Recensione: The Fever Syndrome

Di Daniele D'Adamo - 10 Luglio 2020 - 0:01
The Fever Syndrome
Genere: Death 
Anno:2020
Nazione:
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80

I Meridian Dawn sono una formazione internazionale nata nel 2012 come side-project del cantante Antony Hämäläinen (Nightrage, Armageddon, Crystal Tears) e del chitarrista/bassista Nick Ziros (Into The Moat, Remembering Never). Dopo il classico EP d’inizio carriera (“The Mixtape”, 2014), la difficoltà nel riunire una formazione stabile ha allungato oltremodo la genesi del debut-album; sino a quando non è arrivato il batterista Johan Nunez (Nightrage, Kamelot, Marty Friedman, Firewind) a suggello di un ensemble dotato di gran classe ed esperienza. Così, dopo questa lunga gestazione, è nato “The Fever Syndrome”. Il primogenito.

Con un trio di musicisti di questo livello è lecito aspettarsi un disco che possa essere tutto, fuorché un’embrionale lavoro avente in sé tutti i classici difetti di un’Opera Prima. E così è. Nonostante il campo di azione sia quello del melodic death metal, (sotto)genere che si ostina, dopo trent’anni, a sfornare gruppi su gruppi – con conseguente rischio di non riuscire a mettere a fuoco il proprio marchio di fabbrica, talmente è tanta la concorrenza – , i Meridian Dawn si ergono immediatamente dal mucchio con uno stile moderno, scoppiettante, possente, che pesca comunque nelle radici più profonde del metal, tale da mettere con decisione i puntini sulle i. Un sound quindi praticamente unico nel suo genere, riconoscibile con facilità in mezzo all’oceanico mercato discografico, che rende quindi onore ai Nostri; impegnati a dar vita a qualcosa di vivo e pulsante e non, come purtroppo molte volte accade, a un passatempo per riempire i buchi lasciati dai tempi morti delle rispettive band principali.

Dei Meridian Dawn colpisce quindi la volontà di mettersi in gioco con rivali più giovani e quindi più abituati per natura ad affrontare la questione musicale con spontanea schiettezza e freschezza. Una sfida vincente, almeno a parere di chi scrive, poiché – anzitutto – il melodic death di “The Fever Syndrome” è simile per certi versi al ‘modern metal’, forma più evoluta di tutte nel dar luogo a un sound potente e trascinante, nel contempo ricco di melodia. Per dire dei singoli, non c’è che da godere della grande prestazione vocale Hämäläinen, la cui ugola – tranne rari momenti di growling – si mantiene su un tono prettamente stentoreo, a pieni polmoni, sì da rendere i testi perfettamente intelligibili. Ma, soprattutto, un modo di cantare che scandisce perfettamente le strofe, dando loro il giusto tempo di battuta, ritmando così la musica e non il viceversa (‘Iconic’, ‘The Fever Syndrome’). Un approccio assolutamente originale che costringe a battere i piedi senza soluzione di continuità. Eccellente anche il lavoro di Nick Ziros alla chitarra. Sia nella fase ritmica, quando spara riff assassini a profusione; riff duri, massicci (‘Involuntary Seclusion’), precisi e compressi nella loro esecuzione con la tecnica del palm-muting. Sia in quella solista, grazie alla quale impreziosisce tutti i brani di ottimi assoli (‘Thieves’) e pittoreschi arabeschi dorati (‘It’s All a Dream’). Molto bravo anche Johan Nunez, il batterista, il quale dimostra che anche nel melodic death metal si può andare oltre ai soliti quattro-quarti up-tempo, manipolando il ritmo in maniera non lineare.

Molto buone anche le canzoni. Allineate come soldatini sull’attenti per rispettare al 100% lo stile del combo plurinazionale ma allo steso tempo disegnate come quadri completamente diversi l’uno dall’altro. Tutti gli episodi dell’LP sono degni di menzione, scorrono via sciolti, procurando un gran piacere alla mente, accarezzata da un suono aggressivo ma dalla armoniosità vincente. I Meridian Dawn, oltre a essere ineccepibili esecutori, sono anche dei songwriter di notevole spessore. Viaggiando da ‘Iconic’ a ‘Dressed in Ice’ si provano emozioni anche forti, soprattutto quando entra in campo quel po’ di malinconia che inspessisce i sentimenti (‘Luminescent’). Se proprio si vuole tirare fuori dal mucchio una hit, questa non potrebbe essere che ‘God to All’, il cui ritornello, come la punta di un trapano, entra nel cervello per rimanervi ben a lungo.

“The Fever Syndrome” è un disco assolutamente imperdibile per i fan del melodic death metal ma non solo. Il talento a tutto tondo dei Meridian Dawn è un qualcosa che sarebbe davvero sbagliato mettere da parte.

Graditissima sorpresa!

Daniele “dani66” D’Adamo

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