Recensione: Land of Salvation

Di Stefano Ricetti - 29 Luglio 2020 - 12:30
Land of Salvation
Band: Opera Nera
Etichetta:Useless Label
Genere: Hard Rock 
Anno:2020
Nazione:
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73

A un certo punto, nella vita artistica di ognuno, sia esso un musicista, un giornalista o un die hard fan del Metallo con i controcolleoni, sorge l’esigenza, la voglia, di cambiare, magari anche di poco, la prospettiva. Ecco quindi che il truemetaldefender carico di borchie sino a ingobbire si permetta, all’interno del suo ennesimo disco di pura fede, un pezzo dichiaratamente hard rock, magari anche la cover di qualcun altro che pensa che le borchie servano solo a serrare certuni accessori di abbigliamento femminili, come le borse o i portafogli. Oppure il giornalista alternative che si prende una cotta per i Paragon o per i Fingernails e, pur di parlarne compiutamente, scava, si informa, ascolta tantissimo e poi sforna un articolo degno di tale nome. Stesso discorso per l’ascoltatore metallaro duro e puro, credente e praticante, che fra ‘Battalions Of Steel’, ‘The Burning of Rome’ e ‘Eat Me Alive’ si concede una ‘Soldier Of Fortune’ senza per questo sentirsi in colpa nei confronti della sacred torch of steele.

Tutto ‘sto pistolotto per dire cosa? Che un manipolo di musicisti, dopo aver fatto un patto con l’entità nei confronti della fede verso la siderurgia applicata alle sette note in tempi non sospetti – i Loadstar del bassista Alessandro Pacella Salinas risalgono al 1985, mica pizza e fichi… e non da meno sono Eduardo Spada, Marco Napolitano, Alessandro Carrino, tutti nati nei primi anni 70 e con pregevoli esperienze acciaiose nel curriculum – si possano concedere di pensare e poi realizzare un disco di musica dura, sì, ma di ampio respiro. Hard Rock a briglie sciolte, insomma…

Come scritto sul loro profilo, gli Opera Nera, dopo aver musicato Nosferatu, il capolavoro di Murnau, per un’ora e mezza di musica inedita scritta dalla band stessa, abbiano pensato di sfornare un album basato sul riscatto dell’animo umano, come concetto di fondo. Alla voce è stato coinvolto Tiziano Spigno, il cantante di Extrema, Lucky Bastardz e Kings Of Broadway.

Da lì è nato Land Of Salvation, un cd contenente sei pezzi avviluppato in una stuzzicante confezione digipak con copertina in rilievo, davvero suggestiva. All’interno della prima aletta apribile un libretto di dodici pagine con tutti i testi, delle foto della band nelle due centrali e, in chiusura, le note tecniche e gli special thanx di prammatica.

Diverse le anime dure che convivono fra le trame di Land Of Salvation: l’hard rock adulto di ‘Feeding the Wolves’, il richiamo – sebbene lieve, lievissimo – agli Slayer annidato in ‘Wrong’, l’ariosità di ‘In The Salvation Land of her Breast’ e il carattere anni 70 di ‘Save Me’. Un po’ di vecchia, sana, ignoranza dopo tante partiture dotte ci voleva ed ecco servita ‘Suburbia Messiah’, un attacco in piena regola, ovviamente  contestualizzato dentro ‘Land. Chiusura affidata a ‘Trees’, un pezzo che da solo condensa la cifra del combo napoletano: bastone e carota, all’occorrenza e con la giusta misura, mentre a tirare i fili permane la classe che solamente certuni musicisti navigati sanno profondere.

A fare da mattatrice lungo i trenta minuti profusi dagli Anima Nera la voce di Spigno, versatile come la passione emanata dalle note dal cuore hard rock contenute in Land Of Salvation esigevano.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

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