Recensione: Ruins

Di Daniele D'Adamo - 30 Aprile 2011 - 0:00
Ruins
Band: Corpset
Etichetta:
Genere:
Anno: 2011
Nazione:
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60

Parallelamente allo swedish death metal corre, invero senza velleità di divergerne, il finnish death metal. Forse, però, qualcosa di diverso c’è, e i Corpset ci tengono nel rilevarlo. Chiaramente, solo gli appassionati del genere potranno scovare i sottili disegni che orlano i due stili e che, quindi, li differenziano. In linea generale, i finlandesi sembrano meno propensi a esagerare con la melodia; restando per ciò più fedeli all’old school invece che andare a fare il paio con gente come gli In Flames o gli Scar Symmetry giusto per fare due nomi (non) a caso.

Con che, più o meno, s’è scritto a cosa vi troverete davanti, una volta inserito “Ruins” nell’angusta feritoia del vostro lettore CD: potenza, tanta da debordare e melodia, poca da non stancare. Il tutto, nel rispetto delle coordinate stilistiche (comprendenti ovviamente anche un po’ di thrash) dettate dai Maestri del genere primigenio come Death, Dissection e Dismember, per esempio. In poco più di mezz’ora il combo di Tampere scarica dieci bordate dure da digerire, evitando di lambire gli estremi in tutto. La velocità non è mai da capogiro (a parte qualche sfuriata blast-beats di Timo Hanhijoki), il growling di Antti Murtonen è umano, il guitarwork curato da Jari Kelloniemi (membro fondatore) e da Jami Heikkala erige il classico ‘muro di suono’ utilizzando un rifferama dalle tessiture assai classiche. Con che, più che di finnish death metal, secondo me, occorre riferirsi con molta più semplicità al death metal. Sì, i Corpset fanno death metal, e anche abbastanza bene.

Apparentemente la band s’è formata da poco (2008), ma in realtà è dal 1998 che Kelloniemi, con il moniker Chakra, calca le scene del metal estremo scandinavo. Con che si spiega la maturità artistica del quintetto, ben lungi da aver realizzato un full-length (il primo della loro carriera) in maniera superficiale e/o approssimativa. Del resto, l’album è stato missato e masterizzato presso i Coal Hole Studio di Hämeenlinna da Janne Tauriainen, con grande sollievo per i nostri apparati uditivi.

Sollievo relativo, poiché non si fa nemmeno in tempo a orientarsi che arriva subito una violenta mazzata fra capo e collo: “The Light Divine”, l’opener, forse la canzone più vicina al concetto di death metal melodico per via, soprattutto, del ritmo dettato dalla doppia cassa a 360°. “Castrate” è un monumento (che odora un po’ di Slayer durante gli intrecci delle chitarre soliste) alla forza bruta: nessuna concessione alla melodia, niente fronzoli. Anche “Blair” scalcia come un mulo impazzito, con qualche linea armonica meno dura che addolcisce, ma di poco, l’impatto sonoro; comunque sempre sostenuto da possenti scale musicali, dissonanti, dure da digerire. Dopo la massiccia “Moment Of Clarity”, dal buon ritornello – finalmente (?) accattivante – e dai tempi vivaci, arriva “Into The Light”, sinuoso e avvolgente episodio che sa tanto di doom. Un brano che dimostra il possesso di una discreta poliedricità compositiva da parte dei Nostri. “Give & Go”, breve e trascinante con i suoi cori anthemici, aumenta la velocità media di “Ruins” portando con sé un po’ di vivacità in più. Con “World Hate Center” il combo nordeuropeo cade nella ‘trappola-In Flames’ mutuando da essi, appunto, troppa carne al fuoco (escluso, però, il lento break centrale, dal deciso taglio heavy). Ancora un forte sapore di heavy/thrash connota “Behind The Sauna”, pezzo in cui la band rallenta con decisione il ritmo, aumentando così la pesantezza del suono. “V.P.O.”, dal refrain facilmente memorizzabile, e “Caesar’s Palace”, rapidissima rasoiata, chiudono senza infamia né lode il disco.

‘Senza infamia né lode’. Eccola, appunto, la frase che riassume perfettamente il giudizio che si può dare a “Ruins”. Tutto è fatto bene, tutto è al posto giusto e nel momento giusto ma, alla fin fine, manca quel ‘qualcosa in più’ che, temo, terrà nascosti nell’undeground i pur volonterosi Corpset. Incapaci, nonostante l’indubbio impegno e la professionalità profusa, di emergere dal grigio anonimato degli ensemble che, uno per l’altro, suonano tutti allo stesso modo.

Daniele “dani66” D’Adamo

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Track-list:
1. The Light Divine 3:49
2. Castrate 2:45
3. Blair 3:57
4. Moment Of Clarity 3:42
5. Into The Light 4:38
6. Give & Go 2:19
7. World Hate Center 4:18
8. Behind The Sauna 3:51
9. V.P.O. 3:42
10. Caesar’s Palace 2:22               

All tracks 35 min. ca.

Line-up:
Antti Murtonen – Vocals
Jari Kelloniemi – Guitar
Jami Heikkala – Guitar
Petri Palonkoski – Bass
Timo Hanhijoki – Drums
 

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