Recensione: Sbhorror

Di Roberto Castellucci - 23 Dicembre 2023 - 12:00
Sbhorror
Band: Carcharodon
Etichetta:
Genere: Doom  Groove  Thrash 
Anno: 2023
Nazione:
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78

Stop overthinking. Traduco liberamente: smettiamola di pensare troppo. Troppo mente, no mente!, diceva un personaggio del film L’ultimo Samurai, non sapendo più cosa suggerire a Tom Cruise per risparmiargli un’altra sonora batosta durante la preparazione ai combattimenti. Pensare troppo blocca l’azione, impedisce di prendere decisioni. A quanto pare fa pure male alla salute: il ‘troppo pensare’ rischia addirittura di causare inopportuni aumenti di stress, insonnia e tutta una serie di disturbi di cui possiamo tranquillamente fare a meno. I liguri Carcharodon hanno interiorizzato molto bene questo insegnamento. E’ più o meno da 20 anni, infatti, che ci suggeriscono di prenderci tutti un po’ meno sul serio: con la pubblicazione di “Sbhorror” i ragazzi confermano questa linea d’azione… mantenendo in pagella un bassissimo voto in condotta! Partirò dal fondo: il brano “The Shedding”, traccia conclusiva della loro ultima fatica, inizia con una voce straziante che urla, per l’appunto, ‘stop overthinking’. Questo lungo brano, oltre ad aver contribuito a dare il La a questa recensione di “Sbhorror”, contiene tutti gli elementi caratteristici della discografia di questo power trio. “The Shedding” raccoglie le influenze musicali macinate, tritate ed assunte dai Carcharodon durante la loro carriera: Thrash Metal, Death Metal, Stoner, Hardcore, Groove, Southern Rock, Doom e chissà cos’altro. Un miscuglio così ricco non rischia forse di sprofondare nel ‘troppo mente’ dei succitati samurai? La risposta a questa domanda retorica è ‘assolutamente no. Ecco il primo punto di forza di “The Shedding” e di tutto “Sbhorror”: i tre megalodonti di Ponente, forse per la prima volta in modo davvero riuscito, hanno amalgamato con invidiabile armonia tutte le ispirazioni provenienti dai loro variegati ascolti. Non che i dischi precedenti fallissero in questo obiettivo, sia chiaro. Tanto “Roachstomper” quanto “Bukkraken”, i due full-length pubblicati prima di “Sbhorror”, riassumevano bene la bulimia musicale tipica dei Carcharodon. Con “Sbhorror”, però, il salto di qualità verso l’alto è innegabile.

Ricordo a questo proposito la prima volta in cui ho incontrato Pixo, bassista e cantante della band. Era il mese di agosto 2019 ed era appena terminata un’esibizione degli Eyehategod: i Carcharodon avevano occupato il palcoscenico poco prima di questo storico gruppo. Insieme ad alcuni compagni di bisboccia si stava parlando di musica, come se le orecchie non stessero ancora fischiando abbastanza dopo il casino piantato dagli Eyehategod e da tutti gli artisti che li avevano preceduti. Pixo si unì brevemente alle nostre avvinazzate chiacchiere di fine concerto; alla domanda ‘ma voi, in definitiva, che genere fate?’ rispose ‘noi ci buttiamo dentro un po’ di tutto’. Più chiaro di così…il trio aveva pubblicato nel 2018 “Bukkraken”, forse l’album col titolo più bello del mondo, e la risposta di Pixo lo descriveva benissimo. Riascoltandolo oggi, “Bukkraken” mostra in nuce tutte le peculiarità sonore che ritroviamo, opportunamente potenziate, in “Sbhorror”. La formazione, d’altronde, è la medesima in entrambi i dischi. L’arrivo di Nuzzi alla batteria nel 2018 ha reso stabili le ‘fondamenta artistiche’ dei Carcharodon e gli effetti di questa stabilità sono oggettivamente percepibili. Le ultime canzoni della band, ben calibrate nella loro varietà, risultano allo stesso tempo molto dirette e permettono una facile appropriazione delle melodie da parte degli ascoltatori. In un battibaleno, dopo i primi ascolti di “Sbhorror”, mi sono ritrovato a passeggiare per le strade del mio paese fischiettando riff Sludge a dir poco ruffiani, ingombranti come il lato B dei rinoceronti ritratti nel videoclip di “Beak Life”. Questa canzone è stata scelta dai Carcharodon come secondo singolo propedeutico alla pubblicazione di “Sbhorror”: vale la pena di spendere qualche parola a riguardo, soprattutto considerando gli innumerevoli spunti che questa canzone è capace di offrire.

