Recensione: The High n’ Mighty

Di Enzo - 17 Ottobre 2005 - 0:00
The High n’ Mighty
Band: Commander
Etichetta:
Genere:
Anno: 1987
Nazione:
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85

Una leggenda persa nel tempo, in un tempo fermatosi in un fantomatico Medioevo, un cielo azzurro, una spada d’acciaio che si staglia in primo piano tra i suoi bagliori di metallo è l’ingresso nel mistico mondo del comandante più glorioso dell’Epic Metal, è l’ingresso nella dimensione mitologica dei Commander. Basterebbe questa mia breve e precisa introduzione per descrivere, senza trascendere in un contesto musicale, questo incredibile disco. Quanti di voi conosceranno questa band di assoluto culto? Ben pochi, perché gli americani Commander non hanno mai riscotrato un minimo di quel successo che un beffardo destino non ha riservato loro. Fautori di un arcano ed incontaminato Epic Metal fiero e sanguigno, la macchina bellico/musicale dell’act americano ripercorreva, attraverso le incredibili vocals del funambolito Jon Natish, incredibili saghe ambientate in un sanguinario Medioevo.
Ma veniamo al dunque. Compito di inaugurare questo platter è affidato a Knights of the Round Table, il suo splendido refrain (enfatizzato nell’incredibile finale) ed il suo crescendo musicale è sapientemente scandito dalla ferrea voce di Jon. Su territori quasi di memorie “Rainbow-iane” si muove la successiva Wizard mentre il classico chorus “made of steel” fa capolino attraverso il tuonante incedere di High n’ Mighty. We Are Ready, battagliera fast song dal marziale incedere “Dio-orieted” è preludio alla clamorosa Terror, cadenzato brano dal piglio fiero e solenne scandito dai taglienti riff dell’ascia infuocata di Dave Macias. Attraverso il potente e diretto andamento di Return of the Goths ed il flavour “alla Heaven and Hell” di Kill the King giungiamo al vero capolavoro del disco, dove i Commander mettono in mostra tutta la loro incredibile sagacia musicale. Parliamo della monumentale Die By The Sword, autentico manifesto di incontaminato Epic Metal che, caratterizzato da un refrain tanto fiero quanto agghiacciante, si snoda in tutti i suoi lunghissimi 9 minuti attraverso monolitiche strutture strumentali che vanno ad intensificarsi all’insegna della più pura eroicità nel fantastico finale millimetricamente ricamato dalle splendide vocals di Natish. Com’è possibile che brani di tale caratura siano ancora oggigiorno sconosciuti?
A chiudere il disco ci pensa l’ottima The Blades Shines On, solenne componimento dalla magniloquente introduzione che pone il sigillo finale su questo autentico manoscritto epico/musicale.

“The High n’ Might” è un perfetto esempio di cosa voglia dire suonare Heavy Metal d’intenzione epica e di questa pura forma di Epic Metal i Commander, sebbene misconosciuti, ne furono autentici ed indiscutibili artefici. Le incredibili quanto meravigliosamente sconclusionate vocals di Jon Natish riescono nel corso di tutte le 9 canzoni dell full lenght a risvegliare e ad immortalare in eterno la possenza della musica dell’unico ed incontrastato comandante dell’Epic Metal, che, alto e possente, giunge dalle sue favolose ere mitologiche per tornare, imperterrito, a dettare le sue ferree leggi musicali.
Vincenzo Ferrara

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