Recensione: Padre Abarth

Di Giuseppe Casafina - 12 Luglio 2020 - 8:00

Le Trombe di Falloppio sono tornate!

Ebbene sì, le Trombe tornano a squillare nel modo che da sempre a loro è più congeniale, vale a dire quel Metal/Rock granitico e demenziale, ricolmo di citazioni agli hit musicali più disparati (dalla musica d’autore alla musica di emme, oseremmo dire) che ormai ha reso la band tricolore riconoscibilissima nel panorama nostrano.

“Padre Abarth” è un disco ‘scontato’ quindi, ma nel senso che offre esattamente quel che ci si aspetta da loro, vale a dire un umorismo basilare ma sempre in grado di marchiare a fuoco inni quali ‘Fedetz’, ‘Subbuteo’ e ‘Faccio Schifo al Cazzo’ al pari dei vecchi cavalli di battaglia quali ‘La tua ragazza è un cesso’ e ‘Duna Bianca’. Si fa più compatta la produzione, i timbri sono puramente Hard & Heavy ma squisitamente moderni e al passo coi tempi, con la chitarra di Marco Strega che ricalca alla perfezione il suono saturo e gonfio delle produzioni Heavy/Power attuali, così come la batteria, anch’essa improntata sugli standard moderni delle produzioni ormai tipiche del panorama attuale della nostra musica preferita. Nonostante l’approccio moderno ai suoni però, le Trombe rimangono pur sempre riconoscibilissime,  con testi demenziali che sfottono i cliché del metallaro vecchia scuola sia liricamente (come nel caso della già citata ‘Faccio schifo al cazzo’) che musicalmente: sotto quest’ultimo punto di vista è esemplare il pezzo di apertura ‘Beppe la Bambola’, in pratica una vera ‘copia cinese’ (ehm, passatemi il termine…) di ‘Breaking the Law’ dei Judas Priest con tanto di sirene della polizia belle che poste in apertura e citazione di ‘La Bambola’ di Patty Pravo perfettamente incastrata verso il finale.

Altra gemma del disco posta in apertura è proprio ‘Fedetz’, pezzo dal ritornello ritmicamente ben incastrato dalla voce di Falloppio e la chitarra di Marco Strega, è una vera e propria ‘denuncia’ contro i ‘grandi concerti’ offerti dal nostro Bel Paese (simpatica anche la versione ‘Radio Edit’ con tanto di spunti disco/elettronici che prendono in giro i classici cliché dei vari ‘tormentoni radiofonici’ che vanno per la maggiore durante le torbide estati italiane). Tra i brani migliori  da segnalare anche ‘Gemme di Pino‘,  vero ‘pezzaccio’ 100% Hard & Heavy con numerosi spunti Power grazie a quelle sue chitarre ‘intrecciate’ che fanno tanto Iron Maiden. ‘Ti manca l’aria’ è un altro un pezzo riuscito, scanzonato e rockeggiante con tanto di citazione agli AC/DC posta sul finale.

Però mi sento di ammettere che descrivere le numerose citazioni poste nel disco mi pare quanto meno sacrilego, in quanto rischierebbe di rovinare la curiosità posta dall’ascoltatore nei confronti del disco, pertanto mi pare più il caso di descrivere altri dettagli quali una qualità dei pezzi globalmente buona e mai sottotono, un songwriting semplice e dritto al punto (sebbene con numerose chicche) oltre che degli assoli di chitarra davvero ‘sensati’ a seconda delle varie sfumature ‘allegoriche’ proposte: di sicuro l’apprezzamento del suddetto platter è direttamente proporzionale al vostro amore per il Metal demenziale e soprattutto verso quanto proposto dalle Trombe, soprattutto considerando che mi è parso di percepire che “Padre Abarth” riveli un animo pop di fondo maggiore rispetto al passato della band (e soprattutto se comparato agli ultimi album di altre band del genere quali Nanowar Of Steel e Prophilax), qualcosa che a questo giro fa realmente assomigliare la band ad una specie di Elio e le Storie Tese con i chitarroni…ok, forse paragonarli a dei simpatici AC/DC coi mutandoni tricolore (o in alcuni tratti a dei Judas Priest prima maniera in calzamaglia, con tanto di Falloppio ‘Halford’ che nel caso scherzerebbe a più riprese sulla propria omosessualità) sarebbe più adatto, ma sta di fatto che durante i numerosi ascolti di “Padre Abarth” la sensazione ‘Elio e le storie Metal’ si è fatta sentire forte e chiara a più riprese.

Chiariamoci, nulla di male alla fine ed assolutamente non un difetto, soprattutto per una band che nonostante mantenga anche in questa ultima uscita il proprio stile è stata da sempre accostata alla scanzonata formazione progressive tricolore capitanata dall’uomo con i ciglioni: la produzione modernissima ha chiaramente enfatizzato il lato più ‘semplicemente Rock’ della band, e ricalca appieno una delle risposte dataci da Falloppio in occasione della nostra intervista.

 

Il nostro Metal è sempre camuffato in Rock e in comicità per essere alla portata di tutti.

 

Una risposta che sicuramente ricalca appieno l’onestà di un platter comunque godibilissimo e soprattutto divertente che ha l’unico scopo di mandare avanti una tradizione ormai ben consolidata.

Non rivoluzionerà affatto il genere, non sarà un pinnacolo del movimento demenziale tricolore, ma “Padre Abarth” non punta affatto a tutto questo.

Gli AC/DC in mutandone nostrani (appunto, meglio definirli così) sono qui per offrire puro e semplice divertimento, strappando risate al ritmo di riff e testi caciaroni: una band da Party, ma non il solito Party a cui pensereste. E statene certi…le bambole non mancheranno. Soprattutto se queste si chiamano Beppe.

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Genere:
Anno:1994
70