Recensione: Tarchon Fist

Di - 9 Gennaio 2008 - 0:00
Tarchon Fist
Band: Tarchon Fist
Etichetta:
Genere:
Anno: 2008
Nazione:
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81

A suo tempo curai la recensione del demo dei Tarchon Fist, formazione bolognese che annovera fra le proprie fila il chitarrista -fondatore dei veterani RainLuciano “Lucio” Tattini.

Nell’occasione chiusi il mio scritto con questa affermazione:

“Giudicare un demo di soli due pezzi non è impresa facile, soprattutto in questo caso. Se il divenire dei Tarchon Fist è costituito da quanto dimostrato con It’s my World siamo di fronte a una delle band più interessanti fra le new entry del metallo italiano, senza dubbio. Se, viceversa, la componente più power di Eyes of the Wolf avrà la meglio, i Nostri si allineeranno alle tante altre valide promesse del movimento, con ancora molto da dimostrare”.

Ebbene, oggi i Tarchon Fist – da Tarcon o Tarconte (Tarchon la traduzione inglese di un nome Etrusco) –  vedono uscire sul mercato il loro primo full length, sotto l’egida della sempre più sorprendente My Graveyard Productions. La formazione, oltre al sopraccitato Lucio, comprende Luigi “Mr. J.J.” Sangermano “Sange” alla voce, Marco “Wallace” Pazzini al basso,  Andrea “Animal” Bernabeo alla batteria e Lucio “Junior” Martelli alla seconda chitarra. 

Si parte con Metal Detector, un brano ispirato che richiama i Savatage più duri e fa fin da subito capire di che pasta è composto questo Tarchon Fist: HM, HM e ancora HM senza redenzione! Segue l’highlight assoluto di tutto l’album, la “famosa” It’s My World.

Riporto pari pari quanto scritto mesi fa, in quanto le mie sensazioni sono rimaste le medesime:

“se fosse stata scritta dai Ten piuttosto che dagli Stratovarius avrebbe avuto il peso specifico per dare il nome a uno dei loro album. Quello che colpisce è la capacità dimostrata dai Tarchon Fist di unire sonorità per così dire più moderne come quelle dei gruppi sopra citati con riff della vecchia NWOBHM. C’è poco da “girare”: dopo pochi secondi si capisce che si ha a che fare con un combo di persone rodate e il risultato è lampante. It’s my World è uno di quei pezzi che viene naturale risentire subito dopo il primo ascolto, dal tanto “prende”, grazie ai cori e all’interpretazione vocale e strumentale di alto livello”.

Aggiungo che l’ottima produzione conferisce ulteriore slancio al pezzo.

Il terzo brano del lotto, Football Aces, costituisce il primo passo falso dei Nostri: sembra di ascoltare gli Hammerfall peggiori. Si tratta di una composizione tronfia nei cori, forzata e assolutamente fuori luogo all’interno del contesto del disco. Poco male, ci pensa il “giro giro tondo” di Bad Man Mania a risollevare le azioni del gruppo felsineo: HM a la Thunderhead con chitarre a manetta in mezzo alle gengive! Ancient Sign of the Pirates richiama i Saxon più intransigenti e anthemici, Black Gold Fever è un mid tempo granitico mentre No More Walls è la seconda “caduta” di “Tarchon Fist”: Lucio e soci induriscono le chitarre rendendole troppo “grasse” e moderne, urlando i cori e dimostrando ancora una volta che quel tipo di territorio poco si addice Loro. Un brano riuscito solo a metà, tanto per non infierire…  

Blessing Rain è un ballad molto ispirata, anche se non inventa niente, che richiama a gran voce i Metallica del Black Album. Segue Eyes of the Wolf, già presente nel demo, dove i Nostri si avventurano in territori power, senza però perdere un’oncia di carica aggressiva così come fanno in Doc Hammer, uno strumentale dai suoni molto pesanti degno dei Guns N’Roses dei bei tempi andati per quanto attiene i riff. Cala il sipario con la veloce ed epica Carved with Fire, dai cori belli carichi ed evocativi.

Concludendo, Tarchon Fist è un monolite di acciaio sparato sul muso, senza tanti orpelli e fiorellini, ovvero chitarre dure e sezione ritmica assassina, con la classe dei veterani. La voce di Sange è assolutamente all’altezza del genere e il resto del gruppo non è da meno. Le variazioni sul tema non giovano ai bolognesi, ma poco importa al pubblico dei defender che li potrà ammirare il prossimo 23 febbraio al Play it Loud II di Orzinuovi(Bs).

Io, intanto, premo di nuovo il tasto Play del lettore: cotanta dose di sano fottuto metallo a inizio 2008 non va assolutamente sprecata! Se anche ci sono dei filler, con solamente un paio di Skip ce la si cava egregiamente…  

Stefano “Steven Rich” Ricetti          

 

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