Recensione: The Hallowing of Heirdom

Di Stefano Santamaria - 17 Maggio 2018 - 0:00
The Hallowing of Heirdom
Etichetta:
Genere: Folk - Viking 
Anno:2018
Nazione:
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80

La quiete dopo la tempesta, l’inaspettato calore di un raggio di sole che si affaccia dietro ad una nube temporalesca che si sta dissolvendo. Il vento che, dapprima gelido e poi più accogliente, soffiava di odio e rancore, ora trova pace disperdendosi di fronte ad un bocciolo primaverile.

Tutto questo accade nell’ultima fatica in studio degli inglesi Winterfylleth. Band dedita ad un sound classicamente black metal, epico e pagano nei toni, ma pur sempre aspro e martellante, trova ora un momento di riflessione con un disco interamente acustico. Il primo parallelismo che ci viene in mente è con gli Ulver di Kveldssanger, trovandoci qui in atmosfere meno corrucciate e maggiormente serene. Stretti alle mani ed al petto ricordi dolorosi, ora si lasciano correre via, quasi li avessimo voluti tenere vicini a noi per paura di sbagliare ancora. Tale peso, nera figura che invadeva la nostra anima come ombra, diventa più sottile, scomparendo.

Full-length da intense emozioni, “The Hallowing of Heirdom” è il racconto di un menestrello libero dalle catene dei pregiudizi, un’accezione del pagan metal contemplativa, folk per taluni aspetti, ma mai amena o dilettevole nei toni. Brano dopo brano ci lasciamo cullare in un nettare di sentimenti, sensibilità che ci prende per mano e ci allontana da tetri crucci, inquieta astrazione che sublima in un refolo di vento. Ogni nota pizzicata dalla chitarra corre lungo la schiena e riesce a far vibrare l’anima, quasi sentissimo dalle dita tutto l’amore di questi artisti.

Un’ora scarsa per un disco che arriva nel profondo, che attraversa il folk e che prende del pagan metal il saggio istinto. Non ci stancheremmo mai di lasciar correre   “The Hallowing of Heirdom”, poesia ricca di strumenti a corda perfettamente amalgamati. La voce, arricchita da coralità commossa, è perfetto veicolo di una storia di tenacia e di romanticismo. Vi consigliamo allora vivamente di lasciarvi andare in codesto corso di note, scevri da pregiudizi di generi e attitudini, perché al di là di ogni classificazione riuscirà a far vibrare la vostra anima.

 

Stefano “Thiess”Santamaria

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