Recensione: Legions of the Dead

Di LeatherKnight - 17 Settembre 2004 - 0:00
Legions of the Dead
Band: Tyrant
Etichetta:
Genere:
Anno:1985
Nazione:
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85

Ad un primo impatto, dando un’occhiata alle informazioni riportate sulla custodia di questo disco sarebbe difficile rimanere veramente impressionati. All’apparenza, tutto sembra familiare: il monicker, l’annata, la label, il look, nomi dei musicisti che lascerebbero supporre nazionalità americana, un titolo tutt’altro che leggero..insomma, ecco un altro tassello della vasto e bellissimo mosaico dell’US Metal anni 80.

Ok, andiamoci piano adesso. Ho detto “ad un primo impatto”, “all’apparenza”. È vero che superficialmente il biglietto da visita con cui si presentano i californiani Tyrant non è un esemplare unico; ma lasciamo stare l’aspetto esteriore e caliamoci effettivamente nell’entità musicale di questa formazione di Los Angeles. Altro che i soliti ignoti!

Intanto, i musicisti che formano questa band non sono i primi arrivati: le cronache attestano che Greg May (fondatore, bassista e mastermind dei Tyrant) suonò con futuri membri di Armored Saint, Metallica, Warlord e W.A.S.P.; Rocky Rowell (axeman) poi affiancò Tim Gains nei Visions, la band che il vocalist lasciò per entrare negli Stryper. Mica male!

L’ottimo responso ottenuto dalla partecipazione di rito alla mitica “Metal Massacre Compilation” (stavolta volume III) valse a questi ragazzi un contratto con la Metal Blade per la registrazione e pubblicazione di un lp con distribuzione anche fuori dalle frontiere a stelle e strisce.
Il risultato ottenuto dall’unione di idee brillanti, voglia di emergere e grande impegno in studio si concretizzò in questo disco tutto nero che si fregiò prima di un artwork spettacolare e poi di un grande, meritato, successo a livello di vendite.

La proposta dei Tyrant (L.A.) è essenzialmente descrivibile come purissimo heavy metal classico, magari un po’ atipico per quel periodo (forse ecco perché così amato), caratterizzato da un incedere dannatamente pesante, per nulla veloce e paurosamente epico.
Il compositore principale è un bassista quindi, come spesso accade in questi casi, la musica risente di una naturale propensione verso sonorità massicce, oscure e tecnicamente non indifferenti. Il songwritting è impostato principalmente sulle quattro corde di May, che spiana sapientemente la strada -con i suoi interventi e le sue pause- al resto della band.

Conseguentemente a questo, le composizioni dei Tyrant si arricchiscono di un guitarwork tagliente ed evocativo che si insinua bene nei cupi giri di basso del già citato mastermind. Rob Roy ci delizia invece con un solido ed abbastanza fantasioso lavoro dietro le pelli, che si risparmia da qualsiasi virtuosismo ma si dimostra pienamente capace di abbellire con colore e dinamicità l’incedere dei brani. A completamento di tutto questo subentrano le fiammate che divampano dall’ugola di Glen May (fratello del bassista): un frontman dotato di un timbro aggressivo ed altamente versatile (si passa quasi sempre con grande naturalezza da toni bassi ed evocativi ad uno screaming spietato).

Lontana è la velocità di ancora non illustri colleghi come Slayer (sia quelli di L.A. che quelli di San Antonio) o l’energia irrefrenabile di Savage Grace o Malice. Dirompente e frontale è invece l’assalto cingolato che portano a segno May e compagni, con pezzi del tipo “Metal Warriors”, micidiale anthem che si snoda tra melodie dragonesche ed uno spettacolare incedere marziale; o nelle ritmiche ancora più ossessive e stregonesche che si impossessano della successiva “Into the Hands of Evil”, dove le imperative vocals di Glen May ci introducono sempre più nella buia profondità della magia di questo capolavoro dell’Epic Metal statunitense.

Le atmosfere di tragicità e mistero si infittiscono sempre più in “The Battle of Armaggedon”, seguita a ruota dalla titlatrack, stupendo paradigma di quello che è veramente la melodia e la raffinatezza dell’Heavy Metal statunitense.
Lo stesso vale per il resto dei brani, sempre più oscuri ed ipnotici, dove l’elemento doomeggiante si innesta con vigore nella raffinata trama melodica di stampo epico.
Nell’arco di soli dieci brani, i Tyrant impartiscono una grandiosa lezione di cosa voglia dire saper comporre e suonare heavy metal che squassa le vertebre e fa sognare con la mente e col cuore: una grandissima prestazione veramente!

“Legion of The Dead” entra di diritto nella storia in qualità di disco capolavoro, album senza tempo e sicuramente troppo, troppo spettacolare per ritrovarsi inscatolato nelle parole di una misera recensione di in una pagina-web.
Un album da cercare, trovare e riporre sulla propria tomba.

PS: del disco, oltre alla versione in vinile, ne esiste una in formato cd (stampato nel 1996; totalmente legale e riconosciuta) contenente due bonus tracks dal vivo, ormai maledettamente difficilotta da trovare.

Leopoldo “LeatherKnight” Puzielli

1) Metal Warriors
2) Into the Hands of Evil
3) The Battle of Armaggedon
4) Legions of the Dead
5) Tyrant’s Revelation
6) Listen to the Preacher
7) Knight of Darkness
8) Thru the Night
9) Sacrifice
10) Time Is Running Low

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