Recensione: Onward

Di Tiziano Marasco - 13 Giugno 2012 - 0:00
Onward
Band: Hawkwind
Etichetta:
Genere:
Anno: 2012
Nazione:
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78

Ben quarantadue sono le primavere da cui l’astronave Hawkwind si è messa in viaggio, da quel 1970 in cui l’astronave inglese ha iniziato a tracciare le orbite di quello che sarebbe diventato un nuovo genere, lo space rock. Ricetta semplice ed efficacissima la loro, ovvero quella di unire la parte più lisergica della psichedelia ad un rock’n’roll indurito ed antesignano del punk.
In quel loro primo decennio di vita, Dave Brock e soci hanno sfornato, nonostante un paio di episodi di smarrimento, album di ottima qualità e tre autentici capolavori, iscrittti alla storia della musica coi nomi di “Doremi Fasol Latido”, “Hall Of The Mountain Grill” e “Quark, Strangeless & Charm”.
Negli anni a seguire molti altri album buoni, da “Levitation” ad “Alien 4”, per non parlare del profluvio torrenziale delle loro leggendarie performance live.

Ad oggi, 2012, gli space hippies ci regalano la ventisettesima uscita di studio, venuta al mondo con lo Yessosissimo nome “Onward”, una prova nella quale, diciamolo pure sin da subito, si confermano ancora su standard notevoli. E non spaventi il formato doppio del nuovo album, perché questi 81 minuti bagnano le vostre orecchie come la pioggia d’estate.

Sarà uno scherzo, ma è sorprendentemente piacevole ascoltare le 18 song dei britannici, tanto che il tempo di “Onward” vola via in un attimo. Soprattutto, colpisce la freschezza di questi sessantenni che, pur riproponendo la stessa formula da prima che molti di noi nascessero, non stancano davvero mai.
Le prime due canzoni, “Seasons” e la martellante “The Hills Have Ears” mescolano la durezza del già citato “Doremi Fasol Latido” alle atmosfere sognanti di “Warrior On The Edge Of Time”. Un brano come l’elettroacustica “Mind Cut” riporta alla mente il miglior pop inglese settantiano, quello dei Mott the Hoople, con una chitarra acida in più, mentre la bomba sincopata “Death Trap” risulta essere il brano più interessante del lotto.

Ma il meglio viene dato, questa volta, nelle composizioni strumentali come “The Drive By”, con le sue chitarre pigolanti che degenerano in direzione elettronica, finendo paradossalmente assai vicine a “Screamadelica” e ai migliori Chemical Brothers (se fate smorfie vi disgusto vi mando in effige uno sganassone), quelli di “Surrender” per capirci. Ma soprattutto non si può ignorare “Southern Cross” (con il breve outro “Electric Tears”), da ascoltarsi imprescindibilmente dopo il tramonto: sette minuti di pura poesia in musica, grondante di tastiere liquide, chitarre dilatate e flauti bucolici che fanno di questa piccola perla il miglior brano strumentale che abbia mai ascoltato dai tempi di “Don Of The Universe” dei Flower Kings (1998, e dico tutto).

Il secondo disco è, per la cronaca, un mescolamento di brani vari, tra i quali spiccano tre registrazioni live. E nonostante tutto, la seconda parte non suona come un’accozzaglia di pezzi slegati tra loro, come spesso in questi casi accade. Tutt’altro, il cd numero due si presenta compatto ed omogeneo, senza risultare in nulla inferiore al primo. Bastano l’ottima “Computer Cawords”, piccola summa di quanto detto finora, oppure l’anthemica “Right To Decide”, a far capire che i nostri sono ancora ben lontani dal pensionamento.

Insomma, Onward ci propone i soliti vecchi Hawkwind, ma con uno smalto che si era un po’ perduto nelle ultime produzioni. Se avete in testa i cinque classici nominati nella recensione, avete un’idea più che precisa di quello che vi aspetta. In caso contrario, prima di incorrere nelle ire di Arjen Lucassen, affrettatevi a porre rimedio, dopodiché proseguite “Onword throught the space”.
 
Tiziano “Vlkodlak” Marasco

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Tracklist:

01. Seasons
02. The Hills Have Ears
03. Mind Cut
04. System Check
05. Death Trap
06. Southern Cross
07. The Prophecy
08. Electric Tears
09. The Drive By
10. Computer Cowards
11. Howling Moon
12. Right To Decide (bonus track)
13. Aerospace Age (bonus track)
14. The Flowering Of The Rose (bonus track)
15. Trans Air Trucking
16. Deep Vents
17. Green Finned Demon
18. .


Line Up:

Dave Brock – voce, chitarra, synth
Richard Chadwick – batteria, voce
Tim Blake – tastiere
Mr. Dibs – basso, voce
Niall Hone – basso, chitarra, synth

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