Copertina di Lords of the Strings dei Joe Stump
Recensione Shred · Album · 2026

Joe Stump Lords of the Strings

di Fabio Vellata 25 Ottobre 2026 - 10:00
Band
Joe Stump
Tipologia
Album
Genere
Shred
Anno
2026
Nazione
Stati Uniti

A un certo punto il virtuosismo cessa di essere una sfida e diventa semplicemente il modo in cui un musicista parla e descrive se stesso. Joe Stump ha superato quella soglia da tempo, e "Lord of the Strings" — quinto album solista, pubblicato il 16 ottobre da Silver Lining Music — lo conferma con la tranquillità di chi ha già dimostrato tutto e adesso suona per piacere proprio.

Dodici brani strumentali, chitarre e basso curati personalmente da Stump, tastiere e drum programming firmati Francisco Palomo. Un impianto essenziale, quasi ascetico, che il chitarrista sfrutta per costruire narrazioni senza bisogno di una voce. È esattamente il punto di forza del disco: riesce a mantenere piuttosto viva l’attenzione per tutta la durata, cosa rara nel genere.

“Full Throttle” apre con la spavalderia di un motore appena acceso, tra riff metallici e scale che scendono a valle senza freni. La sorpresa arriva subito dopo, quando Stump sceglie di rallentare e lasciare spazio alla composizione: “Playing with Fire” e “In the Hall of the King” hanno una struttura quasi da colonna sonora, mentre “Eternity of Darkness” dimostra come un assolo possa possedere un arco narrativo completo, con un inizio, una tensione e una risoluzione. Stump ha assimilato la scuola di Malmsteen e l’ha trasformata in qualcosa di personale, con un attacco più ruvido, meno ornamentale, decisamente più heavy.

I momenti acustici di “Den of Vipers” e “Leipzig 1722” agiscono da cambio di luce nella stessa stanza: la chitarra acustica svolge una funzione narrativa, ben oltre l’esercizio di stile. Il titolo dell’album, in questo senso, suona come una dichiarazione d’intenti: Stump vive la chitarra come fosse casa sua, vi si muove con la naturalezza di chi ne conosce ogni angolo.

Il limite principale resta, come sempre, la natura del progetto. Chi cerca produzioni stratificate, timbriche sorprendenti o un approccio compositivo rivoluzionario troverà poco da masticare. Il drum programming, pur efficace, fatica a reggere il confronto con una sezione ritmica umana, e brani come “Hyperbolic” e “Highly Combustible” rischiano di confondersi con i vicini di tracklist per l’ascoltatore meno esperto. Restano comunque esecuzioni impeccabili, scritte con gusto e mai lasciate al caso.

"Lord of the Strings" dimostra che Stump, a oltre trent’anni di carriera, possiede ancora qualcosa da dire con sei corde in mano. Controllo, stile, una scrittura che pensa prima di correre.
Per gli appassionati di chitarra è un disco obbligatorio. Per chi ama il metal strumentale dal respiro neoclassico ben costruito, un ascolto piacevole.
Per chi cerca qualcosa di completamente nuovo invece, molto meglio orientarsi altrove.

https://joeshredlordstump.com/
Carico il prossimo articolo