Recensione: Paragon of Dissonance

Di Giuseppe Abazia - 17 Novembre 2011 - 0:00
Paragon of Dissonance
Band: Esoteric
Etichetta:
Genere:
Anno:2011
Nazione:
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90

Comporre doom metal non è impresa facile. Se si tratta di doom estremo, poi, il compito può rivelarsi anche più arduo. Si tratta di musica di difficile fruizione, contraddistinta da una pesantezza sonora di accessibilità tutt’altro che immediata e da tempi lenti, spesso molto lenti. Se poi dirigiamo la nostra attenzione specificamente alla frangia più intransigente del doom, non di rado s’incontrano gruppi che si cimentano in quelle che sembrano essere vere e proprie gare a chi scrive musica più ostica, più pesante, più pachidermica: a volte si tratta di band senza una bussola ben determinata, senza la necessaria maestria per maneggiare un genere dai paletti così ben piantati eppure così limitanti per chi non sappia coglierne correttamente l’essenza. Altre volte, invece, si tratta di band con una cognizione molto precisa di quel che fanno, per le quali la pesantezza e la lentezza non sono stilemi a cui bisogna aderire ad ogni costo, ma mezzi espressivi da plasmare con abilità al fine di renderli veicolo di emozioni. Sono vari i gruppi che potremmo nominare che, nel corso della storia del doom estremo, hanno saputo forgiare tale materia prima in modo eccellente e hanno saputo ad elevarla a forma d’arte: tra di essi ce n’è uno che, insieme a pochi altri, ha sempre saputo distinguersi per il taglio estremamente personale e per lo spessore concettuale e stilistico della propria proposta musicale. Con alle spalle una discografia pressocchè impeccabile e con uno status di culto ormai pienamente consolidato, la band in questione ha saputo regalare al doom metal alcuni dei suoi momenti più alti e più profondi in assoluto: stiamo parlando degli Esoteric.

Si parlava di arte, ma si tratta di arte senz’altro controversa, indirizzata a una nicchia molto ristretta; probabilmente sarebbero in molti a non volerla definire neanche tale, visti i suoi connotati così estremi. Si tratta di arte volta all’esplorazione dello spettro più cupamente introspettivo dell’animo umano, quello spettro che poggia sull’angoscia e lo smarrimento di una ricerca esistenziale che si sa non potrà avere fine; sono sentimenti che, proprio per le loro stesse caratteristiche, non trovano sempre facile sbocco attraverso il mezzo musicale. La musica degli Esoteric dà voce a quelle emozioni, e lo fa con una maestria che ha davvero pochi eguali nel loro genere: ascoltandoli, si ha la chiarissima sensazione che i musicisti coinvolti l’abbiano composta per nessun’altra ragione se non quella di esprimere con sincerità e passione il proprio mondo interiore; si ha la chiarissima sensazione di star ascoltando canzoni scritte da persone con una visione perfettamente lucida degli obiettivi da perseguire e con tutti gli strumenti tecnici e compositivi per poterli raggiungere.

Dopo un capolavoro come The Maniacal Vale sembrava difficile che la band capitanata da Greg Chandler potesse di nuovo raggiungere un risultato di tale portata, e invece Paragon of Dissonance riesce con una facilità quasi disarmante ad assestarsi sugli stessi livelli di eccellenza. Difficile affermare con piena oggettività se sia “meglio” o “peggio” di The Maniacal Vale o di altri album precedenti, poichè ogni opera degli Esoteric è sempre stata caratterizzata da una spiccata personalità, ma di certo Paragon of Dissonance si impone come uno dei loro più bei lavori di sempre. Ma quali sorprese potranno averci riservato gli Esoteric, per essere riusciti in una tale impresa? In realtà, ben poche. Il loro stile è ormai ben definito da anni e anni, nessuno stravolgimento è intervenuto a sradicare una formula che funziona così bene. Abbiamo sempre a che fare con del doom metal dai tempi estremamente dilatati (alcuni lo definirebbero funeral doom, ma personalmente ritengo che questa etichetta stia stretta agli Esoteric), caratterizzato da chitarre pesantissime, voce che sembra un urlo dall’oltretomba, strutture compositive molto articolate e complesse, e atmosfere che spaziano dalla psichedelia alla malinconia, dalla violenza alla delicatezza. In Paragon of Dissonance non ci sono particolari novità: semplicemente, gli Esoteric sono stati in grado di uscirsene con una manciata di canzoni incredibilmente belle, coinvolgenti, sentite.

