d’essere ben durature.

Da parte nostra possiamo solo complimentarci, aspettando ansiosi un’altra grande prova: il rock melodico ha bisogno di gente come loro!     

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