Recensione: Non Serviam

Di Vittorio Sabelli - 23 Marzo 2012 - 0:00
Non Serviam
Etichetta:
Genere:
Anno: 1994
Nazione:
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90

L’uscita di “Non Serviam” nel 1994 non attirò troppo l’attenzione degli addetti ai lavori e anche di buona parte degli amanti del black metal, sia perché l’etichetta Unisound non s’impegnò particolarmente nella promozione del disco, sia perché, nonostante l’uscita del loro primo long playing “The Mighty Contract” solo un anno prima, i Rotting Christ dovevano ancora dire la loro nel panorama del black stesso, che continuava a essere ricondotto fortemente a fatti e vicende musicali e non, avvenuti nella penisola scandinava.

Nello stesso anno i Cradle Of Filth pubblicano il loro primo disco “The Principle Of Evil Made Flesh”, etichettato dai più come l’unico black metal’s album della band inglese; mentre i polacchi Behemoth escono con l’EP “And The Forests Dream Eternally” che contiene una parte dei brani che saranno inseriti nel loro primo CD “Sventevith (Storming Near The Baltic)” in uscita l’anno successivo. Gli svizzeri Samael, inoltre, danno alla luce il loro terzo disco, il must-album “Ceremony Of Opposite”.

Ma perché tirare in ballo band così lontane sia geograficamente che idealmente? Cosa avranno a che fare i Cradle Of Filth, i Samael e i Behemoth con i greci Rotting Christ? Semplice: il sound di ognuna di questi ensemble vuole aggiungere nuovi elementi e colori allo storico black metal norvegese, e tramite esso, diffondere il proprio messaggio. Con “Non Serviam” i Rotting Christ prendono in prestito il lato più oscuro e grezzo di act come Mayhem, Darkthrone, Immortal e, aggiungendoci nuovi elementi, in parte presi dal death e dal thrash metal d’oltreoceano e in buona parte direttamente dal loro bagaglio creativo, aprono meravigliose nuove strade al metallo nero.

Il disco si apre con il riff death metal di “The Fifth Illusion” che ci cattura all’istante. Sakis è coinvolgente fin dall’inizio e lo sarà per tutti i quarantotto minuti del disco. Dopo un ottimo avvio, nel bridge i timpani interagiscono con i riff della chitarra anticipando una sezione in cui le tastiere fanno da preludio a un solo di chitarra che risulta piuttosto ‘stonato’, ma che nell’amalgama sonora non disturba affatto. In “Wolfera The Jackal” rimarremo ipnotizzati oltre che dal suo andamento anche dallo screaming di Daoloth nel ritornello. Basta un unico ascolto della title-track e non vi dimenticherete mai più la proclamazione di Sakis nell’urlare: «non serviam… aah, aaah!».

Questo è solo l’inizio, i brani che seguono sono dei gioielli che qualunque descrizione potrebbe solo sminuire. Posso solo assicurarvi che non rimpiangerete un solo secondo di quello che vi aspetta, perché con questo disco tocchiamo uno dei punti più alti di tutto il black metal (e non solo). Non me la sento di scegliere dei brani top del disco, talmente si susseguono con fluidità e varietà, che sceglierne alcuni vorrebbe dire penalizzare gli altri (anche se “Where Mortals Have No Pride” e Saturn Unlock Avey‘s Son… mi fermo qui…).

Sakis è al massimo, sia con la sua voce (a mio parere tra le più interessanti e coinvolgenti dell’intero panorama), sia con la sua chitarra che spazia negli ambiti più disparati ma sempre con un gusto di rara bellezza, tanto nei soli quanto nei riff secchi e taglienti.
Altrettanto va detto dell’ottimo Daoloth, che contribuisce a rendere questo disco un capolavoro. Le sue tastiere sono usate in un modo che definirei minimalista, nei momenti giusti e con un tocco da fuoriclasse. Inoltre le sue backing vocals ad armonizzare il leader e il suo scream in alcuni chorus rendono ancor più vario e interessante il discorso ‘colore’.
Non aspettatevi batterie devastanti e tecnicismi esasperati, la ritmica è perfetta e fa sì che la musica che sprigionano i Rotting Christ sia di quelle con l’emme maiuscola, e pronta a impadronirsi di voi fin dal primo ascolto.

Se proprio vogliamo trovare un punto debole puntiamo il dito contro la produzione, che non è eccelsa ma che, considerando il periodo storico, rende “Non Serviam” ancora più affascinante.

Non ci sono alibi: questo è un disco da che chiunque deve avere, non solo gli amanti del black metal!

Vittorio “VS” Sabelli

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Tracce:
1. The Fifth Illusion 5:33       
2. Wolfera The Jackal 7:13       
3. Non Serviam 5:01       
4. Morality Of A Dark Age 5:02       
5. Where Mortals Have No Pride 7:48       
6. Fethroesforia  1:36     
7. Mephesis Of Black Crystal 5:24       
8. Ice Shaped God 3:54       
9. Saturn Unlock Avey’s Son 6:22

Durata 48 min.

Formazione:
Sakis “Necromayhem” Tolis – Chitarra e voce
Jim “Mutilator” Patsouris – Basso
Themis “Sauron” Tolis – Batteria
George “Magus Wampyr Daoloth” Zaharopoulos – Tastiere
 

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