C’è da dire, però, che il comparto solistico è ancora più curato che in passato (in Paragon of Dissonance ci sono gli assoli di chitarra più belli che si siano mai sentiti nel doom estremo, probabilmente), che l’uso delle tastiere è più incentrato sulla melodia che non su soundscapes psichedelici, e che nel complesso il sound ha un feeling leggermente più arioso, meno claustrofobico. Sostanzialmente, comunque, gli Esoteric son gli stessi di sempre; ciò che non finisce mai di stupire, invece, è l’abilità con cui sono in grado di scrivere le loro canzoni. Quante volte ci è capitato di ascoltare gruppi doom metal con tracce chilometriche che sembravano formate da tanti pezzi disuniti, oppure – peggio – ripetitive all’inverosimile? Con gli Esoteric non esiste nulla di tutto ciò: il fluire delle composizioni ha un suo preciso perchè, e non si ha mai l’impressione che le canzoni siano il risultato di un rapido copia-incolla di varie jam sessions. La visione d’insieme posseduta dalla band inglese ha qualcosa di eccezionale, ed è a dir poco affascinante come riescano a far suonare fresche e interessanti, dal primo all’ultimo minuto, canzoni che durano tranquillamente un quarto d’ora e più. Ci sono sempre sorprese a movimentare l’andamento delle tracce, ci sono sempre passaggi interessanti da ascoltare, ed è impossibile non essere rapiti dal turbinìo di atmosfere ed emozioni evocate di volta in volta. Gli Esoteric sono maestri sia di pesantezza che di melodia, perchè hanno ben chiaro che la prima, senza la seconda, rischia di diventare solo un monotono susseguirsi di riff schiacciasassi sì potenti, ma incapaci di scavare a fondo; se la pesantezza degli Esoteric annichilisce, sono le loro melodie a colpire dritto nell’anima e a trascinare l’ascoltatore nell’occhio del ciclone.

Anche Paragon of Dissonance, come da tradizione, è un album doppio: quattro tracce sul primo disco, tre sul secondo. La durata di ciascuna canzone è considerevole ma, come scritto poco più su, essa è pienamente funzionale al lento dipanarsi delle complesse intelaiature sonore costruite dagli Esoteric. Vista l’abbondanza di carne al fuoco, imbarcarsi in minuziose descrizioni di ciascuna traccia si rivelerebbe impresa ardua e fondamentalmente sterile, poichè si tratta di un album che poco si presta a fredde analisi formali, ma che va semplicemente ascoltato e goduto. Tuttavia, possiamo certamente segnalare alcuni highlights. Abandonment, come accennato più su, si fa forte di un lavoro di chitarra solista di bellezza assolutamente suggestiva, a cui si contrappone la pesantezza senza scampo della successiva Loss of Will; Cipher si diverte dapprima a schiacciare l’ascoltatore sotto la sua potenza, per poi tendergli la mano con melodie più rarefatte (salvo poi riprendere l’assalto sonoro); Non Being, coi suoi crescendo carichi di epica drammaticità, è probabilmente una delle canzoni più toccanti mai scritte dagli Esoteric; di Aberration colpisce in particolare la vena nostalgica dei suoi passaggi centrali, mentre Disconsolate s’impone come la canzone più malinconica e d’atmosfera dell’album (merito soprattutto dell’eccellente lavoro di tastiere); Torrent of Ills, infine, chiude in bellezza tra sfibrante monoliticità e riverberi psichedelici. Il fatto che per evidenziare alcuni dei punti forti dell’album abbia dovuto passare in rassegna tutte le tracce, tra l’altro, dovrebbe dirla lunga sulla qualità complessiva dell’opera.

Signori, Paragon of Dissonance è qui, gli Esoteric sono tornati e il loro ritorno è di quelli che – ancora una volta – lasciano il segno: si tratta senza dubbio uno dei più grandi capolavori degli Esoteric, e dunque anche uno dei più bei dischi doom metal di sempre. Con una carriera così blasonata come la loro non c’era bisogno di ulteriori conferme, ma Paragon of Dissonance ribadisce a chiare lettere che in un dato genere musicale di leaders possono essercene soltanto pochi, e che gli Esoteric rientrano di diritto tra di essi. Qualunque appassionato di doom metal, ma anche chiunque sia anche solo vagamente interessato a questo genere, dovrebbe far suo questo album senza pensarci su due volte.

Giuseppe Abazia

Tracklist

Disco 1
01 – Abandonment (14:07)
02 – Loss of Will (07:21)
03 – Cipher (09:38)
04 – Non Being (16:09)

Disco 2
01 – Aberration (16:23)
02 – Disconsolate (16:11)
03 – Torrent of Ills (17:59)

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