Recensione: Stormwarrior

Di Beppe Diana - 3 Novembre 2002 - 0:00
Stormwarrior
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Genere:
Anno:2002
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80

Per chi non li conoscesse ancora, i teutonici Stormwarrior sono una piccola leggenda underground in campo true metal, un quartetto con base operativa in quel di Amburgo guidato dal cantante/chitarrista Lars Ramke meglio conosciuto come Thunder Axe, con alle spalle due ottime demo, disponibile solo su nastro, nonché  due 7” uno dei quali edito da una piccola indipendente italiana la Dream Evil records, incentrati su di un ruvido classic/power metal senza fronzoli e poche concessioni melodiche, ed una serie di collaborazioni con colleghi più affermati del metal mainstream tedesco sfociate sempre più di sovente in serate all’insegna del più ruvido e truce metallo rovente che li ha portati a condividere lo stesso palco accanto a mostri sacri quali Running Wild, Blind Guardian e Rage.

 E ed è proprio da una di queste scorribande notturne con l’amico e concittadino Kai Hansen, che è nata la collaborazione per la produzione dell’album di debutto dei nostri uscito da poco sul mercato germanico per opera della misconosciuta Remedy records, sorta maxistore sul modello di Hellion o della nostra Negative.

Nonostante i buoni propositi d’inizio carriera, gli Stormwarrior dell’omonimo platter di debutto, cambiano parzialmente le carte in tavola, e forti della doppia collaborazione dietro la consolle ad opera della coppia Hansen/Schlächter, virano la propria proposta su di uno speed/power metal devoto in egual misura al sound tanto caro ai vecchi Helloween di “Judas” e “Wall of Serico”, ai Blind Guardian degli esordi, con un pizzico di cattiveria dei Rage dell’epoca “Perfect man/Execution guaranted”.

 Band rivelazione, o ennesima band di paraculi? Come al solito la verità stà nel mezzo, di certo non posso negare che l’album è tosto sotto ogni aspetto, e si lascia ascoltare tranquillamente, certo niente di nuovo sotto al sole, ma da una band cresciuta a birra, power e crauti, cosa ci si può aspettare?

Cori ammiccanti che ti si ficcano in testa al primo ascolto, chitarre gemelle che si dividono la scena fra duelli e fughe a suon di terzine, voce graffiante alla Kai Hansen prima maniera, ed una sezione ritmica che risponde colpo su colpo, cosa volete di più, un Lucano?

Sicuramente molti di voi storceranno il naso trovando molte similitudini con il sound delle band appena citate, ma che volete le note sono sempre sette, e l’aspetto innovazione, non è di certo una peculiarità del sound dei nostri, ma se amate il power metal quello suonato con  sudore e con il cuore, beh qui c’è di che divertirsi.

Difficile trovare degli highlist fra questo ben di Dio, anche se “Sons of steele”, “Sign of the Warlorde” brano da cantare a squarciagola con un’intro degno di “Ride the sky”, o la mazzata metallica “Deciver”, sono di sicuro un gradino sopra le altre. Non resta che inchinarmi al cospetto di questi new gods, ed alzare il volume a palla. Le spade e i draghi stanno ammazzando il true metal? Non son tanto d’accordo!!!
Beppe “il crucco” Diana

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