Recensione: Pain Is The Game

Di Alberto Fittarelli - 9 Ottobre 2006 - 0:00
Pain Is The Game
Band: Allhelluja
Etichetta:
Genere:
Anno:2006
Nazione:
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80

Non deludono gli italico/danesi Allhelluja col loro secondo album,
dopo il già pregevole esordio Inferno
Museum
. Anzi, rilanciano la giocata alzando non di poco la posta,
dato che ora ci troviamo davanti a un disco assolutamente competitivo a livello
internazionale.

Il predecessore era infatti ancora un po’ “ruspante”, con alcuni
dettagli che lo segnavano come marcatamente italiano per certi versi, pur
emergendo già in modo netto rispetto alla produzione contemporanea; Pain
is the game
abbandona del tutto la zavorra delle incertezze per
lanciarsi su un pugno di tracce convincenti, energetiche, sperimentali e
divertenti. La base è rimasta quella forma di stoner/rock/metal bastarda e
impolverata, con derivazioni diverse e accenti a volte riconoscibilissimi, a
volte no; è il dettaglio che va a perfezionarsi fino all’eccesso, con pezzi che
quasi mai risultano dei meri riempitivi e una performance dei singoli
assolutamente notevole.

Su tutti il folle Jacob Bredahl: ora, se già conoscete la furia live
del personaggio (di solito perché visto on stage con gli onnipresenti Hatesphere),
avrete idea della sua carica. Bene, dimenticate però la timbrica esclusivamente
‘screaming’ a cui è normalmente dedito e pensate a un cantante maturo,
versatile, rock ma tutto meno che grezzo. Nemmeno quello di Inferno Museum,
ma una voce rotonda e piena, cattiva e acida, in ultima analisi riuscita.

E poi i pezzi: anche per chi non è esattamente amante del genere (ma della
buona musica sì) brani come la distruttiva Superhero Motherfucker Superman
diventerà immediatamente una hit, così come un po’ tutta la tracklist,
diciamolo. Su tutte l’ironia di Hey J, i cori di Demons Town, la
cadenza sporcamente urbana di Soul Man, che coi Blues Brothers non
c’entra niente… Ognuno avrà il suo modo di divertirsi, di bersi una birra
alla salute degli Allheluja e della loro musica.

Gruppo e disco da approvare perché validi, e chiudiamo ribadendo questo
concetto: non c’è campanilismo né malafede (e ci mancherebbe!), solo schietto
apprezzamento verso un album che – stranamente, se conoscete i miei gusti
musicali (e perdonatemi la prima persona, per una volta) – resterà nel mio
lettore per un bel po’. E ci tornerà di sicuro.

Alberto ‘Hellbound’ Fittarelli

Tracklist:

1. Are You Ready? (Ready For Your Massacre) 
2. Superhero Motherfucker Superman 
3. Hey J 
4. I’m Not The One 
5. Demons Town 
6. Soul Man 
7. Big Money, Sweet Money 
8. The Devil, Me, Myself And I 
9. Hell On Earth 
10. The King Of Pain 
11. Amen

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