Recensione: Phanerozoic II Mesozoic | Cenozoic

Di Tiziano Marasco - 24 Settembre 2020 - 9:33
Phanerozoic II Mesozoic | Cenozoic
Band: The Ocean
Etichetta: Metal Blade
Genere: Death  Progressive 
Anno: 2020
Nazione:
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85

L’uomo timorato, all’uscita del presente nuovo album dei tedeschi The Ocean, non può che fare una cosa: aprire Spotify (o simile attrezzo, perché qui l’mp3 paga) e sentirsi in una tirata “Precambrian”, “Phanerozoic I Paleozoic” e appunto “Phanerozoic II Mesozoic | Cenozoic”: finalmente infatti possiamo ripercorrere tutta la storia geologica del nostro pianeta come la intende Robin Staps da Berlino, dalla nascita ai giorni nostri. L’olocene che chiude “Phanerozoic II Mesozoic | Cenozoic” è infatti la nostra epoca, come ci insegnava Battiato.

E che conclusioni ne traiamo?

Una, immediata: i The Ocean, da quel lontano 2009 in cui ci regalarono il loro capolavoro, si sono nettamente ingentiliti. Risentito dopo qualche anno di incolpevole lassismo, “Precambrian“, sebbene contornato di raffinate melodie, ha il volto d’un disco estremamente ricercato, ma anche grezzo e ruvido, con un growl stradominante, se confrontato ai due dischi che trattano l’eone fanerozoico.

Detto questo, la seconda cosa che balza all’orecchio è che i due capitoli dedicati al fanerozoico sono compatti, omogenei e unitari. Questa è una cosa che dovrebbe risultare abbastanza logica, trattandosi di un progetto sviluppato su più album, ma non necessariamente automatica: se pensiamo al doppio “Heliocentric” / “Anthropocentric” (due album peraltro usciti a distanza ravvicinata, mentre qui le uscite sono separate da due anni), dovrebbe venire in mente che la seconda parte era risultata un po’ più debole.

Qui no. “Phanerozoic II Mesozoic | Cenozoic” inizia esattamente dov’era finito il predecessore, e non solo perché Permiano e Triassico sono due periodi contigui. Il nuovo parto di Staps e soci infatti continua infatti con le sonorità lussureggianti, le melodie languide e malinconiche e le rare sfuriate che ricordano come i The Ocean sono comunque una band legata all’estremo.

Emergono così tracce estremamente godibili e facili da immagazzinare, a dispetto di un sound strutturato e dalle mille sfumature. Ne è una prova il fatto che le prime due tracce, dedicate al mesozoico e dunque molto più estese delle successive, entrano subito in testa, fin dalla litania con cui Loïc Rossetti fa la sua comparsa in “Triassic”. La successiva “Jurassic | Cretaceous” è invece un pezzo spaccato a metà, con una prima parte ruvida e rabbiosa in cui si nota subito un ritornello che, pur essendo in scream, entra facilmente in testa. Nella seconda metà, molto più inquieta ed introspettiva, si registra anche l’ottima comparsata di Jonas Renkse dei Katatonia (presente anche nella prima metà di questo doppio album).

Sonorità intimiste che ritornano nella bellissima “Eocene”, tutta in clean, uno dei pezzi più accessibili mai fatti dai tedeschi. Ma tutto il disco vive di ottime melodie, anche un brano cupo e caratterizzato dalla strofa in growl come “Miocene | Pilocene” riesce ad evolversi in un favoloso ed indolente ritornello in clean, mentre in “Pleistocene” assistiamo all’esatto opposto.

In definitiva, dunque, “Phanerozoic II Mesozoic | Cenozoic” riesce nell’impresa di non sfigurare di fronte alla già ottima prima metà del nuovo progetto dei The Ocean. Non solo, la integra e completa davvero a meraviglia. Tanto che, una buona volta, viene da dire che questo giro un’uscita a doppio cd ci sarebbe stata proprio bene e non sarebbe stata affatto pesante; i due album assieme fanno 98 minuti e 46 secondi, quindi nulla di insormontabile. Ma è evidente che all’uscita di “Paleozoic” il disco di cui oggi non era, probabilmente neppure nella testa del suo creatore. Chapeau a una delle band più originali del panorama metal attuale.

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