Recensione: Sterile Existence

Di Stefano Santamaria - 15 Gennaio 2017 - 0:00
Sterile Existence
Band: Aggravator
Etichetta:
Genere: Thrash 
Anno: 2016
Nazione:
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72

 

Rasoi taglienti, giubbotto di jeans aggiustato da una svariata moltitudine di toppe, fili blu e bianco di cotone che pendono ed odore di birra.

Old school a vagonate per gli statunitensi Aggravator, progetto che approda alla propria seconda fatica in studio. “Sterile Existence” ci risulta acquistabile nell’ormai vetusto formato “cassetta”, riportandoci alla mente gli anni ottanta e il periodo in cui si andava a rovistare negli scatoloni dell’usato per trovare qualche band degna di attenzione. Il periodo, anche a livello musicale, è proprio quello.

Il verbo professato è il thrash metal, ed il primo parallelo che ci viene per la mente è con i Kreator. Il sound proposto oscilla così tra l’aggressività della scuola americana, e quel ciclico ripetersi dei riff di chitarra e melodie tanto care all’Europa. I pezzi si compongono di stoppate e ripartenze che creano un certo pathos, lavoro di chitarra di fondo a costruire la base su cui la graffiante voce poi accelera di colpo. La ritmica poi, lascia posto ad assoli che fanno indubbiamente palpitare, facendo vibrare l’aria intorno a noi.

Interessante come i pezzi si strutturino, diventando via via sempre più incalzanti, riuscendo a non cascare pedissequamente nel luogo comune.

 La dinamicità e l’inquietudine interiore trovano un ideale punto comune per cui trasmettersi un reciproco vantaggio: energia da una parte, ed uno sfogo dall’altra. Martellando con la batteria, e mostrando rabbiosamente i muscoli, gli Aggravator si fanno sentire facendo scorrere sudore lungo i nerboruti ed asciutti arti, quasi vogliano dirci che il thrash non morirà mai.

Se siete degli esploratori, sempre affamati di novità e sperimentazione, qui non troverete pane per i vostri denti. Al contrario, se siete nostalgici degli anni ottanta, o quantomeno non vi formalizzate particolarmente con le citazioni, “Sterile Existence” farà al caso vostro per entusiasmo, competenza ed emotività. Già, perché i sentimenti si sentono, ed il full-length ci proietta in un pogo scatenato sotto il palco e a quella spensieratezza che, con gli anni e la vita, purtroppo è andata un po’ perduta.

Teste ciondolanti, risate a crepapelle e un po’ di sfacciataggine e strafottenza che, se vissute con sana ironia, regalano emozioni e tanto spirito di gruppo.

Stefano “Thiess” Santamaria

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