Recensione: Passage

Di Alessandro Calvi - 16 Dicembre 2001 - 0:00
Passage
Band: Samael
Etichetta:
Genere:
Anno:1996
Nazione:
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80

Eccoci qui a recensire il miglior capitolo di questa storica band del panorama
Black: i Samael.

Ciò che colpisce subito al primo ascolto è che lungo le undici tracce
che compongono questo album, non c’è molto spazio per la melodia. Non fraintendetemi,
non intendo dire che la musica sia bandita da questo disco, tutto il contrario.
Solo che i Samael non sono di quella specie di gruppi black in cui si cercano
tanti fronzoli. Le canzoni hanno di solito una struttura abbastanza semplice:
strofa, bridge, ritornello. Il più delle volte il classico assolo è
totalmente assente. Non c’è interesse nei Samael a ricercare una tecnica
da supermen oppure una velocità stratosferica. Al contrario gran parte
delle canzoni sono piuttosto lente e con riff minimali. Ma che riff!

Le ritmiche sono ossessive e a tratti direi marziali, sembrano quasi trascinarsi
in alcune canzoni generando un vago senso di angoscia nell’ascoltatore. Altre
invece sono un po’ più veloci e scorrono via con uno stile tutto dei Samael.
Come dicevo prima, ben poca melodia. Perchè le chitarre fanno il loro lavoro
e lo fanno bene, ma si limitano a quello.
Stesso discorso per basso e batteria che non vanno mai fuori dal seminato, gli
assoli di chitarra, i troppi fronzoli, la ricerca di troppa tecnica non fanno
per i Samael. Le uniche concessioni in canzoni altrimenti a dir poco granitiche
sono date alle tastiere che alcune volte si concedono accenni di partiture orchestrali
che restano però sempre in sottofondo. Le tastiere suonano brani lenti
avvolgenti, molto dark, direi molto adatti a qualche film dell’orrore, ma sono
slegate da chitarre, basso e batteria che continuano a macinare riff pesantissimi.

Dando un’occhiata alle canzoni possiamo dire ancora qualcosa sui singoli capitoli
di questa opera. La prima canzone: “Rain
è subito una di quelle che restano in mente. Forse la canzone più
veloce dell’album è decisamente incisiva e come dicevo prima subito lascia
capire quali siano le regole dei Samael e in breve è diventata la mia preferita.
Una nota particolare merita la sesta “The Ones who
came before
“. Il testo può ricordare a qualcuno il solitario
di Providence, il grande H.P.Lovecraft che tanti gruppi black e non, ha influenzato
nel corso degli anni. Ma che colpisce è anche la sessione ritmica. La batteria
fa un gran bel lavoro su tutte le canzoni, ma in questa in particolare ci resta
in mente soprattutto per il fatto di esser a dir poco identica a quella di Puritania.
Canzone dall’ultimo disco dei Borgir e tanto osannata da una parte del pubblico
per l’estrema sperimentazione, beh questo disco dei Samael arriva decisamente
qualche anno prima essendo del ’96. Qualcuno diceva che nessuno inventa mai niente
e qualcun altro che le note sono solo 7, ma forse non significa nulla.
Altra menzione per la settima “Liquid Soul Dimension
che riesce a fondere le ritmiche tipiche dei Samael e i loro riff granitici ad
alcune parti di tastiera che potremmo veramente definire sperimentali con suoni
che proprio hanno poco a che fare con i Samael, ma che in questa situazione riescono
anche a esaltare il suono del gruppo.

Per concludere solo poche parole che potrebbero suonare come di circostanza. Questo
Passage” dei Samael si può considerare il loro capitolo
migliore insieme a “Ceremony of Opposites” che non escludo di
recensire a breve. L’acquisto o comunque l’ascolto è quindi consigliato.
Per chi fosse rimasto perplesso da alcuni miei commenti sulla mancanza di melodia
posso solo rispondergli che la prima volta che l’ho sentito è capitato
anche a me. Normalmente preferisco canzoni epic-power o anche black ma in cui
il tasso di complessità delle canzoni è sempre di una bella spanna
sopra la media. Eppure questo disco è riuscito a scavarsi una nicchia nei
miei gusti proprio in virtù di una serie a dir poco invidiabile di riff
azzeccati e di ritmiche così ossessive da risuonarmi nella testa per diverse
ore.

Track list:

01. rain
02. shining kingdom
03. angel’s decay
04. my saviour
05. jupiterian vibe
06. the ones who came before
07. liquid soul dimension
08. moonskin
09. born under saturn
10. chosen race
11. a man in your head

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