Recensione: Kuoleva Aurinko
Sono ormai tanti anni che mi occupo di recensioni di dischi, ma raramente me ne era capitato uno del genere, così particolare; nonostante io sia un fan del symphonic metal e non disprezzi testi in lingue differenti dall’inglese e finanche singolari. “Kuoleva Aurinko” è il debut album dei finlandesi Kivisydän, band formatasi nel 2022, arrivata all’esordio grazie alla prolifica Inverse Records (storica label finlandese). Ho iniziato la recensione dicendo che ci troviamo davanti ad un disco insolito, un full-length che, per essere sorbito tutto d’un fiato, c’è bisogno della giusta predisposizione mentale, di tanta pazienza e soprattutto di tempo… già, perché l’album è parecchio lungo, 14 tracce per una durata totale di quasi 72 minuti, con brani che si attestano attorno se non oltre i 10 minuti, segno di un songwriting non proprio stringato, ma anzi un po’ troppo prolisso. Il primo difetto di questo disco è proprio qui, è ampolloso e ridondante, con brani che potevano funzionare meglio se più concisi e sintetici. Aggiungiamo una mancanza di ritmo pressoché totale (non c’è un batterista in formazione e non si sa chi abbia suonato questo strumento, anche se credo sia stato realizzato al computer) e capirete perché bisogna essere della giusta predisposizione mentale, altrimenti il rischio di annoiarsi è dietro l’angolo! E dire che l’album inizia anche bene; dopo la solita immancabile ed inutilissima intro, parte “Varjoihin”, il pezzo più ritmato di tutto l’album, quello più piacevole con il cantato baritonale di Sami Ryynänen e qualche breve passaggio in blast-beat che ingannerebbe chiunque: diciamolo chiaramente se tutto l’album fosse stato a questa maniera avremmo fatto un discorso completamente differente! Anche il singolo “Palava Mieli” si fa apprezzare, per vivacità, orecchiabilità ed una buona attenzione per le melodie.
Già “Mustat Ruusut” comincia a stancare per via di una durata eccessiva (soprattutto la parte discorsiva a centro brano poteva essere decisamente ridimensionata!), ma è con “Suru”, che arriva dopo un’altra strumentale dal titolo lunghissimo, che il ritmo comincia a calare paurosamente e l’ascolto si fa farraginoso, difficoltoso, con il rischio alto che la noia faccia improvvisamente capolino per non andare più via. Non aiuta l’idioma finlandese dei testi, ostico e poco musicale, ma questo è il problema minore. Una dopo l’altra, arrivano canzoni per niente semplici da ascoltare, pesanti e poco lineari, come “Mies Ja Köysi” e “Tähtien Taa”, fino alla lunghissima e lentissima “Sinulle” (dopo l’ennesima inutile strumentale) che è una vera e propria mazzata di quasi ¼ d’ora che farebbe perdere la pazienza anche ad un santo! Gli ultimi 4 pezzi non risollevano le sorti dell’album, la title-track “Kuoleva Aurinko” è un altro mattone difficile da digerire da oltre 10 minuti, mentre qualche accenno di ritmo si può ascoltare nell’ultimo pezzo “Loppusoitto: Vapaus”, ennesima strumentale, che almeno non dispiace, grazie anche ad un lavoro di tastiere alquanto ipnotico. Dispiace dirlo, ma questo “Kuoleva Aurinko”, debut album dei finlandesi Kivisydän, è un disco con diversi difetti, un lavoro riservato ad una ristretta nicchia di metalheads in grado di apprezzare composizioni lunghe, verbose e dal ritmo scarso; non rientrando in questa platea, non sono stato in grado di valutare positivamente questo full-length che, per i miei gusti, è decisamente troppo poco ritmato e finanche noioso. Trattandosi però di gusti e giudizi personali, si è nel campo dell’opinabile e sicuramente ci sarà chi è in grado di giudicare diversamente; provateci…
