Recensione: Thought – Tormented Minds

Di Stefano Pentassuglia - 21 Settembre 2005 - 0:00
Thought – Tormented Minds
Band: Greyswan
Etichetta:
Genere:
Anno: 2004
Nazione:
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80

Un viaggio attraverso pensieri tormentati. Atmosfera catartica, aria celeste che circonda tutto ad ogni riff di chitarra. Cielo plumbeo e pronto alla tempesta. Processioni di farfalle che scorrono su lande desolate, melanconiche, ancestrali. Proprio come la musica dei Greyswan, nostalgia allo stato puro. 

Finalmente anche l’Italia ha la sua risposta ai Katatonia, con un quintetto stretto sotto l’ala protettrice dell’etichetta olandese Ebony Tears dedito ad un gothic metal che pesca a piene mani dalle sonorità della cupa band di Stoccolma. Greyswan: il nome dice tutto. Guarda caso, la scelta del grigio non è casuale, come loro stessi specificano nel sito ufficiale. 

L’ispirazione è chiara, evidente: i punti di riferimento qui sono senza dubbio “Tonight’s Decision”, l’album della band di Renske che abbandonò la via del dolore tracciata dal pozzo senza fondo “Discouraged Ones” per intraprenderne una nuova, divisa tra dolce malinconia e nera inquietudine. Senza contare poi sprazzi che ricordano da vicino “Brave Murder Day”, l’album consacrazione per la band svedese, ancora intriso di tristezza e disperazione. 

Se gli influssi katatonici sono evidenti nei Greyswan, altrettanto evidente è però la loro personalità. Talento cari miei, ecco cos’ha questo quintetto. Lo si intuisce già dai primi riff di “Question”, che il gruppo qui ha deciso di rapirti l’anima e non farla tornare più indietro. Parabole umorali si alternano, fanno scorrere le note elettriche di Gianluca e Paolo come farfalle che si muovono virtuose nella foresta, ora ti sollevano, ora ti buttano a terra senza darti respiro. 

Gothic metal italiano, signori, costruito sulla tristezza, grigio come il cielo novembrino in un giorno di pioggia, e le note dei Greyswan come gocce che cadono e accarezzano le orecchie e l’anima di chi ha la fortuna di imbattersi in loro. E su tutto la voce di Oscar si alza evocando ricordi perduti: se le chitarre sono intrise del sapore katatonico, la sua voce non ha nulla a che vedere con quella bassa e umorale di Renske. Oscar prende le canzoni e le interpreta con una forza solenne, le vive sulla sua pelle. E ancora il suond ottantiano marca alcune composizioni, come in “We’ll Never Be”, sapientemente elaborato a loro modo, in un climax dove la malinconia sprofonda e si fa struggente. 

Non mancano, in ogni caso, le ingenuità, nella voce come nelle composizioni. Ciò non significa però che sia un lato negativo: ingenuità, qui dentro, equivale anche a spontaneità e sincerità. La spontaneità con cui i Greyswan compongono e suonano, la sincerità con cui Oscar sente le canzoni e le anima con la sua voce. Quella sincerità che solo in un gruppo al (meritato) debutto si può trovare. 

Una delle migliori realtà nostrane in ambito gothic metal, sulla scia di Novembre e Klimt 1918. Pensateci, se amate il genere.

Tracklist

1. Thought-Tormented Minds
2. Questions
3. Sleepless Night
4. Lost Smiles
5. This Gloomy Sickness
6. We’ll Never Be
7. Witness Of A Better Time8. Afraid To Go On, Afraid To Come Back

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