Recensione: Once Was Not

Di Matteo Bovio - 28 Ottobre 2005 - 0:00
Once Was Not
Band: Cryptopsy
Etichetta:
Genere:
Anno: 2005
Nazione:
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87

La lunga pausa intercorsa tra il precedente lavoro in studio e questo Once Was Not è evidentemente servita

ad aggiustare al meglio il nuovo materiale: quattro anni per concretizzare e rifinire una mole di idee impressionante. Se

Whisper Supremacy aveva svelato una nuova dimensione del combo canadese, oggi possiamo nuovamente parlare di svolta.

Si riparte dalle origini? Non solo. Era facile pensare alla definitiva adesione a un freddo iper-tecnicismo, e invece il

gruppo sembra voler recuperare la vecchia primordiale vena Death Metal e rivisitarla con deviazioni insospettabili.

Niente divagazioni intellettualoidi, niente assurdità gratuite. Ci si abbandona a giocare con gli strumenti, ma è solo un

istante: l’album è pregno di Brutal intenso e aggressivo, tanto diretto da lasciare spiazzati. Non è stato tuttavia

necessario abbandonare lo stile che li ha resi unici, caratterizzandoli in ogni album per la peculiarità tecnica e non solo.

Oggi il bilanciamento tra stravaganza tecnica e impatto è praticamente perfetto, pendente, volendo fare un paragone con gli

ultimi due lavori, più verso il secondo. Ha aiutato l’abbandono di Jon Levasseur, che ha lasciato spazio alla

sola chitarra di Alex Auburn, rendendo il discorso musicale molto più compatto e orientato al riffing puro. E

probabilmente il gruppo ha colto il rientro di Lord Worm come l’occasione per riallacciare i rapporti con la

vecchia scuola, rapporti che hanno caratterizzato soprattutto l’esplosivo debutto.

Ma dipingere Once Was Not come uno sguardo nostalgico al passato è fuorviante. Al contrario, il disco si sbilancia

verso sperimentazioni fin’oggi mai sentite in casa Cryptopsy. Nessun timore nelle inedite aperture chitarristiche

lineari e vicine a un immaginario melodico fin’oggi impensabile: sommate e amalgamate all’inconfondibile marchio di fabbrica

del combo, spiazzano e regalano alcuni dei momenti più riusciti dell’intero lavoro. Persino il cantato, nel suo incedere

irruento, non manca di puntare su soluzioni più moderne. Flo Mounier non rinuncia ai pattern di batteria

impossibili, ma la strutturazione e la precisione raggiungono dei picchi nemmeno lontanamente paragonabili col passato.

Seguono quella maturazione generale che ha portato i Cryptopsy a costruire un disco omogeneo e studiato a livello

maniacale, dove la cura del dettaglio passa per ogni intermezzo, introduzione, stacco.

Qui arriviamo a un punto nodale: abbandonata la forma-album vecchio stampo che ha caratterizzato sin oggi tutti i loro

lavori, Once Was Not cerca una nuova dimensione unitaria, un valore aggiunto non indifferente. Nonostante la formula

intricata e schizofrenica, più di un episodio colpisce per direttissima l’ascoltatore, rimanendo impresso entro una manciata

di ascolti: così è per “The Frantic Pace Of Dying“, un esempio fra tanti che mette in luce l’intelligenza compositiva

che caratterizza tutte le tracce. Inutile comunque descrivere canzone per canzone: ognuna ha del suo, ognuna si avvale di

un’eterogeneità inaspettata in un album dei Cryptopsy. Le singolari aperture di cui si è parlato non si limitano ad

essere una mano tesa all’ascoltatore, ma costruiscono in dimensioni monumentali il nuovo approccio compositivo dei

Cryptopsy.

Ripetuti ascolti non possono esaurire nel breve termine le potenzialità del lavoro. E’ indiscutibile che siamo di fronte

a una delle gemme del nuovo anno, ma la vera potenzialità di Once Was Not deve ancora emergere. Azzardando, oserei

dire che siamo sui livelli del seminale None So Vile. Il tempo confermerà o smentirà: intanto eccovi servito un

lavoro che, ascoltato senza un eccessivo attaccamento a fattori nostalgici, non può che regalare ottimi momenti. Un album, e

questo è il punto decisivo, incredibilmente concreto. Non ci si poteva aspettare di meglio.
Matteo Bovio

Tracklist
1. Luminum
2. In The Kingdom Where Everything Dies,The Sky Is Mortal
3. Carrionshine
4. Adeste Infidelis
5. The Curse Of The Great
6. The Frantic Pace Of Dying
7. Keeping The Cadaver Dogs Busy
8. Angelskingarden
9. The Pestilence That Walketh In Darkness (Psalm 91: 5-8)
10. The End
11. Endless Cemetery

Line up
Lord Worm – vocals
Alex Auburn – guitars, backing vocals
Eric Langlois – bass
Flo Mounier – drums, percussion, backing vocals

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