Recensione: Lethe

Di Alessandro Calvi - 19 Dicembre 2008 - 0:00
Lethe
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Anno: 1999
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82

1999, dopo il demo intitolato “… Doch Lächeln die Blutleeren Lippen/Begräbnisvermählung“ dell’anno precedente, i Nocte Obducta cominciano la loro carriera con un esordio, dai più considerato straordinario, che risponde al nome di “Lethe”.

Sole 8 tracce (ma non altrettante canzoni) per entrare nella leggenda.
Ad aprire le danze troviamo “Im Bizarren Theater”, canzone che fin da subito presenta le peculiarità di questo gruppo tedesco. L’intro è d’atmosfera senza risultare per forza sinfonica e cinematografica, batteria e tastiere (con un inquietante giro di pianoforte) bastano a creare inquietudine nell’ascoltatore. L’inserimento delle chitarre sulla stessa melodia comincia a dare un’aura più gelida e tagliente al brano che poi si trasforma definitivamente divenendo un veloce pezzo black su cui, finalmente, fa il suo ingresso la voce di Torsten. Il cantato è a sua volta uno dei punti di forza dei Nocte Obducta: lacerante, sentito, ringhiato, isterico, recitato. La prova dietro al microfono, così varia e versatile, rende ulteriormente unica una canzone che già di suo mette in luce nuove frontiere per il black metal.
I Nocte Obducta creano, con il loro sound, un ibrido riuscitissimo che mescola black metal della scuola più gelida e violenta, con un black sinfonico e melodico senza tanti fronzoli. Il risultato sono brani sempre in bilico tra questi due generi, ma che volentieri subiscono le influenze ora dell’uno, ora dell’altro, mescolandole o lasciando che esse si esprimano liberamente.
La seconda “Eine Teichoskopie” è lampante da questo punto di vista con i suoi continui cambi di tempo e di melodia che trascinano l’ascoltatore in una sorta di girone dantesco fatto di sinfonia e violenza. Il tutto sempre con un orecchio non comune per la melodia, in grado di essere costantemente avvolgente e coinvolgente.
Più veloce, ma sempre senza dimenticare i capisaldi della musica del gruppo, la successiva “Begräbnisvermählung”, canzone che a larghi tratti potrebbe essere etichettata come speed-black, Caratterizzata da una doppia cassa e, soprattutto, da una serie impressionante di riff al vetriolo eseguiti a velocità forsennata.
A ristabilire gli equilibri, e a ricordarci come i Nocte Obducta siano una band fuori dal comune, ci pensa la prima delle due tracce intitolate “Lethe”. Niente più che un breve intermezzo di pianoforte, ma in cui emerge chiaramente che questi ragazzi son veramente musicisti, con la M maiuscola.
“Honig der Finsternis – Phiala Vini Blasphemiae“ è forse la canzone migliore dell’album, una lunga suite in cui violenza, senso della melodia, strumenti, voce, si esprimono al meglio riuscendo a catturare letteralmente l’ascoltatore. Solo alla fine, quando gli ultimi passaggi del brano si son spenti ci si rende conto che in realtà quanto si è appena ascoltati non è stato nulla di “facile”, ma una traccia che necessiterà altri e altri ascolti prima di essere metabolizzata completamente. Nel frattempo però ci si gode un’esperienza come poche.
Da sottolineare l’ottima prova del chitarrista Marcel, qui in veste anche di seconda voce nel duetto finale con Torsten.
Seconda traccia intitolata “Lethe” e nuovo breve stacco a base di pianoforte, questa volta sottilmente più inquietante nel ripetere ossessivamente le stesse note con alcune, rade, variazioni sul tema, fino all’apertura che porta diretta verso una prima fine e poi all’aggiunta delle tastiere come sottofondo.
Parte in maniera velocissima e violentissima “Solange Euer Fleisch Noch Warm Ist”, altra traccia dall’inizio genuinamente black a base di chitarre al vetriolo, batteria in doppia cassa e scream sulfureo. Il brano si mantiene per quasi tutta la sua durata su tempi piuttosto alti, solo in paio di occasioni rallenta un attimo per lasciare spazio a momenti più atmosferici di grande effetto. L’effetto finale è quello di un grande pezzo black a tutti gli effetti.
Più spazio alla musica e alle tastiere (anche se sempre tenute in secondo piano) nella conclusiva (anche se non del tutto) “Der Erste Frost”, canzone breve, a tratti quasi doom per il suo lento incedere e l’aura greve che trasmette. Anche qui c’è spazio per vari cambi di tempo e di melodia, a chiudere degnamente questo disco ci penserà però una ghost track piazzata come nona traccia dopo diversi minuti di silenzio.

Per concludere i Nocte Obducta realizzano un esordio discografico che li catapulta, di diritto, nell’olimpo delle band black più interessanti e ispirate. Pochi son i gruppi che posson vantare all’attivo un primo album di questa bellezza e caratura, un piccolo gioiello che andrebbe riscoperto, soprattutto da parte del grande pubblico.

Tracklist:
01 Im Bizarren Theater
02 Eine Teichoskopie
03 Begräbnisvermählung
04 Lethe – Teil I
05 Honig der Finsternis – Phiala Vini Blasphemiae
06 Lethe – Teil II
07 Solange Euer Fleisch Noch Warm Ist
08 Der Erste Frost
09 N. D. (ghost track)

Alex “Engash-Krul” Calvi

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