Recensione: Saudade
A volte, purtroppo, sono le tragedie a fare da catalizzatore nella crescita evolutiva di un artista. Viene subito in mente, a triste esempio, la morte prematura e improvvisa di Bon Scott. Un dramma devastante che ha portato gli AC/DC a scrivere quello che, a distanza di 46 anni, è ancora non solo il loro indiscusso e sommo capolavoro ma uno dei migliori album di sempre a livello mondiale. Ogni solco di ‘Back in Black’ è percorso dalla sofferenza del lutto, ma è anche un grande tributo all’amico scomparso e a quel suo carattere libero e selvaggio che, disgraziatamente, si è rivelato anche autodistruttivo.
I Deez Nuts, per mera combinazione australiani anch’essi, hanno vissuto una disgrazia simile.
Nati nel 2007 come progetto solista Hardcore Punk/Hip Hop del musicista JJ Peters (ex I Killed The Prom Queen), i Deez Nuts divennero una vera e propria band l’anno dopo per portare sui palchi l’album di debutto ‘Stay True’. I musicisti che si unirono a JJ furono Stuart Callinan alla Chitarra, Ty Alexander alla batteria e Sean Kennedy al basso. Quest’ultimo, però, lasciò poco dopo per rientrare nel 2014, rimanendovi e partecipando ai tre album ‘Word Is Bond’ (2015), ‘Binge & Purgatory’ (2017) e ‘You Got Me Fucked Up’ (2019), fino al 23 febbraio 2021, giorno in cui, purtroppo, decise di togliersi la vita.
Sono avvenimenti che colpiscono come un maglio … da un momento all’altro una persona importante della tua vita scompare, non c’è più e non può tornare, per quanto tu lo possa desiderare. Non sei preparato … puoi essere forte quanto vuoi ma il cuore ti si strazia. D’altro canto, l’elaborazione di un dolore così forte porta anche ad una maturazione consapevole che ti apre occhi e mente, facendoti vedere aspetti della vita che prima non riuscivi a cogliere.
A distanza di 5 anni dalla tragedia e 6 dall’uscita dell’ultimo lavoro, il nuovo Full-Length dei Deez Nuts rivela questo dolore, come già dice il titolo: ‘Saudade’, termine portoghese e galiziano di derivazione latina che descrive “un profondo stato emotivo di malinconico desiderio per qualcuno o qualcosa che è assente” avendo la consapevolezza che potrebbe non tornare mai più.
La crescita è netta: gli argomenti festaioli da casino e divertimento sfrenato trattati a cuor leggero negli album precedenti vengono messi da parte per testi riflessivi e sobri che toccano temi fisici come perdita, rabbia, resilienza, sopravvivenza e nostalgia.
Musicalmente, questo assurdo dolore proietta una ferocia e scura energia che dilaga dai solchi di ‘Saudade’ come un tuono assordante.
Il mondo dei Deez Nuts è diventato buio e pericoloso: ritmiche Hardcore compresse, riff Thrash incendiari, andature Groove Metal opprimenti, cantato Rap insidioso, ruvido e sporco sono le sonorità che lo creano intrecciandosi e sovrapponendosi. Come per ‘Back In Black’ anche per ‘Saudade’ sono principalmente gli elementi Heavy Metal a tracciare il percorso del lutto: non c’è luce e non ci sono soste ed il disco scorre aggredendo continuamente con forza scura e schiacciante.
Eppure, nonostante questo, si avverte una melodia orecchiabile sparsa qua e là nei ritornelli corali e nelle sequenze Punk Rock (‘God Damn’ e ‘Give ‘em Hell’ su tutte) che fa da legame, che rende scorrevole un album altrimenti troppo ostico, che chiarisce che la malinconia causata dalla perdita non ha affossato l’anima degli amici, ma l’ha fatta crescere.
Tracce come la temporalesca e durissima, ‘ICU’, la cangiante e metallica ‘Russian Roulette’, la sofferente ‘Uncut Gems’, la brutale ‘Miss Me With That’ od anche la ferocissima ‘Hang the Hangman’, ulteriormente imbastardita dalla presenza di Andrew Neufeld dei Comeback Kid e la conclusiva ‘Cold Sweat’, che esce dagli schemi con le sue trame orchestrali drammatiche, mostrano una band coesa, che ha saltato il fosso, che è diventata “adulta” attraversando il tunnel del dolore uscendone più forte e decisa.
Non è solo Hardcore, non è solo Rap, non è solo Metal ma la chiara espressione di chi vuole lasciare un segno prepotente ed indelebile.
I Deez Nuts di oggi vedono l’entrata in scena, al fianco degli inossidabili JJ Peters alla voce e Matthew Rogers alla chitarra, dei nuovi Apolinário “Poli” Correia (Devil In Me, Sam Alone & The Gravediggers, Portogallo) al basso e Jesse Labovitz (No Warning, Canada) alla batteria, garanti di una sezione ritmica spietata e compatta che ha indurito inequivocabilmente il sound del combo portandolo ad un livello superiore.
‘Saudade’ è stato scritto e registrato presso gli Eyeball Studio in Portogallo, prodotto da Andrew Neufeld, che attraverso un suono estremamente compatto e fosco è riuscito a catturare le emozioni della band e poi masterizzato da Jon Markson a Brooklyn.
