Recensione: My Kingdom Come
A 4 anni di distanza dal meraviglioso debut album “Untold”, tornano i tedeschi del Baden-Württemberg Timeless Rage con il loro secondo full-length intitolato “My Kingdom Come” e, diciamolo subito, ci troviamo davanti ad un altro piccolo capolavoro di questo gruppo attivo da ormai diversi anni. Alcune novità dobbiamo registrarle rispetto all’esordio: non c’è più Frank Breuninger (rimasto a dedicarsi ai suoi Dark Sky) ed al suo posto è stato reclutato il cantante dei Domain (tra le tante) Nicolaj Ruhnow; anche il bassista Matthias Dold ha lasciato (rimanendo però nei thrashers Blood Fueled Engine) venendo sostituito da Daniel Wengle, dai melodic deathsters Nachtschatten. L’album è composto da 10 tracce per una durata totale di poco superiore ai ¾ d’ora, in cui possiamo ascoltare un power metal, con qualche tocco di symphonic davvero ben fatto e, come per il suo predecessore, con un livello qualitativo fuori dal comune. Prima dell’uscita del disco, avvenuta a fine marzo per la label tedesca Metalapolis Records (sorta di istituzione nel power metal, con gruppi come Whiteabbey, Starchild, WarWolf, Rigorious, ecc.), i Timeless Rage hanno rilasciato parecchi singoli, di cui il primo (l’eccellente “The Devil’s Masquerade”) addirittura risale al 2024.
A questo singolo ne sono seguiti altre 4: un paio nel 2025 (la splendida “Moonbite Serenade” e la tosta “The Seed Of Fear”) ed un altro paio nei primi mesi del 2026 (la teatrale “A Vampire’s Legacy” e la rocciosa “We All Shall Fall”); non contenti, sono stati anche realizzati da pochi giorni anche un lyric video per la velocissima “The Enemy Is You” ed un altro videoclip per la title-track “My Kingdom Come”, pezzo semplicemente spettacolare che apre alla grandissima la tracklist.
Sono comunque tante le tracce degne di citazione all’interno della tracklist; come dimenticare, infatti, l’elegante “Conquistadores”, dotata di un coretto easy che si ficca in testa immediatamente? E’ forse proprio questa, con i suoi ritmi ammalianti, la canzone più completa e convincente di tutto il disco, pieno zeppo comunque di brani davvero ben fatti e sicuramente estremamente piacevoli da ascoltare. Strumento principale sono le chitarre di Christian Pirch e Michael Benk, assieme alle tastiere dell’affascinante e talentuosa Anna Keil che si occupa delle parti sinfoniche e dona ogni tanto qualche tocco quasi granguignolesco; ci sono poi la batteria di Klaus Buchfink (uno dei fondatori del gruppo) ad imporre ritmi sempre frizzanti e veloci ed il nuovo cantante Nicolaj Ruhnow con una prestazione davvero notevole, dimostrando espressività, estensione vocale e versatilità non comuni. Ogni ascolto è sempre stato piacevole e la voglia di ricominciare era sempre presente, cosa che accade solo in poche, pochissime occasioni quando mi occupo di recensire dischi (passione che dura da oltre 20 anni…)! Avevo già avuto modo di apprezzare i Timeless Rage all’epoca del loro esordio discografico qualche anno fa, con questo “My Kingdom Come” hanno confermato quanto di positivo fatto in passato, regalandoci un disco maturo e di ottima qualità che ogni fan del power metal che si rispetti non dovrebbe farsi sfuggire!
