Recensione: Morbid Visions/Bestial Devastation (Re-Recorded)

Di Andrea Bacigalupo - 14 Luglio 2023 - 8:30
Morbid Visions/Bestial Devastation
Band: Cavalera
Etichetta: Nuclear Blast
Genere: Thrash 
Anno: 2023
Nazione:
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70

Morbid Visions

Siamo alla fine del 1986. Il movimento Thrash Metal è inossidabile quanto l’acciaio 18/10 delle pentole del buon Mastrota. Il suo solco storico è tracciato dal vomere di album che diventeranno epocali: tra i tanti ‘Master of Puppets’, ‘Reign in Blood’ e ‘Peace Sells … But Who’s Buying’, rispettivamente di Metallica, Slayer e Megadeth, così come ‘Eternal Devastation’ e ‘Pleasure to Kill’ di Destruction e Kreator, sono già usciti nel corso dell’anno e di lì a poco vedrà la luce (o, meglio, le tenebre) pure ‘Darkness Descends’ degli spietati Dark Angel.

Insomma, dovunque ti giri c’è un musicista Thrash Metal che ti prende a ceffoni sonori.

Tutto è in rovente ebollizione … è un processo iniziato già da un po’ di tempo: alla ferocia allo stato liquido si affiancano nuove tecniche, melodie e modi di cantare, la produzione si fa più intensa ed entrano prepotentemente in pista nuove band innovatrici, come Flotsam and Jetsam e Nuclear Assault.

Anche i testi s’intensificano: bestemmie e pentacoli cominciano a lasciare il posto a contestazioni politiche e sociali, più aderenti all’Hardcore che non al Black Metal primordiale dei Venom ed anche se molte band continuano a riferirsi al vecchio satanasso (d’altronde presente nella musica da sempre), questi viene sempre di più utilizzato come metafora per descrivere il declino del mondo e le ambiguità di chi lo governa.

Soprattutto, si sta completando il processo di globalizzazione del Thrash Metal, che, partito principalmente dalla zone calde della Bay Area e dalla Ruhr, a mo’ di tenaglia si sta radicando sempre più profondamente, soprattutto in quei territori disagiati dove c’è un clima politico teso e oppressivo.

In Brasile appena uscito da una feroce dittatura militare, con tutte le conseguenze del caso, il focolaio underground, concentrato principalmente a Belo Horizonte (una delle città capitali) è particolarmente vivido ed il soffio di un evento come il primo Rock in Rio del 1985 (con Queen, Iron Maiden, Scorpions, AC/DC, Ozzy e tanti altri) ne alimenta la brace. Band come Vulcano, Dorsal Atlantica, Holocausto, Sarcofago, Mutilator e Sepultura cominciano a venir fuori.

Soprattutto i Sepultura. La storia dei fratelli Cavalera e straconosciuta, qui diciamo solo che all’epoca erano degli adolescenti con le idee chiare. Questo aveva consentito loro di siglare un contratto con la locale Cogumelo Records che ha portato all’uscita di un EP nel 1985 (‘Bestial Devastation’, lato B di uno split con i conterranei Overdose che fu poi riproposto nel 1990) e dell’album ‘Morbid Visions’, appunto a novembre del 1986.

Di questo album se ne sono dette tante: ci sono critiche che lo celebrano ed altre che lo massacrano. Di  sicuro è importante e non solo perché può essere preso come riferimento dell’ondata brasiliana.

Personalmente ho conosciuto i Sepultura con ‘Schizophrenia’, loro secondo album del 1987, per cui, quando ho ascoltato, tempo dopo, ‘Morbid Visions’ mi è mancato l’effetto “waooo … ma chi è questa band!”.

Mi ha comunque colpito come un calcio nei denti: estremamente debitore della violenza espressa dai primi Slayer, dai Possessed di ‘Seven Churches’ ed anche dai Kreator e dai Destruction, è comunque un lavoro vivo e inflessibile, esageratamente istintivo e diabolicamente letale.

Esprime un Thrash sguinzagliato allo stato brado che, per quanto già sentito, spezza molti limiti per ferocia e cattiveria, con un’atmosfera che esce malvagiamente dai solchi e che è acuita da una produzione sporca ed affossante (frutto, probabilmente, delle poche risorse economiche dell’epoca e che risentiamo in tantissimi album di valore di quegli anni) che rende tutto nero ed agghiacciante.

E’ proprio questo, tecnicamente una carenza, che in qualche modo dà evidenza del talento straordinario dei musicisti che, ripeto, all’epoca erano solo adolescenti. Non solo, ne esalta l’aspetto truce ed il carattere privo di compromessi e ne fa perdonare alcuni difetti, come la tracklist un po’ troppo omogenea.

Si è quasi tutti d’accordo nell’indicare ‘Scream Bloody Gore’ dei Death come primo album Death Metal.

Certo che il grande Chuck Shuldiner (RIP) non si è alzato un giorno dicendo “ora invento il Death Metal”, in precedenza erano già usciti alcuni album che potremo definire Proto-Death (all’epoca annoverati tra il Thrash) come il già citato ‘Seven Churches’ dei Possessed, un vero punto di rottura, o ‘Ready For Death’ (pubblicato nel 1990 ma, in realtà, del 1986) dei Necrophagia ed anche lo stesso ‘Morbid Visions’ dei Sepultura.

