Recensione: Sex

Di Nadia Giordano - 11 Settembre 2014 - 18:53
Sex
Band: The Fury
Etichetta:
Genere: Heavy 
Anno: 2013
Nazione:
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71

Formatisi nel 1987, gli statunitensi The Fury hanno rilasciato nel 1992  il loro primo full-length dal titolo “Sex”, dopo quattro demo ed un EP. Il trio, composto da S.A. Adams (chitarra e voce), Harry “Amstel Fuhr” Rawlings (basso) e Rocky “D” Quitoriano (batteria), si è definitivamente sciolto l’anno successivo. Sebbene il gruppo abbia avuto una carriera abbastanza breve, questo non ha impedito loro di condividere il palcoscenico insieme ad artisti del calibro di Metal Church ed Overkill.

Solo nel 2013, quindi ben ventuno anni dopo, Minotauro Records ha deciso di soffiar via un po’ di polvere da questo album e riproporre una reissue da 19 tracce.

Prima di fondare i The Fury, S.A. Adams aveva collaborato, tra il 1985 ed il 1986, con Mike Portnoy (ex-Dream Theater) per la registrazione di “Unearthed”. Infatti, alcune canzoni come “Sex”“High Plains Drifter” e “Degeneration”, presenti nel sopra citato lavoro, sono state riprese anche in questa ristampa. Nell’album  troviamo anche i due demo “Reflections Of The Wasted Youth” e “Live ’90”, che ripropongono, in differenti versioni,  “The Institution” e “Dance Of The Sun”.

Ma andiamo per gradi…
Ad aprire i battenti è proprio “The Institution”, brano che riporta alla mente le lunghe ore trascorse sui banchi di scuola ed il clima di ribellione che imperversava negli anni Ottanta tra studenti e società. Infatti, quello che sentiamo per un minuto e mezzo abbondante, dopo aver messo il cd nel lettore, è proprio un rumore di passi, un vociare di studenti lungo i corridoi ed in sottofondo un probabile docente intento ad iniziare la sua lezione.

Giusto per citare alcune battute:

“Pay attention slowly
Take notes on my words
You’re gonna learn exactly what you’re gonna be”

“Dissent is killed on contact
Punished with torture & smiles
They all need to be taught this society”

 

Questa atmosfera verrà letteralmente spezzata dall’introduzione di chitarra e batteria, che, nel proseguo del brano diventeranno, purtroppo, sempre più “quadrate”, ovvero riff serrato della sei corde ripetuto n-volte, seguito da un incessante pestaggio sulle pelli della drum. Sicuramente “The Institution” non brilla certo per originalità, ma a parte questo, il pezzo si rivela immediato e semplice, in linea con le sonorità di quel tempo.

E’ interessante notare che le influenze stilistiche che si percepiscono in “Sex” sono le più disparate, si passa da influenze punk alla Sex Pistols – canzone breve, veloce, semplice nel testo, con una sezione ritmica compatta che non prevede cambi di metrica, come in “The Outcast” o in “Fate” – fino al classico heavy metal priestiano in “Jackque-Hammer” con riff di chitarra ripetuti all’infinito, in modo da poter essere scolpiti nelle vostre menti, così come il ritornello (sfido chiunque a non urlare o quantomeno pronunciare Jackque-Hammer a squarciagola).
Analoga influenza hard & heavy la riscontriamo nella title track “Sex”, brano dai suoni molto cadenzati ed energici, grazie alla sei corde suonata con vigore ed enfasi, che contrasta la voce volutamente ruffiana del vocalist, a tratti graffiante ma sempre chiara, pulita e mai sguaiata.

Questo è il brano che personalmente preferisco di più di tutto il pacchetto, sia per composizione stilistica, che per carisma. “Sex” si distacca totalmente dalle altre tracce, infatti potrebbe essere considerata, anche se ancora acerba, come un inedito di Rob Halford ad inizio carriera. Passiamo poi alla breve “Mannequin Boys”, che si rivela una traccia leggera e divertente, ma allo stesso tempo irruente nel ritmo serrato di batteria. Voce fuori dal coro risulta essere “Remembrances, Pt 3”, che si distacca dalle sonorità sentite in precedenza, per lasciare spazio a musicalità dal sapore blueseggiante.

Sapore che viene ricreato dalla chitarra di Adams, i cui suoni meditativi e ridondanti fanno da tappeto alla voce volutamente biascicata e sofferente. Con “Animals” ritorniamo a stili più familiari, dove riff sanguigni completano l’incedere marziale della batteria, molto Raven-style.
A concludere l’album sono ancora i brani “Fate”, “The Institution” e “Dance Of The Sun”, qui riprese in sede live.

Come detto sopra, questa ristampa consta di ben 19 brani, di cui anche più versioni di alcune tracce, per un totale di oltre un’ora di ascolto. Questo, alla lunga, rende la reissue di “Sex” un album ripetitivo ed un po’ stopposo. Tuttavia, anche se i The Fury non hanno inventato nulla di nuovo, la capacità di fondere diversi stili musicali in un unico disco è pregevole e rende positivo il risultato finale.

Nota di merito va anche all’elegante packaging marchiato Minotauro Records, che propone una confezione simile agli LP in doppio cartonato, con la consueta costina laterale, che ormai mi capita di vedere solo nei dischi asiatici, molto attenti a queste finezze. Inoltre, per non rovinare il disco è presente un apposito velo di plastica, che a sua volta può essere inserito in un ulteriore cartoncino, sul cui retro sono presenti i vari ringraziamenti.
A completare il tutto la label offre, oltre al solito libretto apribile con i relativi testi, anche shooting promozionali e foto live della band.

Nadia “Spugna” Giordano

 

 

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