Recensione: The Sinister Supremacy

Di Chiara Rizzatti - 18 Luglio 2013 - 12:41
The Sinister Supremacy
Band: Darkane
Etichetta:
Genere:
Anno: 2013
Nazione:
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75

A ben cinque anni da “Demonic Art” la band svedese Darkane torna a calcare le scene del death metal con “The Sinister Supremacy”, distribuito dalla Massacre Records. Attesissimo dai fan, “The Sinister Supremacy” segna il ritorno di Lawrence Mackrory alla voce per la prima volta dopo il disco d’esordio “Rusted Angel”, considerato il punto più alto dell’espressione artistica dei Darkane insieme a “Layers Of Lies”. “Demonic Art” nel 2008 segna una forte cesura nella carriera della band, mettendo in pratica un deciso allontanamento dalla complessità dei primi dischi in favore di un sound meno originale.

Il rientro di Lawrence, quindi, è tanto più significativo quanto non solo sancisce il ripristino della formazione originale, quanto perché sembra essere sinonimo di un ritorno agli antichi fasti di “Rusted Angel”, rendendo altissime le aspettative per il nuovo album. L’attesa termina a giugno 2013, quando finalmente i fan più accaniti dei Darkane possono mettere le mani su “The Sinister Supremacy”, composto da dodici tracce (quattordici nella limited edition), che ruotano mediamente tutte intorno ai cinque minuti. Sulla carta un lavoro considerevole: sembrano esserci tutte le premesse per un disco di tutto rispetto. Non resta che ascoltare.

Non sono necessari molti ascolti per lasciarsi travolgere dall’energia di “The Sinister Supremacy”, che si apre con una forza a dir poco impetuosa immediatamente dopo un breve intro di musica classica, tratto distintivo dei Darkane, che rende ancora più incisivo l’attacco dei brani seguenti. La presenza di Mackrory è decisiva nel riportare i Darkane alle sonorità articolate da cui la band aveva preso la distanza con Jens Broman, con cui risulta inevitabile il confronto: alla performance monocorde di Broman, risponde la prova eclettica di Mackrory. Che questa sia stata una scelta vincente, lo si può constatare a partire dalla poderosa title-track, che fa precipitare l’ascoltatore in un ritmo dall’impatto violento e irresistibile. Si tratta di un death metal con marcate venature thrash, a cui, come nella miglior tradizione Darkane, si coniugano anche spunti melodici che tuttavia non risultano quasi mai eccessivamente invadenti. Mackrory è indispensabile per assecondare questa duplicità, ed è proprio su di lui che si catalizza gran parte dell'attenzione: la sua versatilità è evidente nell'approcciarsi con disinvoltura alle parti di growl, che risultano ancora più graffianti accostate a clean vocals perfettamente eseguite dal punto di vista tecnico, ma anche di grande pathos, dando origine a momenti profondamente coinvolgenti. Anche gli altri componenti della band danno prova di ottime capacità individuali. Le chitarre ipnotiche di Ideberg e Malmström sono uno dei punti di forza dell’album, e regalano prestazioni di notevole qualità pervase di riff concentrati e ossessivi. Particolarmente degni di nota sono lo splendido solo centrale della feroce “Mechanically Divine”, e l’accompagnamento di chitarre e batteria di “Hate Repentance State”, struggente e brevissima traccia strumentale con un incipit affidato alle note di un pianoforte, dimostrando ancora una volta di eseguire con facilità anche i sound più melodici.

Tuttavia è sul versante opposto che i Darkane danno il meglio di sé. Si parla di brani come “Ostracized”, in cui non c’è più spazio per una musicalità nemmeno accennata: tutto si risolve nella micidiale batteria, creatrice di ritmi sempre più incalzanti e d’immediata efficacia che si ritrovano anche nella carica esplosiva di “Insurrection Is Imminent”, una delle canzoni più riuscite di “The Sinister Supremacy”. Il momento più alto dell'album, comunque, è probabilmente riservato alle atmosfere claustrofobiche di “Collapse Of Illusion”, che si apre con un giro di chitarra dagli accenti angosciosi per poi esplodere in una vorticosa e inesorabile climax.

Insomma i Darkane sono tornati, e l’hanno fatto con stile. La struttura di “The Sinister Supremacy” mette in luce una grande attenzione per tutti i dettagli che la compongono, dalla qualità dei suoni alla versatilità artistica, dalla composizione dei testi alla scelta delle tematiche. È difficile correre il rischio di annoiarsi di fronte alla proposta della band svedese, nonostante ci siano momenti in cui si perde quell’'intensità dirompente che promana nelle canzoni più riuscite. A parte questo non si può che rimanere soddisfatti per la ritrovata creatività dei Darkane, che mirano a realizzare un album intenso e d’impatto più che tendere all'originalità, pur ponendo tutti i presupposti per un futuro sviluppo.

Chiara Rizzatti

 

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