Volente o nolente, che piaccia o no, ‘Morbid Visions’ è un album, come detto sopra, importante anche per questo, per l’aver scavalcato un limite, tanto che i Fratelli Max e Igor Cavalera usciti dai Sepultura il primo nel 1996 ed il secondo dieci anni dopo, decidono non di farlo ristampare (come già fatto), ma di registrarlo nuovamente e con l’aggiunta di un inedito.

Fondamentalmente non sono proprio d’accordo con queste proposte. Al di là dei motivi che inducono a farlo, che non mi permetto di giudicare, ritengo che ogni album sia figlio del proprio tempo e che debba essere lasciato lì: è stato prodotto male? Pazienza … non si è soddisfatti degli arrangiamenti? Ancora pazienza. Non si sente il basso? Vabbè, qui lasciamo stare.

E’ logico che questo nuovo ‘Morbid Visions’ sia ‘meglio’ del precedente … cavolo, ci mancherebbe altro: i due fratelli sono passati da 0 esperienza a circa 37 anni di lavoro fatto in quest’ambito, sono talenti che nel tempo sono migliorati nel suonare, nel cantare, nel produrre … hanno fatto un sacco di cose e creato delle altre che non è neanche il caso di riassumere (alcune magari discutibili, ma ci sta). In più la disponibilità economica. Cosa ci dobbiamo aspettare? ‘Morbid Visions’ 2023 è ‘più’ in tutto: il ringhio di Max è migliorato, il taglio delle chitarre è più corposo, il sound è più pulito e potente. Cosa manca? a parte l’intro (il primo movimento dei Carmina Burana di Carl Orff) che è saltata a piè pari, la carica malvagia! Non c’è più quel senso di stare all’inferno e non si avverte più l’istinto primordiale di una giovane band che si appresta ad entrare in scena colma del veleno di un crotalo. La pulizia dei suoni e la loro attualizzazione ha tolto tutto questo. Mi attirerò qualche odio ma, a mio parere, il nuovo ‘Morbid Visions’ è diventato un album ordinario, suonato alla grande ma, più che altro, un ‘compitino’ per quanto svolto da due grandi artisti. Anzi, a dirla tutta, l’omogeneità della scaletta ora si avverte di più, direi a causa della produzione che ha smussato tutti gli angoli. E’ come se i Fratelli Cavalera avessero voluto togliere questo disco dalle mani del diavolo.

In definitiva, se si vogliono conoscere i Sepultura degli esordi è meglio ricorrere alle produzioni originali. Comunque, questo nuovo ‘Morbid Visions’ è tutt’altro che un brutto lavoro, anzi, è una bella mazzata che si ascolta volentieri, basta non fare troppi confronti.

Purtroppo, dell’inedito, ‘Burn The Dead’, (di cui non ci viene detto se scritto all’epoca od ora), possiamo anche non parlarne: brano inutile!

VOTO 70

 

Bestial Devastation

Le cose o si fanno bene o non si fanno. Oltre a ‘Morbid Visions’ i due fratelli Cavalera registrano nuovamente anche ‘Bestial Devastation’, l’EP di debutto dei Sepultura, il cui valore è proprio quello di essere tale. Grezzo, quasi a livello di un demo, è composto da quattro sfuriate ferocissime, più intro demoniaco, sparate una dietro l’altra (tra l’altro, la traccia ‘Antichrist’ è tra le prime ad essere eseguite con l’uso dei Blast Beat).

Ecco! Una recensione può dire tutto e poi il contrario di tutto.

Avrei preferito che il  nuovo ‘Bestial Devastation’ mi desse le stesse sensazioni del nuovo ‘Morbid Visions’: avrei fatto un bel “copia ed incolla” e morta lì.

Invece no! Le versione made in Cavalera mi piace ben di più della primigenia, trovo che restituisca valore e forza alle tracce; anche l’inedita, ‘Sexta Feira 13’ (‘Venerdì 13’), ha il suo perché e s’integra benissimo con loro.

Eppure, con riferimento agli originali, da ‘Bestial Devastation’, primo pezzo dell’EP, a ‘Empire of the Damned’, ultimo di ‘Morbid Visions’, le canzoni sono tutte poste, grosso modo, nello stesso girone infernale. Solo che uno è registrato in modo grezzissimo, l’altro solo grezzo.

Ed anche le ri-registrazioni sono tutte fatte alla stessa maniera, seguendo la stessa linea di produzione e di arrangiamenti … è così, certe cose non si spiegano … forse che ‘Bestial Devastation’ 1985 è meno contaminato dall’inferno e, per questo, non percepisco il distacco che invece sento tra le due versioni di ‘Morbid Visions’ e che ho provato a spiegare sopra.

Sta di fatto che ‘Bestial Devastation’ 2023 detona alla grande: un gran bel pezzo di Thrash antico portato a nuovo, granitico e suonato ad una velocità che spezza le reni e che dimostra che Max ed Igor magari avranno perso qualche capello ma, di certo, non la loro grinta.

VOTO 75

Concludo da buon genovese, precisando che i nuovi ‘Morbid Visions’ e ‘Bestial Devastation’ sono due album distinti e venduti separatamente.

 

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