Recensione: Nere Metamorfosi
Il silenzio di un decennio si dissolve in un fumo purificatore. Attraverso “Nere Metamorfosi”, gli Imbolc tornano con una catarsi sonora che rompe ogni indugio. L’alternanza tra riff glaciali e soluzioni melodiche imprevedibili rende il lavoro un’esperienza espiatoria, dove la furia del genere si piega a una narrazione emotiva e viscerale.
Oltrepassando i confini del semplice EP, “Nere Metamorfosi” si rivela un manifesto di rara intensità. L’apertura ariosa di “Endless Harves” può trarre in inganno poiché mostra subito il lato oscuro degli Imbolc, intenso, cupo e profondo in cui il vocalizzo non fa altro che suggellare la pesantezza. Si prosegue con “The Shrine In The Gloom”, cover dei Death SS, è un brano con intro sempre molto arioso di poca durata poiché la voce interrompe questa sensazione per dare spazio alla pesantezza e all’aria funerea.
Con la cover degli Abysmal Grief, “Sepulcre Of Misfortune”, continua l’intensità del progetto, un brano che a mio avviso cattura pienamente l’essenza di questo lavoro ambizioso e riuscitissimo. “My Journey To The Star”, cover di Burzum, cattura l’essenza del black metal, creando sonorità avvolgenti e intrinsecamente metafisiche, trasformando il nichilismo sonoro in un’esperienza mistica che fluttua tra il vuoto cosmico e la ferocia primordiale.
Notevole anche la reinterpretazione di “All I Have” dei Clan Of Xymox, in cui il rigore originale viene piegato verso una versione oscura e plumbea, capace di elevare il brano a una nuova dimensione di sofferenza. A terminare questo EP c’è “The Deepest Chasm Is Inside Us” che si muove su coordinate atmosferiche e ricercatezze prog, sorretta da un comparto ritmico meticoloso e da un basso profondo.
“Nere Metamorfosi” è un manifesto di transizione, un ponte solido tra ciò che è stato e ciò che verrà. Con questo lavoro profondo e ragionato, gli Imbolc dimostrano di non aver perso la propria voce e neppure la carica.
