Recensione: Land of Light

Di Francesco Sgrò - 15 Giugno 2017 - 0:00
Land of Light
Band: Aldaria
Etichetta:
Genere: Power 
Anno: 2017
Nazione:
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70

Un progetto sicuramente ambizioso e interessante quello creato dall’intrepido musicista norvegese Frode Hovd (chitarrista dei Memorized Dreams) il quale, coadiuvato da una folta schiera di straordinari artisti e seguendo la scia degli ormai storici Avantasia, decide di dare vita ad un’imponente “All Star Band” internazionale devota al più epico e classico Power Metal: nascono dunque così gli Aldaria. Il solenne patto artistico forgiato dai musicisti coinvolti si concretizza in questo “Land Of Light”, album d’esordio di fresca pubblicazione che, date le premesse, non può che rappresentare un prelibato e stuzzicante banchetto per tutti gli amanti del genere proposto dalla band.

A cominciare da un maestoso artwork, intriso di colori intensi e d’impatto, l’album, in verità, stilisticamente non si discosta dalle classiche produzioni Power, affidando i primi istanti dell’opera alla breve “Excitare Ad Lucem”, canonica intro dal sapore mistico, costruita interamente su di un imponente tappeto tastieristico, sul quale si stagliano fiere voci corali tanto di buon effetto quanto assai prevedibili, volte a preparare la giusta atmosfera per la seguente e massiccia “Another Life”, opener incisa da una formazione spavalda e agguerrita, in cui certamente spicca il drumming inconfondibile di Uli Kusch (in passato storico batterista di Gamma Ray ed Helloween).
Assieme alle trame di basso condotte da Rayner Harøy, il drummer teutonico costruisce una sezione ritmica potente e affilata, a supporto di un pezzo dall’incedere cadenzato e regale il quale, pur non offrendo elementi innovativi ma, anzi, non nascondendo l’ammirazione per l’operato svolto in anni gloriosi proprio da Helloween e Gamma Ray, costituisce in ogni caso una buona partenza per questo giovane gruppo, potendo contare sull’efficacia di un ritornello comunque orecchiabile e vincente.
La successiva “Guardians Of The Light” segue perfettamente il percorso intrapreso dalla traccia precedente, spalancando le porte del Power più classico, contraddistinto da una massiccia dose di melodia, la quale caratterizza la spina dorsale di un refrain celestiale e accattivante.
Un malinconico velo di pianoforte suonato da Giuseppe Lampieri (alias Mistheria, leader dell’omonimo gruppo nostrano, nonché noto anche per aver suonato alla corte di vere e proprie icone come Bruce Dickinson e Rob Rock), contraddistingue la principale ossatura della seguente “Sands Of Time”, notevole ballad crepuscolare in cui ad emergere sono le voci di Vasilis Georgiou e Mina Giannopoulou, bravi nel creare un’imponente intesa fra le loro ugole, dando vita ad un intenso duetto, certamente ben riuscito.
Con grande energia torna poi a palesarsi il drumming fiero e granitico di Kusch nell’energica “Lost In The Darkness Below”, episodio contornato da una buona melodia di fondo e, dunque, di piacevole ascolto, seppur comunque piuttosto prevedibile alla lunga.
Al netto di soluzioni compositive già ampiamente sfruttate, la seguente “Test Of Time” si segnala positivamente soprattutto per l’ottimo lavoro svolto dalle due chitarre che, senza sosta, inanellano una serie di riff e parti soliste di buon impatto.
Il pianoforte di Mistheria torna ad aleggiare con eleganza nelle note della solenne “Trial Of Tears”, brano che sottolinea l’anima più atmosferica e romantica degli Aldaria, i quali non disdegnano di condire il tutto con un tocco ben dosato di teatralità, accentuata dalla perfetta prova vocale di Mathias Blad (storico vocalist e, successivamente, anche tastierista dei Falconer), bravo nel portare al trionfo un coro luminoso e carico di pathos.
Echi di Helloween e Gamma Ray tornano con prepotenza nella potente e riuscita “Where Reality Ends”, la quale fa da preludio alla successiva “From The Ashes”, episodio accattivante quanto basta per permettere all’album di proseguire verso la solare “Answers In A Dream”, che conferma quanto la vena creativa del buon Hovd stia dando ora i frutti migliori, come dimostra anche la conclusiva “Land Of Light”,epopea metallica contraddistinta dalle eccezionali presenze di Mike LePond al basso (Symphony X), Uli Kusch alla batteria e di Fabio Lione, da poco uscito dai Rhapsody of Fire e sempre propenso a comparire investe di ospite speciale, in molte produzioni di giovani band Power che popolano l’odierna scena Metal, contribuendo in questo caso, ad aumentare il valore di un album che, a scapito di qualche passaggio anonimo qua e là, trova una conclusione sontuosa,che certamente, non mancherà di soddisfare le esigenze degli affezionati del Power sparsi per il globo, senza tuttavia le pretese di lasciare un segno indelebile nel sempre più sovraffollato mondo delle Metal Opera.

Francesco Sgrò

 

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