Recensione: The Haunted

Di _DooM_ - 1 Febbraio 2002 - 0:00
The Haunted
Etichetta:
Genere:
Anno:1998
Nazione:
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85

Ci sono dischi e band che vengono apprezzati solo perche sono marcati “SVEZIA”,
e ce ne sono altrettanti ultimamente apprezzati solo perchè targati “THRASH”.
E se a molti metallers le due paroline magiche thrash e Svezia messe una vicino all’altra fanno brillare gli occhi sempre e comunque (e io mi includo senza timore in
questa schiera di esagitati..ndr), per molti altri tutto ciò potrebbe significare
solo qualcosa di ascoltato e riascoltato gia troppe volte. Ma dato che è
necessario non fare mai di tutta l’erba un fascio, ci si potrebbe accorgere che
in mezzo a questa ondata nordica di martellante metallo elementi positivi ce ne
sono, e parecchi. Giusto 2 o 3 anni fa alcune band fecero la propria apparizione
sulla scena estrema internazionale, proponendo un mix letale di killer riffs,
tecnica e velocità di esecuzione. Scoccava l’ora di gruppi come Soilwork,
Carnal Forge, Dew-scented, The Haunted. E proprio i The Haunted rilasciarono secondo
me il vero manifesto del thrash delle nuove generazioni. Un disco intransigente,
furioso, assassino nell’aggressività che propone.

I The Haunted nascono nel 96 dalle ceneri degli At the Gates. Dopo lo
scioglimento dello storico gruppo che aveva segnato in maniera indelebile le
sorti della scena death svedese, il batterista Adrian Erlandsson e il bassista
Jonas Bjorler si uniscono a Peter Dolving (ex Seance) per gettare le fondamenta
di una nuova band. Dopo l’aggiustamento di line-up ed il solito vai e vieni
di demo e autoproduzioni, nel 98 i nostri raggiungono un contratto addirittura
con la vecchia e gloriosa Earache. Esce così il disco d’esordio, che
porta come titolo lo stesso monicker della band: un disco assoluto, che si imporrà
come faro guida per molte band dell’ondata new-thrash che tutt’oggi invade l’Europa.

Diciamo subito, a scanso di equivoci, che lo stile della band è influenzato
da formazioni storiche come Slayer e gli stessi At the Gates; ma se da una parte,
per chi suona thrash, i confronti con i mostri sacri sono inevitabili, quello
che risalta subito all’orecchio dell’ascoltatore è il feeling pazzesco
che la musica del combo svedese trasmette sin dalle primissime note. I The Haunted
riescono a miscelare alla perfezione situazioni piuttosto disanti:da una parte
le influenze del thrash old school anni 80, dall’altra la tendenza a sonorità
cupe e melodie ultra azzeccate tipica della scuola scandinava. Davvero fantastico
il lavoro di Bjorler alla chitarra: i riff, complessi e sempre particolari,
lasciano di stucco per l’impatto che generano sin dal primissimo ascolto. A
reggere il grande lavoro compiuto alla chitarra, ci pensano proprio i due ragazzi
ex At the Gates: praticamente perfetta la prestazione dietro alle pelli da parte
di Erlandsson , che assicura soprattutto precisione e ottima varietà
di tempi proposti. Dall’altra parte le linee di basso di Bjorler tessono trame
perfette a supporto del riffing incisivo e martellante.
Proprio per l’altissimo livello del songwriting nel suo complesso, è
difficile e restrittivo trovare picchi all’interno dell’album; ma se proprio
vogliamo avere dei titoli, possiamo indicare Hate Song (una delle migliori
sfuriate thrash degli ultimi anni.). Bullet Hole e Blood Rust
come punte massime dell’ascolto.

In conclusione, un disco imperdibile per tutti gli appassionati del thrash
“on your face” suonato alla vecchia maniera, e tutti gli amanti delle
fredde terre scandinave e delle loro sonorità.Insomma, cosa state aspettando??
THRASH ‘TIL DEATH!

Tracklist:

01. Hate Song
02. Chasm
03. In Vein
04. Undead
05. Chokehold
06. Three Times
07. Bullet Hole
08. Now You Know
09. Shattered
10. Soul Fracture
11. Bloodrust
12. Forensick

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