Recensione: MOTLEY CRUE

MOTLEY CRUE

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           THE DIRT – MOTLEY CRUE

 

Quando venne pubblicata la biografia dei Motley Crue, The Dirt nel 2001, tutti rimasero colpiti dalla crudezza del racconto dei quattro fuorilegge di Los Angeles. Erano anni che la band di Nikky Sixx inseguiva il sogno di mettere su pellicola la storia della band piu’ oltraggiosa del Sunset Strip con risultati miseri, dal momento che nel corso degli anni sono stati scartati registi, produttori e via dicendo, finche’ qualche tempo fa Netflix ha deciso di produrre il film assegnando il compito delle riprese al talentuoso regista Jeff Tremaine (conosciuto per Jackass).

Nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla riuscita del biopic, nemmeno il sottoscritto. Troppe volte sono rimasto scottato da film sul metal che si sono rivelati solo una fiera dei cliche (Rockstar ad esempio) ed invece dopo la visione della prima di qualche giorno fa sono rimasto piacevolmente sorpreso. Ed anzi aggiungo che forse The Dirt e’ la pellicola piu’ veritiera e senza fronzoli che si poteva realizzare su una band come i Motley Crue. Gli attori che interpretano i quattro brutti ceffi di LA, sono credibili e nella parte, a partire da un irruento e fattissimo Nikky Sixx (da sempre lider maximo dei Crue). Il film si apre con una festa selvaggia nella casa dove viveva la band al completo dove una ragazza abbastanza disinibita “squirta” in mezzo alla stanza. Niente male come inizio di un film! Il regista dirige con inquadrature veloci e senza far annoiare mai lo spettatore, seguendo il gruppo dagli esordi incerti fino all’esplosione su larga scala grazie ai primi due album, Too Fast For Love e il satanico Shout at the Devil.

Mentre Nikky viene descritto come la forza catalizzatrice del gruppo, il Deus Ex Machina che compone quasi tutti i pezzi, ma che viene inseguito dai demoni della sua infanzia, trovando conforto nell’eroina (addirittura andra’ in Od durante il tour di Girls, Girls,Girls), Tommy Lee e’ invece rappresentato come un bambino che pensa a soddisfare i suoi bisogni primari e distruggere tutto quello che trova nella sua strada. Poi c’e’ il frontman Vince Neil una versione piu’ laida di David Lee Roth che pero’ dovra’ fare i conti con la propria coscienza in seguito all’incidente di macchina dopo una festa a base di droga e alcol dove trovera’ la morte il batterista degli Hanoi Rocks, Razzle (Vince era al volante ubriaco, scontera’ solo 20 giorni di galera). Anni dopo Neil incontrera’ di nuovo il destino avverso, quando morira’ di cancro sua figlia Skyler, questo terribile evento ci mostra’un Neil piu’ umano e piu’ profondo di quello che ci mostra la storia fino a qui. Invece il personaggio che veramente colpisce e’ quello di Mick Mars, appunto un marziano rispetto agli altri tre afflitto da una terribile malattia degenerativa delle ossa, che pero’ viene descritto come una personalita’ forte e decisionista, il quale addirittura impone il suo punto di vista sul nome da dare alla band.

La scena dell’intero film che conquistera’ anche i piu scettici e riluttanti di voi e’ quando la band e’ in piscina a rilassarsi e vede entrare uno strafatto Ozzy che insegna ai Crue chi comanda e soprattutto che il MadMan in quanto ad essere vizioso ed oltraggioso non deve prendere lezioni da nessuno. Ozzy prende una cannuccia e inizia a sniffare una fila di formiche, poi urina per terra e lecca avidamente la pozza ai bordi della piscina lasciando gli ospiti dell’albergo a bocca aperta. Nikky pensa bene di sfidare l’amico svuotando la propria vescica sul pavimento, ma Ozzy lo anticipa buttandosi in ginocchio e leccando la sua urina come un cane. Questa sola scena distrugge il piu’ edulcorato biopic sui Queen, adatto ad un pubblico composto da famiglie.

Molti criticano i Motley Crue dicendo che sono sempre stati degli astuti venditori di loro stessi, ma che di artistico avevano ben poco. Io credo invece che le canzoni parlino per loro e se e’ pur vero che non tutti gli album sono all’altezza del nome dei Crue come Theater Of Pain, bisogna anche riconoscere a Mars e soci l’abilita’ indiscussa di scrivere dei veri e propri inni del glam come la tiratissima Live Wire, Shout at the Devil o Home Sweet Home. Si e’ vero nel film viene dato piu’ risalto alle orge, al consumo di alcol e droghe e all’essere una gang di fottuti idioti come vengono apostrofati piu’ volte dal manager Doc McGee, ma e’ innegabile il talento dei Motley Crue in fase compositiva, altrimenti avrebbero fatto la fine dei vari Ratt, Poison ecc.

In conclusione un film di ottima fattura che soddisfa in pieno le aspettative dei numerosi fans. A voler cercare il pelo nell’uovo, forse la fine e’ un po’ troppo zuccherosa per una band cosi debosciata, ma nell’insieme il nostro giudizio non puo’ che essere eccellente.