Recensione: Nosebleeders

Di Vittorio Cafiero - 9 Maggio 2011 - 0:00
Nosebleeders
Etichetta:
Genere:
Anno: 2011
Nazione:
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70

Nessun compromesso.
 
Se c’è una caratteristica che ho sempre apprezzato tra le band dedite alle sonorità più influenzate dell’hardcore, è la loro mancanza di fronzoli e quel loro sapere produrre sonorità così ‘in your face’. Ed è proprio così che si presentano i laziali The Nosebleed Connection che, con il nuovissimo “Nosebleeders”, raggiungono il traguardo del terzo lavoro sulla lunga distanza. E, appunto, i Nostri lo fanno con un album che sicuramente poggia le sue basi in tale genere, estremizzandone la pesantezza e la brutalità sull’esempio di compagini quali Biohazard, Sick Of It All e Sepultura. Proprio come il gruppo di Belo Horizonte (specialmente del periodo “Chaos AD”), i The Nosebleed Connection sembrano esasperare rabbia e frustrazione; parallelamente i ritmi sono sempre serrati, aggressivi e lasciano presupporre una carica dal vivo invidiabile.

L’apertura è dedicata alla tragedia del terremoto in Abruzzo: “3.32” (ora della tremenda scossa) è un pugno diretto in pieno viso, dove ritmiche ribassate al limite del death fanno il paio con una struttura che ricorda gli Extrema più pesanti. Subito, si nota l’(auto)produzione, davvero ottima: suoni puliti, pieni e strumenti ben bilanciati tra di loro. “Your Game Is Over” mette in risalto l’anima più tipicamente hardcore della band (vaghi rimandi ai Raw Power di “Fight”). Specie nella strofa, i tempi sono serratissimi e sincopati e il breakdown finale (comunque lontano dalle logiche dei trend attuali) ha il solo scopo di far tirare il fiato all’ascoltatore. Ci sono estrema immediatezza e nessun orpello nelle composizioni della gang The Nosebleed Connection: nonostante questo e una dinamica compositiva non elevatissima (normale per il genere in questione), i pezzi sono ben strutturati e ciascun componente si mostra suo agio con il suo strumento. “Jonestown” è un tipico esempio di temibile ‘slayercore’ sicuramente pericoloso dal vivo e il fantasma della band di Araya & Co. aleggia spesso anche nei pezzi successivi, brevi e simili tra loro, ma in ogni caso tutti con la stessa attitudine sfrontata e sicura. L’assalto frontale prosegue senza tregua e se “Scum Of The System/The State Of Piranhas” si mostra uno dei pezzi più vari (un rifferama ai limiti dello swedish death metal lascia spazio prima a rallentamenti quasi stoner, poi ad accelerazioni punk-core), “One Love” risulta probabilmente essere il pezzo meno interessante anche nel suo trascurabile break centrale. “Through The Venom” è un altro immediato pugno in faccia e funge da apripista a “The Grip Of The Steel”, forse il pezzo più solenne che, dopo la solita sfuriata iniziale, chiude il lavoro con il suo incedere lento, cadenzato e maestoso.

Dieci pezzi, mezz’ora di hardcore metal senza preamboli e senza sovrastrutture di sorta. Probabilmente, un pizzico di personalità in più e qualche pezzo maggiormente anthemico avrebbero alzato il voto numerico. Ma sono convinto che alla ‘Nosebleed Connection’ questo interessi ben poco!

Vittorio “Vittorio” Cafiero

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Track-list:
1. 3.32 3:06
2. Your Game Is Over 3:10
3. Surface/Yourself 1:46
4. Jonestown 3:07
5. Shiva Lies 2:35
6. Superpower 2:27
7. Scum Of The System/The State Of Piranhas 5:02
8. One Love 3:40
9. Through The Venom 1:30
10. The Grip Of Steel 5:12

All tracks 32 minuti c.a.

Line-up:
Simone – Voce
GLC – Chitarra
Simone – Basso
Andrea – Batteria
 

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