Recensione: The Reckoning Dawn

Di Claudia Gaballo - 10 Agosto 2020 - 0:10
The Reckoning Dawn
Etichetta:Candlelight
Genere: Black 
Anno:2020
Nazione:
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74

The Reckoning Dawn” è per i Winterfylleth un ritorno alla propria essenza metal. “The Hallowing Of Heirdom”, del 2018, era stato infatti una parentesi acustica dai toni folk/pagan che celebrava le bellezze della natura in un’atmosfera quasi esoterica. La band di Manchester, infatti, si è sempre contraddistinta in quel sottobosco metal fatto di storia, folklore e riti misteriosi; basti pensare che solo la parola ‘winterfylleth’ è la traduzione in inglese arcaico del mese di ottobre, momento dell’anno speciale per molti culti pagani.

Anche tornando al black metal la band non rinuncia a questa sua personale interpretazione del genere, che condisce di momenti atmosferici e acustici. Esempio ideale di quanto appena detto è ‘Absolved In Fire’, che inizia con degli archi lenti e malinconici per poi sollevarsi sempre più veloce e coinvolgente; un pezzo di quasi dieci minuti che scivolano via senza accorgersene, con un bel finale di chitarra dai toni puramente rock. Anche ‘Yelding The March Law’ e ‘In Darkness Begotten’ condividono con la precedente ispirazioni ambient, che in qualche modo riscaldano i toni freddi del black ma senza mai snaturarli. In realtà l’andamento del disco si palesa subito con la prima traccia ‘Misdeeds Of Faith’, un pezzo carico di energia che si fa ancora più intenso con l’aggiunta di cori che sembrano provenire direttamente da antiche abbazie medievali. A fare da ponte tra due pezzi corposi come ‘A Gretness Undone’ e la già citata ‘Yielding The March Law’ troviamo ‘Betwixt Two Crowns’, un semplice brano acustico che sembra provenire da “The Hallowing”.

Un altro elemento importante sono i testi, che raccontano avventure e leggende utilizzando un linguaggio forbito e ricco di particolari. Una caratteristica comune a molte band del genere, vero, ma che qui contribuisce in modo particolare a rendere il disco un’opera completa, dove musica e parole lavorano alla creazione di uno scenario ben preciso.

Questo album, in definitiva, descrive bene chi sono i Winterfylleth e che tipo di musica amano suonare; ci propone un black metal di qualità, lontano dall’immaginario stereotipato che spesso questo genere si porta con sé. È vero che negli ultimi anni un certo tipo di contaminazioni folk – in senso molto ampio – sono diventate via via sempre più popolari (si pensi al successo di gruppi come Heilung o Wardruna); ma i Winterfylleth ci offrono un esempio valido che da questi incroci possono nascere degli ibridi molto interessanti.

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