Recensione: Punto Di Ritorno

Di p2k - 28 Aprile 2005 - 0:00
Punto Di Ritorno
Band: S.O.S
Etichetta:
Genere:
Anno: 2005
Nazione:
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75

E’ una storia complicata quella dei romani S.O.S.
E’ una storia lunga e complicata quella dei romani SOS.
Nati nell’ormai lontano 1984, hanno visto nel corso degli anni la loro line-up modificarsi più volte a causa di varie vicissitudini (alcune “classiche”, altre purtroppo tragiche), ruotando sempre intorno alla figura dello storico leader Fernando Regaldo (chitarra ritmica).
Sono più di vent’anni quindi che gli SOS lottano strenuamente per portare avanti coerentemente la loro proposta che verte su un canonico hard-rock cantato in italiano, nonostante i sorrisini dei più e l’indifferenza della massa, attratta per la maggior parte da ben altre sonorità (Quelle “comandate” dalle major per capirci).
In tutti questi anni hanno pubblicato diversi demo e solamente due studio album (E chi segue la scena “indie” italiana sa che questa è prassi purtroppo comune), raccogliendo meno consensi di quanti avrebbero meritato (e anche questa non è certo una loro esclusiva).
Il disco che mi appresto a recensire non è propriamente il terzo parto degli SOS, ma bensì una ristampa del loro primo e ormai introvabile album “Un Paradiso Per Gli Altri”, uscito nel lontano 1995, con l’aggiunta di alcuni pezzi del loro recente “Relazioni Pericolose” (2004).
Quindi niente di nuovo sotto al sole?
Beh, direi di no, visto che le tracce che vanno a comporre questo disco sono state rimasterizzate per aggiornarne il suono, e in alcuni casi riregistrate. Per la parte tratta da “Relazioni Pericolose” invece la novità sostanziale è data dalla nuova registrazione delle parti vocali, che, se nella vecchia release vedevamo all’opera il comunque ottimo Marco Battelli, in questa veste troviamo (come in tutte le altre tracce) il figliol prodigo Bruno Baudo, così come alla chitarra solista è tornato l’altro figliol prodigo Riccardo Foti.
E’ stato infatti l’aver riformato la loro “storica” line-up ad aver spinto gli SOS ad intraprendere questa operazione, rinvigoriti da un’intensa attività live che li ha visti protagonisti su numerosi palchi.

Passando al disco vero e proprio, cosa può attendersi l’ascoltatore ignaro da questo album?
Innanzitutto tanta energia, di quella che riporta alla mente la grande era del rock degli anni ’80, quando in classifica regnavano gruppi come Motley Crue, Bon Jovi, Europe, Cinderella, Tesla, e compagnia.
La sezione ritmica è perfettamente in linea con il prodotto hard-rock proposto. Quadrata e pulsante quanto basta, ad opera del basso di Sergio Grammatico e della batteria di Luca Mariani.
La chitarra di Fernando elargisce potenti riff, ben corrisposti dalle ottime capacità di Riccardo nelle parti soliste.
Il timbro di Bruno alla voce è caratterizzato da un’ottima estensione, che passa dai toni acuti soprattutto nel vecchio repertorio, dove arriva a sfoderare un falsetto degno dello screaming di Rob Haldford (Ascoltare per credere), a toni più caldi, dove le sue capacità d’interprete vengono prepotentemente a galla.
E’ una festa hard rock quella che ci si para davanti, aperta dalla tiratissima “S.O.S.”, passando per “Abbiamo Un’Anima”, “Il Paradiso Va A fuoco”, “Hot Rock’n’Roll”, “Uomo Solo”, “Anni Difficili”.
Spazio anche alla ballad “Senza Conoscermi” aperta da un bel lavoro di chitarra classica, che serve a stemperare momentaneamente i toni di un disco molto tirato, così come risulta gradevole diversivo “Ti Suono un Blues”.
Anche i pezzi recenti reggono botta con il vecchio repertorio, e l’energia di “L’Inferno è Qui”, “Relazioni Pericolose”, “Mi Sono Innamorato di una Pornostar” sta dimostrare l’indomito carattere dei nostri, che in tutti questi anni hanno mantenuto quella voglia di suonare la PROPRIA musica, fregandosene delle mode imposte.
Certo è che in tutto questo mare di Hard Rock “made in Italy” c’è qualcosa di strano. Qualcosa che manca (riconoscimenti a parte).
Analizzando bene il contenuto del disco, questo risulta formalmente perfetto. Ben prodotto, ottimamente suonato, ben confezionato. Tutto sembra messo lì al posto giusto per rendere questo album un qualcosa di epico. Ma alla fine quello che manca da questo platter, è la CATTIVERIA. Eh si. Quella sana dose di sporcizia (“Dirt”) che i Motorhead ed Ac/Dc hanno sempre elargito in dose massiccia, coniugando tutta la loro energia con un’attitudine veramente “bastarda” (nel senso cattivo!). Il cantato di Bruno, pur essendo tecnicamente ineccepibile, risulta troppo “educatino” per cantare di sesso, feste e donne. Il tutto finisce con il diventare poco credibile. Anche la scelta dei testi in italiano risulta un azzardo proprio per il contrasto che si viene a creare tra la critica fatta sopra e il contenuto delle liriche, che come da tradizione del genere vuole, questi sono all’insegna del “Fun & Easy”.
Quindi, a mio vedere, o si incattivisce Bruno, o si rendono più “seriose” le tematiche cantate.
A parte questa mia eccessiva elucubrazione, trovo questo disco un prodotto realmente godibile, energico e ben fatto, che saprà accontentare tutti gli amanti di queste sonorità. Consiglio anche a chi non è avvezzo a questo genere di dargli un’ascoltatina, magari riuscirà a riscoprire quell’attitudine “ROCK” non del tutto stemperata per nostra fortuna, almeno fino a quando ci saranno gruppi come gli SOS a mantenerne viva la fiamma.

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75