Recensione: Malicious Acropolis Unveiled

Di Massimo Giangregorio - 27 Ottobre 2025 - 13:00
Malicious Acropolis Unveiled
50

Si sa, de gustibus non desputandum est. Il doom/death metal – già di suo – non è propriamente un genere digeribilissimo.
Certamente è un genere di super-nicchia, fatto di un mortifero abbinamento tra ritmi funerari tipici del doom e la cupescenza tipica del death. Quello che proprio non riesco a sopportare è la “ciliegina sulla torta” di cenere mortuaria costituita dal cantato in growl. Ed è questa l’opzione scelta da questa band del Costa Rica (nazione notoriamente non prolifica per quanto riguarda il contributo alla causa metallica), arrivata praticamente al debutto sulla lunga distanza, visto che si è formata appena due anni fa ed aveva pubblicato solo un demo intitolato “Lutum”.
La copertina del disco la dice lunga sul suo contenuto: immaginate di risvegliarvi nei paraggi di un maniero antichissimo e diroccato, fatiscente, decadente come il sound da cui vi sentite circondati.
E’ partita la opening track “Autolysis (I. Imago Fluidus Macula)”.
Un senso di profondissima angoscia vi pervade. Nessuna speranza, nessun raggio di luce: solo tenebre che vi avvolgono ed amplificano il freddo glaciale che si avviluppa al vostro corpo.
E’ l’effetto che fa l’ascolto di “Autolysis (II. Fatum Cursed by Nature)”
Fate fatica a respirare, l’aria è pesantissima, resa irrespirabile dai miasmi provocati dalle montagne di corpi in avanzato stato di decomposizione che vi circondano.
Le note della lunghissima “Castle of the Leached Body” vi lambiscono mortalmente.
Il battito cardiaco rallenta sempre più, avvertite l’alito di morte dietro il vostro collo gelido.
Entra “Las ruinas del palacio”
Sentite che siete prossimi all’ipotermìa. Partono le allucinazioni che rendono ancor più annichilente il tutto, con “Osedax (Devoured by the Cavernous Worm)” a fungere da colonna sonora.
La conclusiva “Acropolis of Malignancy” rappresenta il più classico dei colpi di grazia, che decreta la vostra fine a lungo annunciata.
In definitiva, questo “Malicious Acropolis Unveiled” è simile da una lentissima esecuzione, tale da far desiderare che la fine sopraggiunga il prima possibile. E, quando sembra che ormai non ci sia più nulla da fare, giunge inesorabile la fine, sì ma del disco.
Esserne usciti vivi, credetemi, non è impresa di poco conto.

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