Dopo un inizio solenne, che potrebbe benissimo introdurre un disco di Black Metal sinfonico, il brano si trasforma in una veloce galoppata Thrash pronta a mietere molte vittime tra il pubblico pogante. Il videoclip ospita sequenze splatter pescate da classici del cinema Horror come Scanners e Horror in Bowery Street, scene estratte da documentari naturalistici, filmati amatoriali girati in locali mal frequentati da nostrani Mostri delle Palude. A dirla tutta, le sequenze che ritraggono gabinetti strabordanti e incarognite anziane al volante sono ancora più terrificanti delle scene tratte dai film splatter anni ’80…aggiungete a questo infernale calderone Massimo Boldi che tartaglia in piena crisi tachicardica e avrete una sommaria idea dell’universo in cui i Carcharodon vi guideranno. Se ancora non vi basta, passate al lyric video del secondo singolo introduttivo a “Sbhorror”: “Cold Cuts”. Prima di ascoltare quest’altra devastante sgroppata, per entrare nel giusto mood, leggete a voce alta il titolo del brano per cinque volte. Non evocherete Candyman ma farete scorrere un’infinita cascata gialla dietro alla copertina del disco, mentre leggerete storie da un mondo in cui i poteri forti si mangiano tutto il salame a disposizione. Per costoro vale l’invito ad aprir bocca solamente per esercitarsi in determinate tecniche di suzione. I poteri forti, inoltre, vengono evocati alla fine del brano dalla voce del ‘Presidente’ del film di Pasolini Salò o le 120 Giornate di Sodoma. Tutte queste meraviglie non vi bastano? Passiamo al terzo brano del disco, “Frozen Piss Knife”: il titolo spiega a chiare lettere cosa si potrebbe fare portando sottozero un po’ di quella cascata gialla che scorreva nel video di “Cold Cuts”. Teniamo a mente quest’alternanza tra cultura ‘bassa’ e cultura ‘alta’: il gioco dei contrasti messo in atto dai Carcharodon è una caratteristica predominante in “Sbhorror”.

Fat bottomed girls, you make the rockin’world go round’, cantavano i Queen. Lo hanno fatto in radio, in rete e nei giradischi degli appassionati per circa 45 anni, prima che qualche squinternato privo di senso dell’umorismo urlasse allo scandalo e al body shaming eliminando il brano da un Greatest Hits presente in una misconosciuta piattaforma per bambini. Censuriamo anche noi e sostituiamo all’invisa parola girls la parola riffs: ecco pronto un bel riciclo per il verso dell’ingiustamente bistrattata canzone dei Queen, grazie al quale è possibile descrivere le parti di chitarra senza l’utilizzo di termini tecnici. Il lavoro del chitarrista Boggio è efficacissimo: l’ascia dei Carcharodon è una macchina infernale produttrice di riff orecchiabili, lascivi e ‘grassi’ tanto quanto i deretani delle amiche dei Queen. Ribellione, volgarità, ironia,…il piatto è molto ricco e viene veicolato alla perfezione dall’invidiabile vocione di Pixo, responsabile di una convincente prestazione al microfono. I testi di “Sbhorror” risultano insolitamente comprensibili: il rabbioso growl/non growl di Pixo (non saprei come definire altrimenti lo stile vocale del cantante) si adatta bene a tutte le sfumature sonore che arricchiscono il disco. La voce del cantante, come è giusto che sia, è uno dei principali strumenti capaci di far raggiungere alle canzoni il giusto livello di provocazione: basta ascoltare “Spaceborne Casket” per accorgersene. Oltre all’irriverentissimo urlo ‘solve et ejacula’, con il quale i Carcharodon si fanno beffe di secoli di occultismo ed esoterismo, troviamo un’intera strofa della canzone che viene ‘recitata’ con la tecnica del pig squeal. Una delle tecniche vocali Metal più estreme e disumanizzanti, piazzata nel posto giusto e al momento giusto, riesce a diventare un perfetto strumento di sberleffo!

Non di solo growl vive l’uomo, però. Ricordate l’alternanza tra cultura ‘bassa’ e cultura ‘alta’ a cui mi riferivo poco fa? Riprendiamo “The Shedding”: la canzone ospita un lungo e ammaliante intervento al microfono di Lili Refrain. La discografia della musicista romana talvolta sembra strizzare l’occhio al ‘nostro’ mondo. I rimandi all’immaginario Folk, le chitarre elettriche, l’impiego di ritmi tribali e gli ipnotici vocalizzi rendono la produzione di quest’artista particolarmente indicata per i metallari di tutte le età. Come resistere alla tentazione di duettare con una talentuosa cantante come Lili Refrain? Impossibile! Lirismo e ritualità ammantano la parte finale del brano, che si conclude con la registrazione di una capatina al WC da parte di un ignoto incontinente, vergognosamente incapace di aspettare la fine di “Sbhorror” per dare sfogo alle sue necessità. E’ per questo che ho definito “The Shedding” una canzone perfetta per riassumere la produzione musicale e descrivere l’estetica dei Carcharodon. Nella vita capita di tutto: si urla, si corre, si va in bagno, si soffre, si mangia la merda (qui si cita Pasolini, ricordatevelo), si ascoltano eteree voci femminili, si guardano i film con Massimo Boldi che tartaglia. Si sale e si scende, si esce di casa e si va a veder concerti…ecco, i concerti. In attesa che la band passi dalle Vostre parti, fate come me: divertitevi con “SbHorror” e smettete, almeno per una mezz’oretta, di dannarvi l’anima per ogni piccola cosa. Prima o poi ringrazierete me e soprattutto i Carcharodon! Buon ascolto!

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