Recensione: Outlier
Trentacinque anni dopo che i Die Kreuzen avevano messo il punto finale alla loro storia con l’album “Cement”, Daniel Kubinski non si limita a rispolverare i cimeli di una delle saghe più influenti e sottovalutate del sottobosco americano, ma ne incendia le ceneri con la ferocia dei The Crosses. L’EP di debutto “Outlier” risolve definitivamente l’equivoco della nostalgia: quella che per un decennio è stata percepita come una legacy band dedita alla celebrazione dei palchi fatiscenti e dell’estetica anni ’80, oggi evolve in un’entità autonoma, densa e spaventosamente vitale. Kubinski, affiancato da Jim Potter e Christopher Ortiz, evita con cura la trappola del ricalco stilistico, mantenendo intatta quella spavalderia abrasiva che un tempo tracciò una linea retta tra l’hardcore e le derive post-punk più sperimentali.
L’ascolto è un assalto concentrato di quindici minuti che morde con la modernità di “Nails”, un turbine di linee di basso melodiche che riprendono il discorso interrotto decenni fa, elevandolo con una produzione finalmente all’altezza della loro irruenza. Se la brevità fulminante di “Hate Market” è paragonabile ad una sfida a qualsiasi giovane musicista hardcore punk a pareggiarne l’intensità, è in episodi come “Nychthemeron” che emerge la vera statura della band: il timbro di Kubinski ha barattato l’elasticità giovanile con un ringhio viscerale e una maturità espressiva che, a tratti, sfiora il metal tradizionale. Il brano “Natronium” si spinge ancora oltre risultando quasi progressive.
Le tracce in chiusura agiscono come un ponte tra l’eredità storica e le nuove prospettive della band. Se da un lato la reinterpretazione di “Man in the Trees” appare quasi troppo pulita se accostata alla versione originale, è nell’omaggio agli Hüsker Dü con “I’ll Never Forget You” che i The Crosses sprigionano una densità sonora travolgente; qui, la band satura ogni spazio con una forza d’urto che conferisce al brano una fisicità inedita rispetto alla versione più nitida del 1984.
“Outlier” non è il ‘testamento’ di un sopravvissuto né un’operazione commerciale, è un nuovo inizio che onora il passato decidendo non riviverlo, una ripartenza consapevole che sceglie di offrire vibrazioni autentiche e viscerali.

