Recensione: The Seven

Di Manuele Marconi - 16 Marzo 2022 - 18:44
The Seven
Band: Agathodaimon
Etichetta: Napalm Records
Genere: Black 
Anno: 2022
Nazione:
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80

Dopo nove anni di assenza tornano a calcare la scena musicale black metal gli Agathodaimon, con il loro settimo album in studio (appunto) “The Seven” in uscita il 18 marzo, 2022 via Napalm Records.

Il complesso tedesco si è formato nel 1995, ed ha debuttato con “Blacken the Angel” nel 1998, cominciando sin da subito a costruirsi un profilo di primo livello. Tuttavia il progetto ha subito una battuta di arresto nel 2014, a causa di circostanze private. La band si presenta con uno stile associabile a band come Cradle of Filth e Carach Angren, mantenendo comunque la propria identità. Sul piano delle tematiche, come suggerito dal titolo dell’album, il full-length è incentrato sul numero sette ed il simbolismo per eccellenza dietro di esso: i sette peccati capitali – accidia, avidità, lussuria, gola, orgoglio, ira, invidia -, oltre all’inesauribile scontro fra la natura umana ed i dogmi religiosi ad essa legati.

L’album risulta fin da subito musicalmente molto vario: si ha in generale un ottimo bilanciamento fra melodia e pesantezza sonora, un’aggressività che risulta tagliente ma non stucchevole, subito presentata con l’opener “La Haine”, ma portata ad alti livelli da “Wolf Within”, con un assolo tipicamente thrash che arricchisce di molto la formula di base. Le contaminazioni thrash si fanno presenti anche in altri lidi del disco, ma non sono le uniche presenti. Si possono infatti ravvisare in maniera evidente influenze heavy e power (forse sottolineate anche dalla produzione affidata a Kristian “Kohle” Bonifer, che ha lavorato con Aborted, Powerwolf, Hämatom tra gli altri) in “Estrangement”, come anche passaggi che ricordano cupe sonorità doom in “Kyrie / Gloria“. “The Seven” si mantiene costantemente su livelli alti, scendendo leggermente di qualità forse verso la fine, ma rimanendo nel complesso molto solido. La varietà la fa da padrona, e tutte le varie influenze si incontrano in maniera omogenea, regalando un ascolto divertente e ricco di spunti.

Violini, cori, assoli, voce graffiante e blast beat vengono messi in un calderone che sarebbe potuto diventare facilmente scadente. Abbiamo invece un ottimo esercizio di stile di un gruppo evidentemente navigato, di difficile collocazione in maniera particolarmente netta, ma sicuramente collocabile nell’alveo del black metal di pregevole fattura.

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