Recensione: The Serpent Rings

Di Eric Nicodemo - 8 Febbraio 2020 - 0:01
The Serpent Rings
Band: Magnum
Etichetta:Spv Steamhammer
Genere: Hard Rock 
Anno:2020
Nazione:
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84

La tenacia di proseguire sul proprio cammino, mantenendo intatta la vena compositiva, è l’imperativo categorico che contraddistingue gruppi come i Magnum. Siamo, infatti, spesso testimoni di cedimenti e songwriting sclerotico, piaghe fisiologiche le quali affliggono periodicamente complessi ben più noti, dividendo i fan nelle classiche diatribe da conflitto bellico.

E bisogna ammettere che svecchiare o evolvere un sound risulta impresa sovrumana per qualsiasi entità musicale. Eppure i nostri albionici amici dimostrano ancora una volta come è possibile intessere atmosfere e cori appaganti, materializzare panorami incantati in cui intrappolare l’immaginario dell’ascoltatore con tutto il suo bagaglio di sensazioni. Per farlo, nel loro ventunesimo capitolo, “The Serpent Rings”, i Magnum scrivono canzoni della portata di “Where Are You Eden?”, da dove il vecchio hard’n’roll britannico si erge regale e altero grazie alla livrea di arrangiamenti dal gusto orchestrale.

Si parla un linguaggio con radici ben piantate nel rock eppure non si disdegna sposare lick forzuti a scorci robotizzati da synts (“You Can’t Run Faster Than Bullet”). L’alleanza tra queste due fazioni raggiunge il massimo coinvolgimento in “Madman or Messiah”, spezzata e coesa tra attimi di struggente malinconia e slanci hard che hanno il potere di scuotere ancora una volta quella parte di noi smaliziata da innumerevoli ascolti. Rieccheggia in tutta la canzone l’estrema forza del suo avvertimento che incita a riconoscere i “falsi profeti”, le cui suadenti promesse sono solo un pretesto per irretire e manipolare le persone per i propri, malvagi scopi.

The Archway of Tears” riesce addirittura a valicare i confini di “Madman or Messiah”, una canzone degna di essere ascoltata negli anni della passata gloria perchè non avrebbe stonato tra “On A Storyteller’s Night” e “Red On The Highway”: si percepisce tutto quel trasporto, quell’energia che non invecchia mai e che i grandi classici della band ci donavano. Ottime vibrazioni, insomma, che sanno di nuovo catturare, merito di aver approfondito quel gusto romantico e decadente, quel rapporto sinergico sempre più profondo tra l’indole sinfonica e la riscoperta di sonorità rocciose come lo stesso Clarkin ha spesso palesato nell’ultimo periodo.

Not Forgiven” ritorna a percorrere strade lastricate da un rock caldo e passionale, senza rinunciare al lirismo drammatico che il coro incarna con la grazia del Cigno Selvaggio di “Wings Of Heaven”. E’ un refrain consumato dal desiderio di perdono, che si affievolisce nel mezzo della canzone per, poi, erompere di nuovo quando la chitarra smuove l’apparente calma.

Vivere la propria vita

Molto tempo è trascorso da quando le grandi label imponevano alla band di sfondare le classifiche: si prende, dunque, il largo dalle inflessioni pop di una “Lonely Night” per osare composizioni ad ampio respiro che prendono il nome di “The Serpent Rings”, corazzata là dove vuole scrollarci di dosso la polvere e al contempo coperta da una bruma introspettiva. La title track si snoda come lunghe spire di un enorme serpente, scivolando sulle note aggraziate dei tasti e guizzando pericolosamente al comando del guitar play. Quasi sette minuti di impasti vocali e momenti sospesi tra atmosfere fluttuanti e allegorie chitarristiche vergate dalla mano dei nostri narratori.

Non si può negare che vengano prima le impressioni dettate dal suono ma è possibile affermare che il connubio tra musica di spessore e tematiche profonde riesca a porre una canzone su un altro piano rispetto a delle semplici (nondimeno salutari) scorrazzate rockeggianti o a escursioni solistiche pindariche. I nostri amici, comunque, rifiutano di farci entrare in un stato troppo dilatato e dispersivo, naturale vocazione di ben altra musica dalle aspirazioni cervellotiche.

House of Kings” è programmatico a riguardo, nell’approccio diretto di una marcia fiera che sa concedersi l’accompagnamento di fiati e accenni di piano. Il riverbero di tromba finale è, poi, una piacevole sorpresa, quasi una stilla di rock blues ceduta ai nostri cavalieri.

Eppure l’elemento magico resta ancora forte e vivo quando vi imbatterete in “The Great Unknown”, perchè sentire quella coltre di tasti è un po’ come rivedere l’immagine fatata dell’unicorno bianco cavalcare immateriale nel giardino dei sogni. E da questa favola sofferta è elettrizzante tornare nel piano fisico di “Man”, parola tanto semplice quanto complessa ma adattissima ad una canzone capace di parlare epico e lacerato in una sola lingua. In questo senso, la voce consumata e calda di Catley è un perfetto medium, per l’innata capacità di far percepire sulla nostra pelle tutta la disillusione e l’amarezza per l’ipocrisia e la cupidigia dell’animo umano.

D’altronde, quest’ultima è l’analisi di un complesso che ha raggiunto una visione ormai lucida e matura. Con tale pesante fardello, legato alla nostra esile esistenza, ci smarriamo nella solitaria armonia di “The Last One on Earth”, dove si apre una volta quasi stellata quando il coro canta la sua parabola in un abbraccio così intimo e triste con gli strumenti, per farci comprendere quale meraviglioso e irripetibile tesoro sia la natura e il nostro pianeta. Il refrain lascia un marchio indelebile e promuove “The Last One on Earth” ad uno dei migliori brani di questo platter.

Scuote per intensità anche la pianistica “Crimson on The White Sand”, nell’immortalare la sofferenza racchiusa nella mente segnata dalla violenza della guerra, in bilico tra la gloria della vittoria e la disperazione raccolta nei versi del ritornello o impressa nei lamenti così suggestivi e poetici dell’assolo.

Una luce nella notte brucia vivida… ancora

“The Serpent Rings” racchiude lo spirito indomito di una band che non si è mai arresa alla logica delle mode, raccontando se stessa, il mondo e le emozioni proprie e dei propri fan, senza eccessi da stardom.

E questa vicinanza di intenti trafigge ancora mente e cuore come una freccia appena scoccata…

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