Recensione: Same Drug New High
Dopo oltre vent’anni di attesa discografica e una reunion che dal 2017 ha acceso i palchi di mezza Europa, i Gluecifer tornano finalmente in studio. Il risultato, Same Drug New High, non è solo un album della ripresa, ma una dichiarazione di puro del rock ‘n’ roll, spingendosi con foga fino alle soglie dello speed rock senza mai recidere il cordone ombelicale con le radici psichedeliche degli anni ’60 e ’70.
Lo scioglimento del 2005 pare oggi solo una lunga parentesi necessaria per ricaricare le batterie. Se la reunion live del 2017 aveva riacceso la scintilla, questo nuovo lavoro è l’incendio definitivo. La produzione è impeccabile: cristallina ma mai patinata, permette a ogni riff di colpire allo stomaco con una precisione chirurgica, facilitando un ingresso immediato nel groove viscerale del disco.
Il ritorno dei Gluecifer si è palesato con “The Idiot”, uno dei brani più rapidi della loro discografia: un pezzo dal taglio moderno e pesante che si concede persino il lusso di citare Ace of Spades nel finale. Se le premesse erano ottime, con “Armadas” e “I’m Ready” ogni dubbio è svanito, restituendoci la band che è riuscia a creare un album che si posiziona con autorevolezza sul podio della propria produzione, secondo solo alla pietra miliare “Tender Is The Savage”.
Il disco è un distillato purissimo di quel “rawk” scandinavo l’idioma sonoro che seppe resistere all’egemonia estetica del grunge negli anni ’90. La struttura delle composizioni è impeccabile e curata in ogni dettaglio, sostenuta da un’energia costante che non concede cali di tensione. Su tutto svetta la prova ferocissima di “Captain”, che impartisce una lezione magistrale infilando alcuni dei migliori assoli della sua intera carriera.
Rispetto ai lavori degli esordi, “Same Drug New High” segna uno scarto netto, i toni leggeri del passato lasciano spazio a tematiche più cupe e distopiche, il sound si fa più pesante e vicino alle sonorità di “Automatic Thrill”, con velocità sostenute e chitarre decisamente più corpose. I riferimenti autobiografici, come in “1996”, celebrano con orgoglio l’era eroica dei primi passi, prima che il gruppo diventasse la rock band di maggior successo in Norvegia.
Invece di scivolare nel viale dei ricordi, i Gluecifer evolvono. “Same Drug New High” evita le trappole dell’auto-plagio per mostrare un gruppo maturato nell’assenza, capace di distinguersi dai comprimari per visione e sostanza. Il passato resta un punto fermo, ma il presente appartiene a questa nuova, vibrante energia. Con questo disco i Gluecifer confermano che l’onestà e l’adrenalina contano più di qualsiasi sperimentazione costruita a tavolino.

