Recensione: Tales of Glory

Di Andrea Bacigalupo - 27 Giugno 2026 - 18:17
Tales of Glory
Band: Destructor
Genere: Power  Thrash 
Anno: 2026
Nazione:
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75

Sarebbe interessante stendere un planisfero su un tavolo per mappare le zone di sviluppo e di espansione del Thrash Metal: i marcatori più grandi andrebbero posizionati sui centri nevralgici della Bay Area, culla indiscussa del genere con Metallica, Exodus e Testament tra i tanti, della East Coast tra New York e il New Jersey con Anthrax, Overkill e Nuclear Assault, della Regione della Ruhr e dell’area teutonica con Kreator, Sodom, Destruction e Tankard, della parte più oscura di Los Angeles con Slayer e Dark Angel, delle aree selvagge di Belo Horizonte e San Paolo con Sepultura e Sarcófago, e infine delle zone canadesi del Quebec, dell’Ontario e della Costa Ovest con Voivod, Annihilator e Razor.

Ogni scena ha avuto il suo rilievo, ha subito influenze ed è stata a sua volta innovatrice, producendo diverse ondate che, tra alti e bassi, sono riuscite a sopravvivere fino a oggi superando anche gli anni Novanta del Grunge. Anche i movimenti relativamente “minori” per numero, ma non per importanza, hanno lasciato il segno: si pensi alla scena texana di D.R.I. (prima del trasferimento a San Francisco), Rigor Mortis e dei Pantera, questi ultimi capaci di ridefinire radicalmente le sonorità e l’impatto visivo del genere, oppure alla scena britannica che agli esordi ruotava intorno a Sabbat, Onslaught, Acid Reign e Xentrix, e che oggi vive un pieno fermento. Anche lo stato dell’Ohio ha generato la sua ondata Old School, non prolificissima ma caratterizzata dal motto “pochi ma buoni“: da lì provengono i Necrophagia con il loro acerbo Death/Thrash, i più tecnici Chastain, i Purgatory e i Destructor.

Concentrandosi sui Destructor, nati nel 1984 a Euclid, sobborgo di Cleveland, la loro storia incarna il percorso più tradizionale dell’epoca: quattro adolescenti con la voglia di suonare Metal (in un’era in cui non si poteva ancora fare rimanendo isolati ciascuno a casa propria) e che volevano emergere. La band si fece notare per i discutibili pseudonimi bellicosi di chiara ispirazione Venom (Dave Overkill, Pat Rabid, Paul Warhead e Matt Flammable), per un’attitudine travolgente fatta di pelle, borchie e catene e, soprattutto, per le dieci canzoni di ‘Maximum Destruction’, l’album d’esordio distribuito dalla fine del 1985 dalla Auburn Records, punto di riferimento locale e poco dopo dalla Roadrunner Records, che ne intuì il potenziale. Grezzo, sporco, irascibile e violento, ma allo stesso tempo onesto e genuino, Maximum Destruction’ divenne una sorta di manifesto cult in cui si rispecchiarono moltissimi fan dell’epoca, pur non reggendo il confronto con altre uscite seminali di quegli anni. Sfortunatamente l’esperienza si interruppe bruscamente dopo la barbara uccisione del nuovo bassista Dave Holocaust, evento che portò allo scioglimento del gruppo. Come molte altre realtà, la band tornò in scena brevemente nel 1992 e poi definitivamente nel 1999, dando vita a sei nuovi album tra cui l’ultimo è ‘Tales of Glory’, disponibile dal 19 giugno 2026 tramite Shadow Kingdom Records.

Con una formazione che oggi schiera i soli Dave Overkill e Matt Flammable come membri originari, il sound dei Destructor ha ormai abbandonato il Thrash più sovversivo, infernale e crudo, mantenendo solo qualche riff particolarmente serrato e orientandosi maggiormente verso l’Heavy Power di stampo Anvil piuttosto che verso la ferocia assassina degli Slayer. L’attitudine rimane comunque marcata, anche se le folte chiome sono ormai un ricordo ed è preferibile indossare una maglietta sotto i gilet di pelle; nonostante il passare del tempo, i Destructor emanano ancora la stessa aura genuina dell’epoca, trasferendola sia nelle foto promozionali sia su disco. Tales of Glory’ è un album di puro Heavy Metal in cui i termini Thrash, Power o Speed diventano etichette superflue. Fortemente radicato nella Old School primigenia, il notevole muro sonoro a maglie strette crea un impatto pazzesco e conferisce al disco un andamento battagliero e devastante, anche se talvolta la produzione risulta fin troppo carica, con volumi alti (soprattutto della voce) che, uniti al continuo pestare della batteria, generano un po’ di confusione, difetto comunque perdonabile. I brani presentano una forte componente epica avvolta in un’atmosfera oscura ma rovente, con andature spedite e d’assalto. L’unico momento di tregua è l’introduzione acustica e malinconica della title-track, che evoca l’alba prima dello scontro. Da quel momento è tutto un martellamento continuo che spazia dalla veloce e velenosa ‘Shadow Magic’ a tracce come Harbinger of Death’, stridente e serrata, ‘Wolves at Your Door’, cupa e ossessiva, Never Take Me Alivecon i suoi molteplici scenari, la cangiante ‘Rise to the Call’ fino all’ultima ‘Victorious Warrior’, uno Speed Metal senza freni.

Non ci sono orpelli, a esclusione di minime orchestrazioni riempitive nell’intro, e l’insieme suona solido e intransigente senza essere minimale, arricchito da cori, ritmiche martellanti e riff abrasivi.

Non si avverte alcun briciolo di novità, ma non è ciò che la band o l’ascoltatore cercano: la proposta dei Destructor rappresenta l’essenza stessa del Metal, con richiami a Saxon, Iron Maiden ed i già citati Anvil e sfumature che ricordano Metallica e Overkill a ribadirne il retaggio. In conclusione, ‘Tales of Glory’ non inventa nulla e non si configura come un capolavoro assoluto a causa di una parte centrale leggermente dispersiva, ma resta un album robusto ed evocativo che si ascolta volentieri grazie alle sue scenografie immaginarie in cui antichi guerrieri si affrontano in scontri gloriosi. La strada intrapresa ha allontanato i Destructor dalle radici che avevano fatto germogliare ‘Maximum Destruction’, ma non ha fatto perdere loro un briciolo di potenza. Bene così.

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