Recensione: Timaeus

Di Alessandro Marrone - 3 Maggio 2020 - 0:04
Timaeus
Band: Khôra
Genere: Black 
Anno:2020
Nazione:
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82

Ecco un altro di quei dischi che ti fanno ringraziare di aver prestato le tue attenzioni a un settore underground estremamente prolifico e mai scontato. I Khôra sono il progetto del main man semplicemente conosciuto come Oleg, musicista ucraino che ha potuto dare forma alle sue idee grazie all’etichetta Soulseller Records, artefice della pubblicazione del debutto in questione intitolato Timaeus. A partire dal favoloso artwork opera dell’artista Sergey Shenderovsky, si mettono subito in chiaro caratteristiche e peculiarità che esulano dai paletti del black metal più intransigente. Infatti non si alternano soltanto parti vocali pulite (in stile ICS Vortex), ma un numero non quantificabile di influenze che rendono la paletta compositiva tanto abile di assumere tinte avantgarde, quanto capace di non far distogliere l’attenzione neppure per un minuto di ascolto, grazie soprattutto alla moltitudine di idee che infarciscono il disco e che non mettono in mostra nessun attimo apparentemente debole rispetto agli altri.

Quello dei Khôra è un prodotto di elevata caratura, un black metal a tratti melodico, in altri momenti quasi sinfonico, in altri abile nel nutrirsi di una organizzata follia compositiva che trascende lo spazio e il tempo e costantemente sorretta da un’ispirazione inesauribile e che concede un lavoro omogeneo e tuttavia sorprendente un brano dopo l’altro. Timaeus è un disco da ascoltare, dal cui trarre godimento a piene mani, addentrandosi nelle texture che rendono il sound di Oleg unico e in grado di restare nella scatola cranica per ore, giorni, mesi. Se dovessi azzardare a scegliere una decina tra i dischi che più ho apprezzato in questo primo quadrimestre 2020 – perlomeno di questo genere e delle sfumature più affini – il debutto dei Khôra è senza dubbio tra i primi cinque e non soltanto per la vena compositiva che caratterizza un lavoro eccellente, ma per la scioltezza e maturità espressiva che raramente capita di sentire anche in band più navigate, figuriamoci all’esordio. Una violenza diversa rispetto al solito, più ragionata verrebbe da dire, ma in realtà è che questo Timaeus risveglia sensazioni ormai lasciate a intorpidire e lo fa toccando quei tasti che spesso vengono trascurati, big inclusi. L’utilizzo della propria voce, l’abilità di piazzare soluzioni sorprendenti a ogni angolo e quel tappeto atmosferico che abbraccia la sua interezza sono soltanto alcuni degli aspetti che accolgono i Khôra tra i nomi che non dovete assolutamente lasciarvi scappare.

 

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