Recensione: Passion

Di Francesco Sgrò - 26 Gennaio 2020 - 20:42
Passion
Band: Passion
Etichetta:Frontiers Music
Genere: Hard Rock 
Anno:2020
Nazione:
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80

Passion”: “Passione!” Una parola diretta ed essenziale per esprimere un concetto puro, semplice e potentissimo al tempo stesso. Una parola perfetta per esprimere tutta la passione, tutto il rispetto e tutto l’amore che, questo giovane quartetto britannico ha infuso nelle dieci canzoni che compongono il loro entusiasmante e omonimo album d’esordio, prontamente distribuito dalla sempre prolifica Frontiers Music all’inizio del 2020.

Forti di un songwriting ispirato e di una produzione tanto cristallina quanto granitica, i nostri esplodono con tutta la potenza del migliore Hard Rock sulle devastanti note della bellissima “Intensity”, opener dominata da una sezione ritmica dilaniante, la quale sostiene in modo impeccabile il gigantesco muro sonoro orchestrato dalla sei corde di Chance Vanderline e le adrenaliniche melodie vocali, condotte con grande tenacia dalla ruggente ugola del bravo Lion Ravarez (alias Dan Rossall, fondatore del progetto e già in passato vocalist dei connazionali Night By Night).
Rinfrescante come la leggera rugiada primaverile è la meravigliosa atmosfera che anima la successiva “Trespass Of Love”, scelta abilmente come singolo promozionale di un disco ricco di sfumature che, con grande energia, continua a regalare grandi momenti passionali anche nel corso della rocciosa “Too Bad For Baby”, che tanto sa di Def Leppard del periodo “Adrenalize” (1992).

L’amore di questi inglesi per il Rock degli anni ’80 è palese anche nella patinata “Lost In The Dark”, la quale, questa volta, volge uno sguardo di devozione ai Dokken di “Under Lock And Key” (1985).
Il grande Hard Rock pulsa poi più che mai nella cadenzata “Back”, alla quale segue poi la più movimentata “Victims Of Desire”.
We Do What We Want” procede sul medesimo sentiero tracciato dai brani precedenti, confermando il l’elevato livello di un esordio al fulmicotone, che continua travolgere ogni ostacolo con la potenza della spensierata “Built The Please”.

Quasi al termine dell’album le velocità si fanno maggiormente sostenute nella “kissiana” “She Bites Hard”, mentre con la fine della seguente e rocciosa “Big Game” (omaggio ai White Lion?), cala il sipario su questa Opera Prima di un gruppo che certamente saprà regalare ancora grandi emozioni in futuro.

 

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