Recensione: Stargazer

Di Fabio Vellata - 14 Febbraio 2010 - 0:00
Stargazer
Band: StarGazer
Etichetta:
Genere:
Anno: 2009
Nazione:
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72

Un gruppo all’esordio che, tanto per cambiare, arriva dal nord europa. Un gruppo all’esordio che, tanto per cambiare, suona hard rock.
Un gruppo all’esordio che, tanto per cambiare, ci sa fare e mette in mostra qualcosa di mediamente interessante per gli ascoltatori appassionati del genere.

Infatuati da Whitesnake e Van Halen, i norvegesi Stargazer nascono per opera di Tore André Helgemo e William Ernstsen, rispettivamente voce e chitarra, nel settembre del 2008 in quel di Trondheim, con l’esplicita volontà di realizzare un debut album imbevuto di atmosfere e suoni propriamente “anni ottanta”, ammantati cioè, del grande calore e delle energiche passioni reperibili di solito nei prodotti dell’epoca d’oro del settore.
Raccolta l’adesione di un paio di comprovati ed affidabilissimi session cui affidare la sezione ritmica, segnatamente Morten “Morty Black” Skaget, ex dei grandi TNT e Steinar Krokstad, visto in forza agli Stage Dolls, la band così costituita si lancia sul mercato con la propria proposta musicale che, tutt’altro che arricchita da doti d’originalità troppo marcate, si manifesta come un interessante miscuglio di brani di gradevole fattura, baciati da una produzione di buon livello e da un valore complessivo che non risulta alle soglie del capolavoro, ma sa farsi apprezzare in virtù di una raffinatezza negli arrangiamenti che in effetti, si anima di un flavour tutto ottantiano.

Punto di forza principale, è senza dubbio il chitarrismo vigoroso e scintillante di Ernstsen e della sua Gibson, musicista sensibilmente ispirato dalle autorevoli “pennate” del sommo ed impagabile John Sykes, al punto da apparirne, in più d’una occasione, una sorta di attentissimo e devoto discepolo.
È ad ogni modo il discreto valore delle composizioni a rendere l’album una piacevole divagazione su di un genere assai conosciuto e frequentato come l’hard rock di chiara matrice “Whitesnake”. Tracce di significativa consistenza quali “Push Me”, “Brother Against Brother”, “Keep The Good Times” e “Dancing On Your Grave”, hanno forse l’unico difetto d’offrire una miscela sonora tutto sommato prevedibile che, ad ogni buon conto, lascia intravedere spunti interessanti e non manca d’intessere una serie di soluzioni che ai cultori ed esperti non potranno di certo risultare sgradite. Netta poi la somiglianza con il serpente bianco nell’opener “I Needed You”, inaugurata da una serie di riff che paiono quasi realizzati per l’occasione proprio dal celebre guitar player di “1987”, effetti che si ripetono con la medesima intensità anche nelle tambureggianti “You Are The One” e “Working On The End”, ulteriori estratti da un songbook che non nasconde le proprie evidenti fonti d’ispirazione.

Qualche appunto deve tuttavia, essere necessariamente mosso alla prova canora del frontman e fondatore mr. Helgemo. Senza dubbio in possesso di buone corde vocali ha, in effetti, il brutto vizio di eccedere di tanto in tanto in forzature che ne limitano l’appeal, rincorrendo note che solo a mostri inarrivabili è concesso di accarezzare. Poco male d’altronde, la qualità è tangibile, ed il valore del comunque ottimo singer non esce compromesso da quelli che potremmo definire “peccatucci veniali”.
Niente male infine, gli esperimenti più “atipici” contenuti in questa prima fatica del gruppo scandinavo. La lenta “The Cage”, ma soprattutto la scattante e veloce “Window To The World”, ed il bello strumentale “Whirlwinds”, regalano completezza e varietà al disco, lasciando sensazioni complessivamente benevole nei confronti dell’operato della volonterosa coppia di musicisti e fondatori, responsabili unici di ogni aspetto relativo a questo valido debutto

Un album di discreta fattura insomma, che non sorprende per trame ardite o idee di particolare carica innovativa, ma sa mostrare sostanza e qualità, fondandosi su di una serie di brani per lo più efficaci e di dignitoso spessore artistico.
Non chiedete agli Stargazer d’essere molto originali ed accontentavi di un po’ di buon hard rock alla maniera dei vecchi Snakes e Van Halen. Potrà essere sufficiente ad apprezzare la proposta di una band che, pur mantenendosi strenuamente ancorata a dettami iper consolidati, ha dalla propria più d’un aspetto utile a rendersi gradita agli amanti di questo genere distintivo di suoni ed attitudini.

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Tracklist:

01.    I Needed You
02.    Push Me
03.    Brother Against Brother
04.    This Is The Night
05.    Whirlwinds
06.    You Are The One
07.    Keep The Good Times
08.    Working On The End
09.    The Cage
10.    Dancing On Your Grave
11.    Window To The World

Line Up:

Tore Andrè Helgemo – Voce
William Ernstsen – Chitarra / Tastiere
Morten ”Morty Black” Skaget – Basso
Steinar Krokstad – Batteria
 

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