Recensione: Shiki

Di Alessandro Rinaldi - 10 Settembre 2022 - 0:22
Shiki
Band: Sigh
Etichetta: Peaceville
Genere: Avantgarde  Black 
Anno: 2022
Nazione:
Scopri tutti i dettagli dell'album
87

I Sigh sono una band avantgarde black metal fondata nel 1990 da Miraki Kawashima, nel paese del sol levante; il loro primo album, Scorn Defeat, è stato pubblicato proprio con “quella” Deathlike Silence Productions, l’etichetta dell’allora leader dei Mayhem, Euronymous. Rispetto a tutti i gruppi del panorama, i Sigh non hanno mai abbracciato il filone anticristiano – essendo il Giappone un paese prevalentemente buddhista: piuttosto, hanno dichiarato di aderire ad un sistema di credenze esoterico-buddiste, il mikkyo, che considera ogni essere umano come un Buddha.

L’artwork ha una forte matrice folkloristica, con evidenti riferimenti alla tradizione black europea: sotto un albero di fiori di ciliegio, c’è una figura di un uomo dall’aspetto luciferino – con tanto di ciuffi che richiamano le corna del Diavolo – che indossa un kimono e che dà le spalle ad una tomba, da cui esce uno scheletro.

L’album è puro avantgarde, con schemi compositivi ben delineati e consolidati, che danno, nell’anarchica incertezza del genere, una stella polare, un punto di riferimento, certo, per l’ascoltatore: il riffone dalle sonorità trash, assoli heavy metal dal tipo sound degli anni ’80, una spruzzata di prog, atmosfere black condite da elementi folk, impreziositi dall’utilizzo di alcuni strumenti tradizionali come, ad esempio, i flauti shakuhachi e shinobue o lo shamisen. Una delle caratterizzanti di questo disco è proprio l’effetto sorpresa: quando siamo convinti che il brano prenda una direzione, i Sigh ci sorprendono, con qualche passaggio o suono all’apparenza discordante; in un contesto così schizofrenico, la ricerca del bello passa inevitabilmente attraverso la sperimentazione e della teatralità, che altro non è una degli aspetti della cultura nipponica.

Kuroi Inori è una intro ambient, della durata di sedici secondi, che ci conduce immediatamente a Kuroi Kage, che apre con un riffone molto orecchiabile, che dà la sensazione di essere già stato ascoltato in qualche altro disco. La prestazione di Kawashima è sopra le righe, folle: la sua voce, a tratti, sembra quella di un ospite di Arkham. Shoujahitsumetsu ha delle diaboliche accelerazioni che riportano l’ascoltatore ad atmosfere più consone al black; l’unica pecca – se così si può definire – è l’assolo “strozzato” che alla fine dà l’impressione di essere una (grande) opera incompiuta. Shikabane ripropone delle sonorità originali, che sembrano quasi esser tratte dal film Blade Runner; Satsui ha un incipit heavy che poi sfocia in un black primordiale, con un bellissimo effetto finale. Fuyu ga kuru ha un’introduzione tetra ed evocativa, in cui spiccano le doti di vocalist di Kawashima, autore di una prova di grande personalità. Un altro tratto che caratterizza Shiki è proprio la complessità delle melodie, e l’intermezzo è una vera opera d’arte: l’utilizzo di strumenti giapponesi e la voce bianca femminile ci portano nel cuore della tradizione feudale. Shouku ha un forte impatto black attorno al quale si sviluppa la canzone; il ritornello, che va in contrapposizione alla sezione musicale, genera un effetto ammaliante per l’ascoltatore. Kuroi Kagami è un intermezzo altamente malinconico: un sottofondo di pioggia, un assolo e spoken words, pochi ingredienti per una preziosa gemma. Mayonaka no kai ricorda molto una versione alternativa delle sigle dei cartoni animati, tanto nei suoni quanto nelle melodie, salvo poi palesare una sua anima prog, impreziosita dalla contaminazione di strumenti a fiato tradizionali. Touji no asa ha il prezioso compito di condurre per mano l’ascoltatore verso l’inverno di questo album.

Shiki è un disco grandioso, un pomposo e trionfale viaggio attraverso i suoni del Giappone ma soprattutto attraverso la musica ed i suoi generi, sapientemente miscelati e shakerati dai virtuosi musicisti che hanno partecipato a questo lavoro, dotati di una tecnica sopraffina finalizzata alla ricerca del bello e mai alla vanità; la costante e continua ricerca dell’effetto sorpresa non genera assuefazione in chi l’ascolta, semmai un vivido e morboso interesse verso ciò che l’aspetterà poco più in là.

Incanto su pentagramma

 

Ultimi album di Sigh

Band: Sigh
Genere: Avantgarde  Black 
Anno: 2022
87
Band: Sigh
Genere:
Anno: 2005
80
Band: Sigh
Genere:
Anno: 1995
76