Recensione: Rock The Rebel / Metal The Devil

Di Alberto Fittarelli - 25 Giugno 2007 - 0:00
Rock The Rebel / Metal The Devil
Band: Volbeat
Etichetta:
Genere:
Anno: 2007
Nazione:
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82

La proposta pi originale dell’anno in corso, probabilmente, ce la portano questi Volbeat, danesi e sinora praticamente sconosciuti al grande pubblico: guidati dalla mente e dalla voce di Michael Poulsen, leader in passato dei leggermente pi noti Dominus, i nostri si cimentano in una miscela che dire esplosiva poco.

Elvis Thrash Metal: cos li ho sentiti definire e, se inizialmente la cosa mi sembrava paradossale e a livello delle storpiature pubblicitarie a cui le label ci hanno abituati nel corso degli anni, devo dare ora ragione a chi sinteticamente usava quelle 3 paroline per etichettare la loro musica. Oh, naturalmente non ci si ferma l: ma innegabile che i Volbeat uniscano fondamentalmente riff thrash metal (e qualche volta sfiorino il death melodico) ad una voce declamatoria che fa assolutamente rock’n’roll anni ’50/’60, tra un Elvis Presley e un Johnny Cash, di cui ostentano orgogliosamente le t-shirt.

E a ben vedere una simile evoluzione del loro sound, giunti al secondo album, era da prevedere: esattamente 10 anni fa i Dominus rilasciavano l’album Vol.Beat, che abbandonava il death gotico delle origini abbracciando in pieno gli influssi r’n’r, quella specie di metal caratterizzato a forte groove che ancora oggi fornisce la base musicale a Rock The Rebel/Metal The Devil. Ed da qui che si riparte per analizzare un album fresco, divertente, magari di non elevatissimo spessore ma che riesce a farsi ascoltare a ripetizione, specie in situazioni festaiole: un album che si apre con l’energica The Human Instrument, che col riff nostalgico d’apertura e il groove di cui capace ci trasporta immediatamente nell’atmosfera del disco. Vocals che giocano perennemente con l’impostazione artefatta, che prendono l’ascoltatore per mano e lo conducono al melodico ritornello mentre, senza accorgersene, inizia a tenere il tempo con testa, piede e qualsiasi cosa abbia per le mani.

Momenti migliori del disco, canzoni da incorniciare per la loro capacit di suonare accattivanti, dannatamente coinvolgenti e originali sono una The Garden’s Tale, con la roca voce dell’ospite Johan Olsen dei punk Magtens Korridorer a scandire le frasi in madrelingua ed alternarsi con l’impostatissima timbrica di Poulsen; una River Queen, romantica e sognante anche se cadenzata e dotata del miglior riff metal del disco; una rockeggiante A Moment Forever, con la voce del singer sugli scudi; ma soprattutto il gioiello dell’album, quella Sad Man’s Tongue che si pone come vero e proprio tributo a Johnny Cash dall’inizio alla fine, e che sono sicuro risulti esplosiva dal vivo.

Il limite di questo disco, se proprio vogliamo trovarglielo, in una certa monotonia di fondo della base strumentale, costruita su riff davvero molto semplici e diretti, che rischiano per di lasciare troppa responsabilit alla voce di Poulsen, costretto a mantenere alta l’attenzione dell’ascoltatore quasi da solo. Un difettuccio che non danneggia per troppo la fruizione dell’album, che resta comunque ben pi che godibile a lungo.

Una vera e propria sorpresa, e viste le potenzialit dimostrate non dubito che, anche al di fuori di quella Danimarca dove sono gi delle star, i Volbeat diventino la cosiddetta next big thing del metal meno chiuso in schemi rigidi.

Alberto ‘Hellbound’ Fittarelli


Tracklist:

1. The Human Instrument 04:29
2. Mr. & Mrs. Ness 03:47
3. The Garden’s Tale 04:51
4. Devil or the Blue Cat’s Song 03:15
5. Sad Man’s Tongue 03:05
6. River Queen 03:41
7. Radio Girl 03:45
8. A Moment Forever 03:42
9. Soulweeper #2 04:02
10. You Or Them 04:11
11. Boa (JDM) 03:35

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