Recensione: Serpent Temptation [reissue]

Di Marco Catarzi - 29 Maggio 2022 - 8:30
Serpent Temptation [reissue]
Band: Incubus
Etichetta: Brutal Records
Genere: Death  Thrash 
Anno: 1988
Nazione:
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77

Gli Incubus sono stati tra i principali esponenti della stagione d’oro del thrash-death, quel periodo tra la seconda metà degli anni Ottanta e i primissimi anni Novanta che vide gli esordi di numerosi act dalle alterne fortune.

Se negli Stati Uniti emergevano Possessed, Sadus, Solstice, Epidemic (senza dimenticare i canadesi Slaughter), la via dell’estremo prendeva piede anche in Brasile, dove Sepultura, Sarcofago, Vulcano, Holocausto e Mutilator si ammantavano della blasfemia del black primigenio. La risposta europea di Protector, Merciless, Massacra e Agressor trovava da noi piena espressione in Necrodeath e Schizo che, al pari dei colleghi sudamericani, velavano di nero il proprio sound.

I fratelli Howard, nati in Brasile ma trasferitisi da adolescenti negli USA, col debut Serpent Temptation (1988) portano a un livello superiore la furia primordiale già emersa nel demo Supernatural Death (1987). Francis alla chitarra e Moyses alla batteria vengono affiancati dal bassista/cantante Scott Latour, a formare un classico power trio di venomiana memoria. La produzione è ancora “underground”, così come l’artwork ad opera di Reginaldo Howard, fratello dei due musicisti. Siamo in anni di tape trading e do it yourself per la musica estrema, anche se di lì a poco la scena esploderà a livello mondiale.

La rediviva Brutal Records rimette adesso mano ai master originali di questo esordio, una gemma grezza che ha al suo interno tutte le oscure sfaccettature che troveranno pieno compimento nel successivo Beyond the Unknown (1990), dal suono finalmente professionale grazie al contratto con Nuclear Blast e all’immancabile (per quel periodo) incisione presso i Morrisound Recording.

Protagonista di Serpent Temptation è la chitarra di Francis che, senza bisogno di strafare, dimostra di essere musicista appartato ma di caratura superiore alla media del genere. Il suo riffing iconico proveniente dal metal tradizionale viene dirottato su lidi estremi, attraverso un fraseggio grezzo e senza tregua, primo di virtuosismi ma capace di creare variazioni lungo una tracklist all’insegna della compattezza.

Brani come The Battle of Armageddon, Voices from the Grave, l’omonima Incubus e Hunger for Power mostrano questa ascendenza heavy metal all’interno di strofe veloci e serrate, figlie del thrash più violento e del nascente death. Non mancano rallentamenti e parti cadenzate, oltre a un certo gusto per sinistre melodie. La batteria di Moyses è selvaggia, eppure efficace e precisa nel sostenere il lavoro di Francis.

Latour si applica in uno screaming tetro, e se nell’attacco di Sadistic Sinner non si dimentica la lezione dei maestri Slayer, nella title-track intravediamo le trame che faranno la fortuna dei Morbid Angel. Le parti soliste sono frenetiche ma mai troppo spinte, e quando il caos sembra ormai regnare incontrastato, un’apertura à la Metallica di inaspettata raffinatezza spezza la corsa di Underground Killers.

Dopo l’abbandono di Latour, già con Beyond the Unknown possiamo considerare la band come un solo project dei fratelli Howard (il microfono passerà allo stesso Francis, che si occupa anche del basso in studio), e proprio questo “monopolio” potrebbe averne rallentato la carriera. Fatto sta che nel 1999 si trovano costretti, per problemi di diritti, a cambiare monicker in Opprobrium, e che le uscite discografiche si diradano, soffrendo anche di produzioni non sempre all’altezza.

Discerning Forces (2000) è caratterizzato da influenze death di scuola floridiana e sancisce la fine del rapporto con Nuclear Blast, mentre Mandatory Evac (2008) porta in dote un’anima oscura. Il songwriting si mantiene su un buon livello, ma il potere dirompente dei primi due album rimane insuperato (non a caso sia Serpent Temptation sia Beyond the Unknown sono stati più volte ristampati, anche sotto il marchio Opprobrium). Il più recente The Fallen Entities (2019) denota il tentativo di riavvicinarsi alle sonorità delle origini, a significare che la storia iniziata più di trent’anni fa sotto il nome Incubus non deve considerarsi ancora conclusa.

In un mondo metal che inevitabilmente ha spostato i suoi equilibri, il thrash-death ha dimostrato minori margini di evoluzione rispetto ad altri generi, continuando a vivere sottotraccia grazie a un movimento underground sparso lungo tutto il globo (Ripper, Rapture, Schizophrenia, Sepulcher…), anche se ogni tanto “nuovi” act come The Troops of Doom rimettono tutto in gioco in maniera dirompente.

Bandacamp: Brutal Records, Opprobrium

 

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