Recensione: Nattväsen

Di Daniele Balestrieri - 25 Dicembre 2009 - 0:00
Nattväsen
Band: Månegarm
Etichetta:
Genere:
Anno: 2009
Nazione:
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79

Siamo tutti consci del grande salto di qualit compiuto dai Mnegarm allorquando sono passati dall’ottimo Vredens Tid al monumentale Vargstenen, album inatteso ed estremamente ben congegnato, dove nulla era lasciato al caso – fino all’ultima nota e all’ultima pennellata del talentuoso Verwimp.
Il cambio di stile palesato alla presentazione della copertina di quest’ultimo album targato 2009 aveva seminato in molti il germe del dubbio, ma la direzione intrapresa sembrava chiara: un lento declino verso atmosfere pi cupe e opprimenti, con una strizzatina d’occhio al black metal pi ferale e primigenio.

L’uscita del live della title track non ha di certo aiutato a inquadrare l’album: acustica pessima e soprattutto pessimo esempio per arrivare a scoprire l’album prima della sua uscita, giacch proprio Nattvsen risulta la mosca bianca dell’album, grazie alla sua struttura ricercata e al suo amalgama tra le virt di Vargstenen e la grettezza di Havets Vargar, non esattamente indicativa della qualit del resto dell’album.
Gi il nome Nattvsen (creatura della notte) lascia intendere un album pi sinistro rispetto ai relativamente pi solari album precedenti (a eccezion fatta del debut Nordstjrnans Tidslder); non una novit che i Mnegarm tengano in modo particolare al concept espresso dai loro lavori, e quest’anno non sono stati da meno: in ogni traccia si affronta uno dei pericoli che da sempre hanno terrorizzato l’umanit: il buio, e ci che si nasconde dietro alle tenebre. Il terrore dei sogni di “Nattsjl, Drmsjl“, il terrore delle creature che si nascondono tra i dirupi e le fessure delle montagne di “Bergagasten“, il terrore del buio dell’inverno di “Ventrarmegin” o quello delle profondit della terra di “I den Svartaste Jord“… oppure ancora del “Draugen” dei flutti, che trascina negli abissi navi e marinai.
Un album dai temi tanto oscuri non pu ricalcare l’esplosivo ed emozionante viaggio in musica di Vargstenen; per l’occasione la compagnia di Grawsi ha scavato nella fango creando un sound stridente, maligno, dove il violino di Liljekvist stavolta incute timore e dove le tonalit pi folk, ben rappresentate dalla prorompente “Nattsjl, Drmsjl”, portano a pensare pi alla fuga disperata del terzo capitolo di Bergtatt piuttosto che a una danza da taberna di uno dei tanti gruppi true folk metal di area scandinava.

Il cambio di toni non ha per minato lo stile personale dei nostri sei eroi di Norrtlje. Grawsi sfoggia ancora il suo growl pulito e ferale (“ha bisogno di uno sciroppo per la tosse”, ha commentato qualche giorno fa una ragazza digiuna del genere), le melodie sono sempre lucide e ben strutturate fino all’ultima nota e soprattutto il violino ritorna a cantare, anche se piuttosto timidamente se paragonato alle splendide prestazioni di Vargstenen.
Chiamatelo folk, chiamatelo viking, ma Nattvsen un album pagano fino al midollo: ancora una volta le radici mitologiche sono l’unico faro che illumina un album dai toni malinconici nonostante la facciata grintosa e apparentemente esplosiva. La title-track gi precedentemente citata brilla come una delle tracce pi epiche mai scritte nella storia della band, e una delle tracce pi significative forse dell’intero panorama viking-folk attuale, tanto che si nota la palese attenzione riposta nella sua composizione e lo squilibrio che genera se rapportata a tracce un po’ pi fiacche come quelle centrali dell’album. Non passa inosservato il possente rimando al piccolo capolavoro acustico Urminnes Hvd della traccia conclusiva, “Dellin“, ancora una volta introspettivo inno al sole che tramonta e alle tenebre incipienti.
I Mnegarm passano quindi da un album per tutti i palati come Vargstenen a un album che risente molto dell’umore dell’ascoltatore. Ottimo per le lunghissime notti invernali e probabilmente un po’ fuori luogo sotto al sole invincibile dell’estate. L’apparente dinamismo dominante in buona parte dell’album in realt – a lettura un po’ pi profonda – un muro di terrore che avanza e strattona nella notte – l’effetto NeoTyrfing, se vogliamo. Ben architettato, sebbene dia l’impressione di essere stato completato un po’ troppo in fretta, e soprattutto l’ennesima dimostrazione che, pur limitando il target di ascoltatori, il successo non si fatica a raggiungere: la classe non acqua, nemmeno nella notte.

Daniele “Fenrir” Balestrieri

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TRACKLIST:

1. “Mina Fders Hall” – 5:12
2. “Nattsjl, Drmsjl” – 5:54
3. “Bergagasten” – 5:10
4. “I den Svartaste Jord” – 7:17
5 “Hraesvelg” – 1:48
6. “Vetrarmegin” – 4:59
7. “Draugen” – 4:17
8. “Nattvsen” – 5:51
9. “Delling” – 4:38

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