Recensione: Piercing The Heart Of The World
I Triumpher sono un gruppo ateniese, formatosi nel 2020, con all’attivo 3 full-lengths usciti tra marzo 2023 (l’acerbo “Storming The Walls”), ottobre 2024 (l’ottimo “Spirit Invictus”) e questi giorni di inizio marzo 2026 (“Piercing The Heart Of The World”). Quest’ultimo album, dotato di piacevole artwork realizzato dall’artista greca Anastasia Ziazopoulou, è composto da 8 tracce per una durata totale di poco inferiore ai ¾ d’ora; il songwriting, quindi, come spesso accade nell’epic metal più colto, è complesso ed il minutaggio di alcuni brani è da ritenersi “importante”. Prendiamo la suite conclusiva “Naus Apidalia”, ad esempio, lunga ben 9 minuti e mezzo, con una lunga parte strumentale al centro che poteva anche essere un po’ accorciata, senza che la canzone potesse risentirne, lasciando intatto tutto il suo fascino e la sua epicità, dovuta anche alla declamazione di alcuni versi in greco. Sulla stessa scia anche l’altra traccia lunga, la quarta, intitolata “Ithaca (Return Of The Eternal King), che è anche il pezzo più lento del lotto, sicuramente ricco di atmosfere, ma forse leggermente meno ficcante e convincente degli altri.
Ritengo, infatti, che la band dia il meglio di sé sui pezzi più veloci, quando il riffing serrato ed il blast-beat della batteria ricordano un po’ anche il black metal, come nella splendida opener “Black Blood”, nell’ottima seguente velocissima “Destroyer” e nell’affascinante “Erinyes”, in questo aiutata anche dalle backing vocals in growl, credo opera del bassista Stelios Zoumis. A proposito, il basso è strumento assoluto protagonista, con parti soliste semplicemente da brividi lungo tutto l’album, assolutamente alla pari delle due chitarre di Christopher Tsakiropoulos e Mario Petropoulos, autori di muri di riff ed assoli. C’è poi Agis Tzoukopoulos che, con la sua batteria, impone spesso ritmi molto veloci, grazie ad un sapiente utilizzo della doppia-cassa. La voce del fondatore Mars Triumph (all’anagrafe Antonis Vailas) è convincente, grazie ad una buona interpretazione e ad una notevole versatilità che lo porta a volte ad essere accostabile anche ad uno screamer isterico.
Ciò che però convince maggiormente, sono le atmosfere epiche, quasi drammatiche, che manderanno in estasi tutti i fans dell’epic metal, anche grazie anche ad una produzione ben realizzata. Qualcuno potrà paragonarli ai Manowar (paragone non proprio calzante), ma la drammaticità e l’epicità della band (che in un certo senso ricorda i ciprioti Arrayan Path), uniti ai predetti richiami al metal più estremo, riescono a differenziarla dalla media del genere. Emblematica in tal senso, la solenne “The Mountain Throne”, ricca di cori epici e dall’incedere cadenzato e drammatico, non a caso scelta anche per la realizzazione di un lyric video. Se, insomma, siete fans dell’epic metal nella sua versione meno “trve” e più solenne e teatrale, questo “Piercing The Heart Of The World” farà sicuramente al caso vostro, perché si tratta di un disco davvero ben fatto, indubbiamente tra i migliori nello specifico settore. Il gruppo greco mette in mostra un talento fuori misura e, se saprà aggiustare alcuni dettagli di poco conto, il prossimo album sarà semplicemente strepitoso!

